Fatture false, società fantasma e fondi di denaro 'occulti' per evadere il fisco: scatta il blitz, tre arresti (nei guai anche un foggiano)

Tre imprenditori agli arresti domiciliari, trentatove indagati, conti correnti e novanta immobili di lusso sequestrati, per un valore di oltre 10 milioni di euro: scoperta una maxi truffa con al centro un consorzio di imprese di Parma

Immagine di repertorio

C'è anche un imprenditore foggiano tra i tre professionisti finiti agli arresti domiciliari all'esito della maxi inchiesta, condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Parma, denominata 'Efesto'. I tre risponderanno dei reati di associazione per delinquere, finalizzata alla frode fiscale ed alle false fatturazioni. Un'operazione massiccia, che - insieme ai tre imprenditori arrestati - vede trentatove indagati, conti correnti e novanta immobili di lusso sequestrati, per un valore di oltre 10 milioni di euro.

Come riporta ParmaToday.it, le misure cautelari eseguite dai finanzieri hanno riguardato tre imprenditori che operano a Parma da anni - Giuliano Fanticini di 53 anni di Reggio Emilia, Francesco Dei di 46 anni, originario di Foggia, e Gabriele Giuffredi di 47 anni, di Fidanza - sono ritenuti dagli inquirenti gli amministratori di fatto del Consorzio MTI, attivo nel settore metalmeccanico e nella fornitura di manodopera specializzata nelle lavorazioni meccaniche, con rapporti commerciali con società di primario livello nazionale ed internazionale, con sede nelle province di Parma e di Reggio Emilia.

I reati contestati ai 39 indagati, oltre all'associazione a delinquere per 34 persone, vanno dalla dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti inesistenti, alla omessa dichiarazione, all’occultamento o distruzione di scritture contabili. Secondo la ricostruzione della Procura sarebbe proprio il Consorzio MTI il centro della presunto gruppo criminale. Gli imprenditori arrestati, considerati gli amministratori di fatto, sarebbero gli ideatori dell’articolato sistema di frode che avrebbe utilizzato lo schermo del Consorzio e delle società consorziate, intestati a prestanome, per ottenere nel tempo benefici e sostanziali risparmi finanziari in termini di imposte sui redditi ed Iva. In questo modo il Consorzio avrebbe avuto un vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti dello stesso settore di mercato.

In particolare la società avrebbe fornito servizi lavorativi a prezzi molto bassi, fuori dal mercato di riferimento. Così facendo avrebbe 'drogato' l'economia legale nel settore dell'impiantistica industriale e in quello metalmeccanico. I finanzieri hanno avviato le indagini dopo una verifica fiscale in materia di imposte sui redditi, effettuata nei confronti del Conzorzio. Da quel momento gli investigatori hanno attivato una serie di azioni, dalle intercettazioni telefoniche a quelle ambientali, dalle perquisizioni ai sequestri, dall'ascolto di testimoni a veri e propri pedinamenti. Le indagini hanno permesso di ricostruire la complessa architettura del Consorzio e delle società consorziate, delineando anche i ruoli e le rispettive responsabiltà. 

Il risparmio finanziario ottenuto dall’evasione delle imposte avrebbe permesso al gruppo di proporre i propri servizi ai committenti a prezzi altamente concorrenziali e di aggiudicarsi commesse di grande importanza, ottenute da aziende multinazionali che esternalizzano il ricorso alla manodopera specializzata. Per gli anni d'imposta analizzati, ovvero dal 2015 al 2017, il fatturato passivo delle società consorziate era rappresentato quasi esclusivamente da fatture emesse da mere “cartiere”, per un importo complessivo di oltre 25 milioni di euro. I documenti contabili fittizi sono stati emessi da 24 imprese deputate esclusivamente alla sistematica emissione di fatture per prestazioni di servizio mai realizzate.

Le società, infatti, erano prive di personale dipendente, strutture, mezzi e attrezzature operative e non hanno mai esercitato attività economica reale. Gli accertamenti bancari relativi alle false fatturazioni, inoltre, si sono dimostrati fondamentali per tracciare i flussi finanziari e per documentare la costituzione di fondi di denaro “occulti” a disposizione degli ideatori della frode, realizzati con la monetizzazione, attraverso plurimi prelievi di contanti, delle somme percepite a titolo di pagamento dei documenti contabili fittizi. Il Giudice per le indagini preliminari di Parma ha disposto il sequestro preventivo di circa 90 diversi immobili di lusso, tra le province di Parma e di Brescia, intestati formalmente a società immobiliari ed a Trust estranei al procedimento penale ma di fatto proprietà degli indagati.

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