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Giovedì, 25 Aprile 2024
Cronaca

De Santis e le regalie al posto degli affidamenti per far parte della ‘parrocchia’: “Dire no voleva dire non lavorare”

Un capitolo dell’ordinanza a firma del Gip Roberta Di Maria, riguarda gli affidamenti diretti alla ditta di Matteo D’Augelli, aumentati nel periodo tra gennaio 2019 e dicembre 2020. L’ing. Massimo De Santis, responsabile unico del procedimento, dal titolare della ditta aveva ottenuto l’esecuzione a titolo gratuito di numerosi lavori eseguiti presso le sue abitazioni di Foggia, Troia e Pineto

Massimo De Santis, l'ingegnere e dirigente dell’area Gestione Tecnica del Policlinico Riuniti di Foggia, fresco di arresto operato questa mattina dalla Guardia di Finanza e di sospensione dall'incarico da parte della direzione generale dell'ospedale, risponde anche del reato di corruzione.

Difatti, un capitolo dell’ordinanza a firma del Gip Roberta Di Maria, riguarda una lunga serie di affidamenti diretti alla società di Matteo D’Augelli. Gli inquirenti hanno scoperto che l'ing. Massimo De Santis, responsabile unico del procedimento, aveva ottenuto l’esecuzione a titolo gratuito di numerosi lavori presso le abitazioni di famiglia di Foggia, Troia e Pineto, dalla ditta alla quale, tra gennaio 2019 e dicembre 2020, aveva affidato parecchi lavori.

De Santis e D'Augelli si sarebbero conosciuti nel bar dell’ospedale proprio il giorno in cui la ditta - “per gli errori commessi in fase di presentazione della domanda” - era stata esclusa dalla gara bandita dagli ospedali Riuniti per la manutenzione degli impianti elettrici. Commentando l’accaduto, l’ingegnere avrebbe testualmente riferito a D’Augelli: “Non ti preoccupare, ti ho escluso perché dovevo farlo ma tanto tu fai sempre parte della parrocchia”.

I due, una volta “consolidato il rapporto”, si sarebbero adoperati anche diversamente, con Massimo De Santis che avebbe subordinato l’affidamento di lavori ad altre ditte, a condizione che queste collaborassero con al Fi.Da.Ti. Srls. A D’Augelli, probabilmente nella prospettiva di un subappalto, il compito di fornire al dirigente indicazioni sulle ditte cui affidare i lavori.

I primi interventi di D'Augelli eseguiti presso un appartamento di Troia, hanno riguardato l’installazione di alcune lampade per un totale di circa 2.300 euro, tra materiale e manodopera.

Rispetto alla richiesta di pagamento, il dirigente avrebbe tergiversato, verosimilmente lasciando intendere che D’Augelli, per ottenere gli affidamenti, avrebbe dovuto elargire regalie. Di 160 euro, montaggio di quattro lampade da quadro, il successivo intervento rispetto al quale il titolare della ditta non avrebbe avanzato alcuna richiesta.

Agli inquirenti D’Augelli avrebbe riferito anche di aver comprato e consegnato un box tv di circa 30 euro e di essersi recato presso l’abitazione di De Santis per configurarglielo. Ha raccontato anche di un’altra richiesta avanzata dal dirigente nel luglio 2019 relativa alla sostituzione dei bastoni di una tenda e allo smontaggio di una porta a soffietto della sua casa di Pineto. Al termine dei lavori De Santis non gli avrebbe corrisposto alcunché, non sapendo però se il dirigente avesse o meno estinto il debito con l’altra maestranza, il falegname.

D’Augelli avrebbe riferito anche di aver acquistato due ‘bracci metallici’ da montare sul cancello automatico della casa della compagna del dirigente in Sardegna. A riguardo – si legge nelle carte dell’inchiesta – forniva la fattura di acquisto per un importo di 350 euro, cifra mai corrisposta.

E ancora, De Santis, il 24 luglio 2019, inviava foto del libretto di manutenzione di un sistema automatico per cancelli a battente, chiedendo di procurargli due bracci. D’Augelli, alla richiesta del cifra da corrispondere, inviava una emoticon con la bocca cucita. Anche a fine settembre comprava e montava un orologio da parete per l’abitazione del Rup del valore di 90 euro.

Tra le “regalie”, vi sarebbero inoltre due telecomandi del valore di 35 euro ciascuno e un antifurto per il figlio della compagna di De Santis. E ancora, D’Augelli avrebbe provveduto al pagamento della quota di iscrizione all’albo degli Ingegneri del 2019 e all’installazione di due impianti d’antifurto nell’abitazione di Troia e Foggia per complessivi 5mila euro.

In sostanza, tutti i lavori non sarebbero mai stati pagati, mentre il fine ultimo delle regalie sarebbe stato quello di continuare a lavorare e, quindi, ingraziarsi Massimo De Santis per ottenere altri affidamenti diretti alla sua società.

Funzionava così anche con altre aziende, più o meno sempre le stesse, d'altronde già consapevoli che per ottenere affidamenti diretti e/o agevolazioni nelle procedure di gara, dovevano ricambiare con favori a titolo personale. “Dire no all’ingegnere significa non lavorare anche se con me non ha funzionato del tutto perché in alcuni casi mi sono dileguato, in altri casi ho fatto orecchie da mercante ed in altri casi ho ceduto” l'ammissione.

Tuttavia, nell'ottobre 2020 - proprio all’indomani dell’aggiudicazione da parte di un’altra società (che avrebbe assunto il figlio del dirigente) della gara bandita dai Riuniti per la manutenzione degli impianti elettrici, sorgono i primi attriti tra D'Augelli e De Santis. Da qui in avanti vi sarà un ridimensionamento degli affidamenti alla ditta di D’Augelli.

“Massimo De Santis, precedentemente al deterioramento dei rapporti, aveva l’abitudine, prima di allontanarsi dall’ufficio con i rappresentanti delle ditte aggiudicatarie o comunque interessate alle gare perché uscenti o partecipanti di chiedermi di tenere il suo cellulare e quello del soggetto con cui si accompagnava, ciò evidentemente perché temeva di essere intercettato” le dichiarazioni rese dalla segretaria di De Santis nel gennaio dello scorso anno. E che avesse fatto installare due telecamere nel suo ufficio.

Nelle carte del Gip si legge che in quella circostanza Matteo D’Augelli aveva partecipato alla gara “d’intesa” con il De Santis, tanto che ad agosto 2020 si era recato a Troia mostrandogli l’offerta economica con il ribasso che avrebbe presentato.

All’attenzione degli inquirenti è finito un messaggio whatsapp in cui l’imprenditore, o chi per lui, si sarebbe lamentato con De Santis dell’accaduto: “Dopo tutti i piaceri che aveva fatto per lui era questo il ringraziamento”.

Massimo De Santis avrebbe così manifestato il suo disappunto evidenziando che non si sarebbe dovuto permettere di mandare gli audio, con molta probabilità per paura di essere scoperto dalla Guardia di Finanza. Motivo, questo, per il quale aveva provveduto, in autonomia, ad inoltrare un bonifico di 3mila euro alla Fi.da.ti. Srl per i lavori svolti, a seguito del quale la società aveva emesso regolare fattura.

Il modus operandi di De Santis era stato confermato nel corso dell’interrogatorio reso da un falegname il 22 febbraio 2022. In quella occasione riferirà che il responsabile affidava lavori o con affidamenti diretti o in esecuzione del contratto di appalto e disponeva il pagamento degli stessi solo dopo aver ricevuto vantaggi personali consistiti in lavori per sé e per la sua compagna e di aver soddisfatto sempre le richieste sue e della compagna “sapendo che era l’unica maniera per lavorare: le sue richieste erano così pressanti ed il suo modo di relazionarsi con me era così autoritario da annientare le mie scelte”.

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