Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

La battaglia di una famiglia foggiana porta all'arresto dell'oncologo Rizzi: "Fino a 130mila per iniezioni di un farmaco gratuito"

Si tratta del medico Giuseppe Rizzi, accusato di concussione aggravata e continuata, in concorso con la compagna, avvocatessa barese. Nell'abitazione del professionista, i carabinieri hanno sequestrato anche reperti archeologici e circa 1.900.000 euro in contanti

Un anno di cure, inutili e costosissime. Ma la speranza di guarire da un carcinoma definito ‘irreversibile’ ha portato un 60enne foggiano (deceduto nel 2019, nel giro di un anno) a consegnare fino a 130mila euro nelle mani di un oncologo pugliese, indicato come luminare nel settore. “Tutti pagamenti avvenuti senza alcuna fattura o documento fiscale”, precisa a FoggiaToday l’avvocato della famiglia, Pio Gaudiano.

Dopo la morte dell'uomo, la famiglia - piegata dal dolore e dalle difficoltà economiche derivanti dalle esose cure - ha deciso di denunciare l'accaduto per fare luce sulla vicenda. Le serrate indagini, corroborate anche da foto e audio che immortalano il primo pagamento per le future prestazioni sanitarie, hanno portato all'arresto del'oncologo Giuseppe Rizzi, già in servizio presso l’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, con l’accusa di concussione aggravata e continuata, in concorso con la compagna, avvocatessa barese, co-indagata nel medesimo procedimento penale.

L'arresto è stato eseguito dai carabinieri di Bari, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del
Tribunale di Bari, Giovanni Anglana, su richiesta del pubblico ministero, Marcello Quercia, e le indagini sono ancora in corso. I fatti risalgono al dicembre del 2018. "La vittima si è sottoposta ad una cura definita 'promettente' dal professionista, con iniezioni settimanali, di un farmaco (gratuito) che si è rivelato poi inconferente rispetto alla patologia", spiega ancora il legale.

Secondo la Procura di Bari, “il medico abusando della qualità e dei poteri di pubblico ufficiale, dirigente medico presso il Dipartimento di oncologia dell’Istituto Tumori ‘Giovanni Paolo II’ di Bari, durante lo svolgimento della sua attività professionale sia in orario di servizio che fuori turno - e comunque non in regime di attività intra od extramoenia - eseguiva sul suo paziente oncologico, affetto da accertata e grave patologia, ed in trattamento presso il citato Istituto, prestazioni mediche ed in particolare iniezioni di un farmaco per la cui somministrazione, benché prevista a titolo gratuito in quanto a totale carico del Sistema sanitario nazionale, costringendo il paziente al pagamento in suo favore di ingenti somme di denaro nonché di altre utilità sia presso la struttura ospedaliera che presso il patronato Caf (sito a Bari) in uso alla compagna e co-indagata, adibito nell’occasione ad ambulatorio medico di certa natura illegale”.

“Le condotte venivano poste in essere dalla coppia approfittando delle gravi condizioni psico-fisiche della vittima che versava in uno stato psicologico di soggezione e di reverenza oltre che di totale fiducia nel suo medico, al punto (quest’ultimo) di indurre la vittima a riconoscerlo quale unico referente in grado di garantirgli la sopravvivenza e così ottenendo illecitamente la somma di denaro contante di circa 130mila euro, regalie di ingente valore, lavori edili ed altre utilità. “Costretti al lastrico, dopo aver acceso mutui e prestiti per far fronte alle cure”, aggiunge il legale, “i familiari sono stati costretti a svolgere, a compensazione, lavori di ristrutturazione presso la loro villa”.

“L’autorità giudiziaria - si legge nella nota della Procura - ha altresì emesso a carico di Rizzi uno specifico decreto di sequestro preventivo d’urgenza per equivalente’ della somma di denaro pari a 136mila euro quale profitto del reato ai fini della confisca per equivalente presso un istituto bancario locale. Le articolate e complesse indagini, avviate a seguito di specifiche segnalazioni pervenute ai carabinieri dai familiari del paziente - nel frattempo deceduto per la grave patologia tumorale di cui era affetto - e dallo stesso Istituto Tumori di Bari, hanno consentito di acclarare – anche attraverso mirati accertamenti di natura tecnico-patrimoniale – il disegno criminoso ideato e posto in essere dalla coppia al fine di ottenere enormi ed indebiti vantaggi economico/patrimoniali ai danni della vittima, ribadendo – il Rizzi – le proprie abilità/capacità mediche e fornendo allo stesso tempo false speranze di sopravvivenza al paziente che – pur di restare in vita – continuava a soddisfare le ingenti e costanti richieste di denaro del professionista, dilapidando a sua volta il proprio patrimonio tanto da dover ricorrere agli aiuti economici di amici e parenti”.

Durante la perquisizione sono stati recuperati anche reperti archeologici in ordine ai quali è stato chiesto l’intervento e la consulenza di personale specializzato del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico che ha proceduto al successivo sequestro nonché ben occultate all’interno di buste e scatole per calzature ingenti somme di denaro in contante (circa 1.900.000 euro) anch’esse sequestrate. “L’odierno risultato investigativo pone in risalto ancora una volta l’importanza della fiducia che il cittadino deve porre nelle Istituzioni, denunciando all’autorità giudiziaria o alle forze dell’ordine qualsiasi pratica o comportamento ritenuto illegale, nella convinzione che il riparo nella giustizia è l’unica strada per la legalità. A fronte di quanto innanzi, chiunque dovesse ritenersi vittima di analoghe condotte potrà con fiducia rivolgersi al Comando stazione carabinieri di Bari Santo Spirito o alla Procura di Bari”.

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