Piazza bomba a un pub, poi va a trovare l'amico di cella e si fa dare un passaggio. Così hanno incastrato 'Antonio'

Le fasi che hanno portato all'arresto di 'Antonio', il presunto responsabile della bomba piazzata e fatta esplodere davanti all'ingresso del pub Poseidon

Individuato il presunto responsabile dell’attentato dinamitardo ai danni del pub 'Poseidon', di via Ciancarella, a Foggia, avvenuto in piena notte lo scorso 12 novembre. Uno dei primi attentati che hanno afflitto la città di Foggia a seguito dei quali la ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha deciso l’istituzione della Dia ed il potenziamento degli organici delle forze di polizia. Filmati, intercettazioni, dichiarazioni testimoniali, operazioni peritali e riscontri sono alla base del lavoro investigativo effettuato dalla squadra mobile foggiana e dal servizio centrale operativo, sotto il coordinamento dei magistrati inquirenti della procuradi Foggia e della direzione distrettuale antimafia di Bari. 

Le immagini registrate dai vari sistemi di videosorveglianza hanno consentito di ricostruire i movimenti dell’attentatore solitario: l'uomo giunge sul luogo dell’agguato a piedi con uno zaino sulle spalle; indossa un giubbotto scuro con delle strisce bianche sulle maniche.

Le strade percorse sono quelle del centro storico. Lo si vede più volte attraversare corso Vittorio Emanuele. È buio, le vie sono deserte e bagnate dalla pioggia luccicante sotto i fari. L’ordigno esplode all'1,50, squarciando il silenzio della notte con un boato impressionante che terrorizza l'intero quartiere. L’onda d’urto investe l’esercizio commerciale e le unità immobiliari vicine, provocando gravi danni. 

Subito dopo l’esplosione, le telecamere riprendono il presunto attentatore mentre scappa a gambe levate, senza più lo zaino dove, verosimilmente, aveva nascosto l’ordigno. Strada facendo rallenta il passo e continua a camminare tra le vie. È deciso, sa dove andare. Sono gli ultimi passi. Entra in vico Aquila e all’improvviso lo si rivede uscire nuovamente.

Sono le 2,18. Questa volta non è solo, ma in compagnia di un altro uomo dai capelli brizzolati. I due scendono le scale che conducono a via Fioritto e raggiungono la sede stradale. Poco dopo, su quest’ultima strada, le telecamere rilevano il passaggio di una utilitaria di colore grigio. L’auto procede lungo le vie cittadine sino a raggiungere via Manzoni. Dopo alcuni minuti ritorna indietro, al punto di partenza, e viene parcheggiata vicino a vico Aquila. Il conducente è solo, scende dal veicolo, lo chiude e rientra a casa propria.

È la svolta. Difatti, gli investigatori riescono ad identificare l’uomo brizzolato: è un pregiudicato di 42 anni, residente in quel vicolo e proprietario dell’autovettura ritratta nelle immagini. Nei giorni successivi l’uomo viene ascoltato dagli inquirenti ma, in prima battuta, nega tutto e riferisce che quella notte non era uscito da casa. Quando però gli vengono contestati gli spostamenti dell’autovettura, documentati pure dal tracciamento elettronico della 'scatola nera' dell’automezzo, cambia versione e diventa più collaborativo.

Così, racconta di avere ricevuto nottetempo la visita di un uomo conosciuto in carcere durante un periodo di detenzione, di cui ricordava solo il nome 'Antonio', che gli ha chiesto di essere accompagnato in auto alla fine di via Manzoni. I riscontri successivi all’acquisizione della prova testimoniale consentiranno di appurare i periodi di carcerazione dell’uomo e, attraverso essi, di individuare il presunto autore dell’attentato. Difatti, i due uomini avevano sofferto un contestuale periodo di detenzione presso la casa circondariale di Foggia, tra il 2014 e 2015.

Viene anche accertato che la madre del presunto attentatore abita in una piazzetta sita a pochi passi di via Manzoni. Qualche giorno dopo l’accompagnatore viene riascoltato per l’individuazione fotografica ma il teste è sulle sue e dichiara di non riconoscere Antonio tra le fotografie che gli vengono mostrate. Ma non finisce qui.

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Difatti, l’uomo, dopo avere espletato l’atto giudiziario, si mette in contatto con due suoi fidati amici i quali, proprio quella stessa sera, vanno a casa del 32enne con cui si intrattengono per qualche minuto. E guarda caso, da quel giorno il principale indiziato dell’attentato dinamitardo scompare e lascia la sua abitazione facendo perdere momentaneamente le proprie tracce, fino a quando, la mattina di martedì scorso, verrà individuato dalla polizia ed arrestato.

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