Arrestato imprenditore: in manette il 're' della compravendita d'auto. Bancarotta fraudolenta, sequestrati beni milioniari

Eseguita dalle fiamme gialle una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell'imprenditore di Cerignola, classe 1959. I reati sono contestati in concorso con altre 4 persone, denunciate a piede libero

Sequestro milionario di beni a carico di un imprenditore residente in provincia di Foggia, classe 1959, arrestato dai finanzieri per i reati di bancarotta fraudolenta e plurimi reati fiscali. Tutti reati contestati in concorso con altre 4 persone, denunciate a piede libero.

E’ quanto scoperto dagli uomini della guardia di finanza di Bologna che, in collaborazione con il comando provinciale di Foggia, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell’uomo. Nei suoi confronti è stato anche disposto il sequestro preventivo di 15 autovetture e somme di denaro fino all’ammontare di circa 2 milioni di euro (per la precisione 1.956.721 euro), quale provento del reato di bancarotta, ed il sequestro preventivo per equivalente di beni immobili, mobili e disponibilità finanziarie fino all’ammontare di 1 milione di euro, pari al valore delle somme sottratte al pagamento delle imposte.

Le indagini eseguite dal nucleo di polizia economico finanziaria di Bologna hanno consentito di far luce sulle vicende relative al fallimento di una società operante nel settore della compravendita di autovetture ed altri beni, affermata nella zona di Cerignola e la cui sede è stata successivamente trasferita a Bologna. Gli approfondimenti condotti hanno permesso di delineare numerose condotte illecite poste in essere dal principale indagato che, nell’arco di circa cinque anni, si è reso responsabile non solo di reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e per operazioni dolose ma anche dei reati di natura tributaria di dichiarazione infedele, omessa presentazione di dichiarazioni fiscali e distruzione di documentazione contabile.

In particolare, le indagini hanno permesso di evidenziare l’esistenza di un vero e proprio progetto consistente, in una prima fase, nel far ‘sparire’ la società, spostandone la sede a Bologna, presso un indirizzo ove risultava sconosciuta e quindi irreperibile, e intestando le quote e le cariche a soggetti prestanome nullatenenti; successivamente, l’attività commerciale proseguiva in completa evasione di imposte (senza assolvere agli obblighi di registrazione, dichiarazione e versamento delle imposte) e ponendo in essere truffe a danno di ignari fornitori. Questi ultimi, dopo il versamento di alcuni acconti, ricevevano in pagamento assegni postdatati privi di copertura e/o resi irregolari alla data dell’incasso in quanto, nel frattempo, era cambiato l’amministratore formale e quindi la persona autorizzata alla firma della traenza alla data apparente dell’assegno.

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L’irreperibilità della società e degli amministratori ha reso vano qualsiasi tentativo da parte dei creditori di poter far valere le proprie spettanze. Tali comportamenti hanno fatto sorgere, di conseguenza, in capo all’impresa ingenti debiti a cui la stessa non è riuscita a far fronte dal momento che i proventi derivanti dalla vendita dei beni aziendali (compresi quelli acquisiti in frode) venivano distratti dall’indagato dalle casse della società causandone inevitabilmente il fallimento. Contestualmente alla misura cautelare e ai sequestri sono state eseguite numerose perquisizioni locali in provincia di Foggia, Venezia, Verona, Treviso, Rovigo e Cosenza. In particolare, nel corso delle attività è stato, altresì, rintracciato a Treviso e tratto in arresto un soggetto indagato nell’ambito dell’operazione, sul quale pendeva un ordine di carcerazione per reati connessi al traffico di stupefacenti.

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