Tatuaggio sulla mano incastra 'Antonio', l'uomo che ha piazzato le bombe: "Ha agito con metodo mafioso"

Fondamentali le immagini delle telecamere piazzate nelle vicinanze delle due attività colpite. Le indagini proseguono per individuare il mandante di tali gravi intimidazioni e risalire quindi al movente

Bombarolo in bicicletta, l’ordigno nello zaino e quel tatuaggio sulla mano che lo ha incastrato. Con le stesse modalità d’azione, il 32enne albanese Erjon Rameta, detto Antonio, avrebbe firmato, come presunto esecutore materiale, gli atti intimidatori messi a segno rispettivamente in danno del ristorante-friggitoria ‘Poseidon’, nel novembre 2019, e del centro diurno per anziani ‘Il Sorriso di Stefano’, del 16 gennaio scorso.

Le immagini video delle bombe

Nei suoi confronti, la polizia - coordinata da direzione distrettuale antimafia e procura di Foggia - ha eseguito ieri un decreto di fermo di indiziato di delitto. Le indagini hanno consentito di addebitare al fermato due dei recenti episodi dinamitardi, commessi ai danni di attività imprenditoriali della città di Foggia con modalità del tutto simili, ovvero mediante esplosioni notturne di ordigni rudimentali, che hanno provocato importanti danni materiali e un notevole allarme sociale.

Gli investigatori della polizia hanno analizzato i numerosi filmati ripresi dalle telecamere pubbliche e private della città di Foggia acquisite nell’immediatezza degli eventi delittuosi. In riferimento all’attentato in danno del centro polivalente del gruppo ‘Sanità Più’, le diverse ore di filmati acquisiti dagli investigatori, oltre ad inquadrare l’autore nel momento in cui ha posizionato l’ordigno, ne hanno ripreso anche i movimenti a ritroso, consentendo di accertare sia il percorso compiuto fino all’arrivo presso il centro anziani, sia il tragitto fatto dall’autore dopo avere collocato l’ordigno.

Ad incastrare l’uomo, un particolare decisivo per la sua identificazione: un tatuaggio sulla mano. Sostanzialmente simile l’analisi investigativa che ha permesso di acquisire indizi utili ad identificare in Rameta come soggetto che aveva collocato anche l’ordigno alla friggitoria ‘Poseidon’ il 12 novembre 2019. Un dato comune ad entrambi gli eventi è quello relativo alle modalità di trasporto dei pericolosi ordigni fatti esplodere innanzi alle due strutture, occultati in entrambi i casi in uno zaino contenenti sia l’ordigno che la miccia a lenta combustione per innescarlo.

All’uomo viene contestato anche il metodo mafioso delle azioni criminali, con specifico riferimento alle eclatanti modalità con cui le azioni sono stata commesse - ovverossia facendo esplodere un ordigno esplosivo dalla spiccata capacità offensiva in un orario notturno, in un luogo aperto al pubblico e sulla pubblica via - tipiche dell’azione della criminalità di tipo mafioso ed idonee a provocare allarme sociale nella collettività, rafforzando il messaggio intimidatorio ai danni delle vittime. Indagini in corso per risalire al mandante e per giungere al movente di entrambi gli episodi.

Entrambe le deflagrazioni hanno causato rilevanti danni, consistenti in danneggiamenti degli infissi, suppellettili, arredi, vetrate e parte delle strutture murarie del ‘Poseidon’ e di alcune abitazioni private vicine, tra cui anche una chiesa, mentre nel caso della struttura gestita dai fratelli Luca e Cristian Vigilante si è registrato il danneggiamento di sei autovetture parcheggiate nelle vicinanze della Rsa ‘Il Sorriso di Stefano’.

Sul punto si evidenzia che gli accertamenti espletati da personale della polizia scientifica hanno sottolineato che l’ordigno utilizzato in entrambi gli attentati era dotato di spiccata capacità offensiva. L’onda pressoria generata dall’esplosione ed il materiale proiettato, infatti, avrebbero potuto causare lesioni ad una persona, in ipotesi anche potenzialmente mortali, che si fosse trovata in quel momento nei pressi del luogo dell’esplosione.

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