Guerra di mafia a Foggia, arresto-bis per Giuseppe Albanese: è accusato dell’omicidio di Rocco Dedda

Per l'uomo, già arrestato dopo il funerale di Rodolfo Bruno e attualmente in carcere nell'ambito dell'operazione 'Decima Azione', è stata ristabilita la misura cautelare in carcere per l'efferato omicidio di mafia del gennaio 2016

Immagine di repertorio

Guerra di mafia a Foggia. Ristabilita la misura cautelare in carcere per Giuseppe Albanese: è accusato dell’omicidio di Rocco Dedda.

Lo scorso 27 dicembre, gli agenti della squadra mobile di Foggia, in esecuzione dell’ordinanza impositiva della custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Bari, ha tratto in arresto Giuseppe Albanese - già detenuto grazie all’operazione 'Decima Azione' presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere - in quanto gravemente indiziato di aver commesso l’omicidio di Rocco Dedda avvenuto a Foggia il 23 gennaio 2016.

L’inchiesta, coordinata dalla dott.ssa Lidia Giorgio e dalla dott.ssa Simona Filoni, sostituti Procuratori presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha avuto origine dall’efferato omicidio di Rocco Dedda avvenuto a Foggia il 23 gennaio 2016, allorquando due individui colpirono a morte Dedda, con numerosi colpi d’arma da fuoco, mentre si trovava all’interno della sua abitazione, nel quartiere Candelaro, unitamente alla sua convivente ed al figlio di soli quattro anni.

Come noto, gli investigatori della Squadra Mobile di Foggia e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, grazie a sofisticate tecniche d’indagine di analisi del traffico telefonico ed analisi delle immagini delle telecamere cittadine, corroborate in un secondo momento da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno raccolto un importante quadro indiziario a carico  dell'uomo, inquadrando l’omicidio di Dedda nel contesto della sanguinosa guerra di mafia esplosa a Foggia nel settembre 2015 tra le batterie “Moretti-Pellegrino-Lanza” e “Sinesi-Francavilla”.

Difatti, sulla scorta di quelle risultanze investigative la D.D.A. di Bari ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto, eseguito dagli investigatori della Squadra mobile di Foggia e del Servizio Centrale Operativo della polizia di Stato in data 21.11.2018 subito dopo il funerale di Bruno Rodolfo, esponente di rilievo della batteria “Moretti-Pellegrino-Lanza” ucciso il 15.11.2018. Tale provvedimento precautelare veniva poi convalidato con ordinanza del GIP presso il Tribunale di Foggia, cui seguiva in data 14.12.2018 l’emissione di ordinanza custodiale da parte del GIP presso il Tribunale di Bari.

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Tuttavia, in data 14.01.2019, in accoglimento del ricorso presentato dal difensore di Albanese, il Tribunale di Bari disponeva l’annullamento dell’ordinanza custodiale a suo carico. Ne seguiva ricorso per Cassazione presentato dalla Procura distrettuale di Bari, che si concludeva con l’accoglimento delle doglianze rappresentate dal PM titolare dell’indagine. In data 23.12.2019 il Tribunale della Libertà di Bari, chiamato a pronunciarsi a seguito della decisione della Suprema Corte, rigettava la richiesta di riesame presentata dal difensore dell’Albanese, ordinandone la carcerazione in ragione dei gravi indizi di colpevolezza raccolti a suo carico relativamente all’omicidio di Rocco Dedda.

Tale decisione, dunque, convalida la fondatezza e solidità dell’impianto accusatorio già esplicitato dalla Direzione Distrettuale Antimafia nel decreto di fermo di indiziato di delitto, certificando altresì la bontà del lavoro investigativo svolto dagli operatori della Squadra Mobile di Foggia e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, che ha permesso di dare un volto ad uno degli autori di un cruento fatto di sangue posto in essere in Foggia e frutto della sanguinosa guerra di mafia in corso tra le batterie dei “Moretti-Pellegrino-Lanza” e dei “Sinesi-Francavilla”.

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