"Uno sconosciuto mi ha aggredita", ma la ragazza (incinta) mentiva: a riempirla di botte era stato il compagno

Gli agenti della squadra mobile hanno ricostruito una lunga serie di violenze subite e di accessi in pronto soccorso accompagnate con giustificazioni di comodo

Immagine di repertorio, foto MilanoToday

Avrebbe aggredito la compagna incinta, constringendo la stessa alle cure del Pronto Soccorso. Con l'accusa di maltrattamenti, gli agenti della squadra mobile di Foggia hanno notificato ad un 22enne foggiano l'ordinanza impositiva della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal GIP presso il Tribunale di Foggia, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, è partita in seguito delle lesioni diagnosticate alla donna da parte dei sanitari degli Ospedali Riuniti di Foggia. La donna, infatti, lo scorso 7 agosto, si presentava in Pronto Soccorso, lamentando di essere stata percossa da uno sconosciuto mentre faceva rientro a casa, precisamente nei pressi del parcheggio Zuretti sito in Corso Roma.

Stante la gravità delle lesioni riscontrate e la condizione psicologica della donna, gli investigatori della Squadra Mobile di Foggia, in applicazione della recente normativa sul cosiddetto “Codice Rosso", si attivavano tempestivamente, acquisendo le immagini registrate da impianti dì video-sorveglianza presenti nella zona dell’evento delittuoso, ascoltando altresì la stessa parte offesa, i suoi familiari ed alcune persone informate sui fatti.

Sin da subito, emergevano dubbi sulla dinamica dell’aggressione riferita dalla donna. Peraltro, ulteriori accertamenti permettevano di appurare l'esistenza di numerosi pregressi accessi al pronto soccorso da parte della stessa, tutti concernenti traumi o lesioni riportati dalla donna e sempre attribuiti ad eventi accidentali. Difatti, il 30 ottobre 2018 la giovane ragazza si era presentata all'ospedale dove le veniva diagnosticata la lussazione della spalla per una asserita caduta accidentale.

Ad aprile scorso, storia analoga, lesioni a seguito di una dichiarata caduta dal motorino. A fine maggio scorso un'altra "caduta accidentale", questa volta "il pavimento" le aveva spaccato il naso. Tuttavia, nonostante l’assenza di riscontri a sostegno dell'aggressione riferita dalla donna e l’evidenza di elementi sintomatici dell’esistenza di un rapporto conflittuale con il suo compagno, la vittima si rifiutava categoricamente di denunciare i maltrattamenti subiti, continuando a riferire agli investigatori la versione di comodo fornita in prima battuta ai sanitari dell’ospedale.

Alla luce di tali elementi, quindi, è stata avviata una attività tecnica che permetteva di confermare definitivamente che la versione della donna era volta esclusivamente a coprire il compagno, reale responsabile dì quell’aggressione. In poco tempo, quindi, gli indizi a carico del compagno venivano via via corroborati dalle confidenze della vittima alle amiche, emergendo altresì lo stato di prostrazione psicologica della donna che in più occasioni si interrogava sul motivo di quell'aggressività con cui era costretta a convivere, oltre ad alcune litigate furiose in cui veniva augurata la morte alla ragazza e persino al bimbo che porta in grembo.

Alla luce di tali evidenze, quindi, il magistrato del Pubblico Ministero, richiedeva la misura cautelare più grave, ossia quella in carcere, che tempestivamente veniva accolta e deliberata dal G.I.P. presso il Tribunale di Foggia.  Il giovane, quindi, veniva rintracciato presso la sua abitazione dagli investigatori del "Gruppo Falchi" della Squadra Mobile di Foggia e, dopo le formalità di rito, condotto presso la Casa Circondariale di Foggia.

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