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Blitz nei 'palazzoni della droga' di Cinisello Balsamo: irruzione nel fortino inespugnabile, tra gli arrestati Pino Russi

In manette, in un'operazione condotta dalla squadra mobile di Milano, sono finite 9 persone - 8 uomini e una donna - tutte ritenute responsabili dello spaccio di cocaina in quel 'fortino' che erano diventate le case popolari tra via Cilea e via Alberto da Giussano

 

C'è anche il nome del sanseverese Giuseppe Russi, detto 'Pino', classe 1953, tra i 15 soggetti arrestati all'alba di ieri, nell'ambito del blitz di polizia nei 'palazzoni della droga' di Cinisello Balsamo, a Milano.

Un vero e proprio 'fortino', quasi inespugnabile, con tanto di vedette sempre all'erta. Come riporta MilanoToday, alle 5.30 del 16 marzo, quando sono arrivati i primi poliziotti, le vedette erano già lì.

Qualcuno fingeva di passeggiare, qualcuno faceva finta di aspettare l'autobus e qualcun altro ancora semplicemente di essere fermo all'angolo della strada. Questa volta, però, neanche le "sentinelle" hanno potuto niente per difendere quello gli stessi investigatori hanno definito come "una sorta di enclave che i gruppi criminali ritenevano di considerare zona franca.

Perché questa volta, con un maxi blitz scattato all'alba, quell'enclave è stata cinturata in tutto e per tutto: dall'alto con un elicottero e dal basso con poliziotti a ogni centimetro di asfalto e uomini del Reparto mobile per prevenire ogni possibile idea di reazione. Una reazione che non c'è stata perché la sconfitta è stata subito evidente per i "padroni" dei "palazzoni" di Sant'Eusebio, il quartiere di Cinisello Balsamo che da anni fa i conti con il degrado, la criminalità, la violenza e la droga. 

In manette, in un'operazione condotta dalla squadra mobile di Milano, coordinata dal dirigente Marco Calì, sono finite 9 persone - 8 uomini e una donna - tutte ritenute responsabili dello spaccio di cocaina in quel "fortino" che erano diventate le case popolari tra via Cilea e via Alberto da Giussano.

Nelle carte dell'inchiesta ci sono sono 7 italiani e 2 albanesi, fermati proprio in Albania, che sono considerati dagli investigatori i fornitori di coca, che veniva fatta arrivare dal Sudamerica, "lavorata" in Olanda e poi trasportata in Lombardia in auto con il doppio fondo. 

Con un'indagine lunga e attenta, coordinata dai pm Alessandra Dolci e Adriano Scudieri della direzione distrettuale antimafia, i poliziotti hanno ricostruito gli ultimi anni di lavoro del gruppo, una vera e propria associazione a delinquere con una struttura ben precisa, tra ruoli assegnati, compensi già decisi e capi da rispettare. 

Fino al 2016, quando era finito in cella, il numero uno del fortino era Luca Guerra: oggi 23 anni, ma già con un'esperienza da grande, tanto da aver comunque continuato a dire la sua anche dalla cella. Dopo di lui era toccato alla famiglia Russi - la stessa della compagna di Guerra - e ai Sanfilippo, almeno fino a quando Giuseppe, 36 anni, era stato arrestato per aver quasi ammazzato un fornitore di droga con cui aveva discusso per un carico di due chili di cocaina. A quel punto era subentrata la famiglia di Armando Veceloque Preseloque - un 39enne detto il "Muto" - e quindi era stata la volta di Bruno Berlingieri, un 49enne con buone conoscenze in Calabria, dove è nato. 

Gli avvicendamenti - e le lotte per il comando dei "palazzoni", con tanto di blitz sanguinari e tentati omicidi - testimoniano come quella piazza di spaccio fosse una vera e propria miniera d'oro. In quello che era una sorta di supermarket attivo h24 - con corrieri, assaggiatori, pusher e vedette sempre al lavoro - il giro di affari era di 350mila euro a settimana, con un guadagno netto di circa 10mila euro al giorno, secondo le stime degli uomini dell'antidroga, comandati dal dirigente Domenico Balsamo. Per quello i "palazzoni" per le famiglie criminali dovevano essere un fortino da difendere. Ma all'alba di martedì il loro castello è caduto.

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