La bomba per eliminare un "concorrente scomodo": "Mi ruba i clienti, Leonardo deve chiudere"

Per l'accaduto è stato arrestato Mario Mucciarone, 49enne gestore del bar 'Polo Nord', che avrebbe ordinato di piazzare l'ordigno al 28enne Mohamed Halloufi

Mario Mucciarone

Non si tratta di racket, non si tratta di “pizzo”. La bomba piazzata la mattina del 3 maggio scorso, ai piedi del bar-ristorante “Leonardo in centro”, è legata a questioni di “fette di mercato” e di concorrenza. Ne sono convinti i carabinieri della compagnia di Foggia: qualcuno voleva indurre “Leonardo in centro” a chiudere i battenti perché gli aveva sottratto la clientela. Insomma, una vera e propria guerra (con tanto di bomba) per la clientela, una guerra di mercato.

Questa la motivazione dietro il grave attentato dinamitardo che scosse la città alle 6.20 di una domenica mattina, provocando seri danni all’ingresso del ristorante (già colpito da altro attentato dinamitardo il 18 novembre scorso, quando il locale non aveva ancora aperto i battenti), mentre l’onda d’urto ha mandato in frantumi la vetrata di una vicina edicola e lesionato le porte-finestre delle abitazioni ai piani superiori e quelle dell’Accademia di Belle Arti.

Per il fatto, i carabinieri hanno eseguito un fermo di iniziato di delitto nei confronti di Mario Mucciarone, 49enne foggiano, gestore del bar “Polo Nord”, situato in corso Garibaldi a Foggia, proprio dinanzi al ristorante colpito, un locale nuovo e curato, divenuto in breve tempo luogo à la page in città. Mucciarone è indiziato dei reati di danneggiamento aggravato, porto e detenzione illegale di materiale esplodente e minaccia. Sarebbe lui il presunto mandante, la “mente” dell’attentato. Ancora, sarebbe stato lui a contattare il 28enne Mohamed Halloufi, venditore ambulante di nazionalità marocchina, avventore abituale del bar, arrestato la scorsa settimana come esecutore materiale dell’accaduto. In altre parole, il “braccio”.

IL VIDEO DELLA BOMBA PIAZZATA AL RISTORANTE

Secondo quanto dichiarato dal 28enne, Mucciarone lo aveva prelevato a casa sua - in compagnia di un altro uomo, ancora in corso di identificazione - e dietro minacce di morte lo aveva costretto a piazzare la bomba in corso Garibaldi, per “sbarazzarsi di un concorrente scomodo”. Dopo giorni di pressioni e una notte di continue minacce all’alba del 3 maggio gli sono stati consegnati l’ordigno ed i guanti in lattice da utilizzare, insieme ad una serie di indicazioni tecniche su come e dove piazzare l’ordigno - rudimentale, ma altamente offensivo - per rendere la deflagrazione più “efficace” allo scopo. Nelle settimane che seguirono l’attentato, nessun segno di pentimento è stato mostrato dall’uomo, nonostante tutte la manifestazioni di solidarietà organizzate in città per sostenere lo chef-imprenditore foggiano.

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“Al contrario - specificano i carabinieri in conferenza stampa - dopo la bomba, era in programma anche l’incendio dell’auto del proprietario del ristorante”. Nessuna parola dal 49enne al momento dell’arresto. L’unico slancio dell’uomo dimostrato in questi giorni, è stato quello di offrire - a seguito dell’arresto del 28enne - il sostegno economico per la famiglia e la copertura delle spese legali. “Questo episodio - ha chiosato il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Antonio Basilicata - ci dimostra che non tutto in questa città avviene per il racket, il pizzo, le estorsioni. Ci possono essere, e lo abbiamo dimostrato, mille motivazioni dietro questo tipo di attentati. Le facili generalizzazioni non portano nulla di buono”. 

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