"Strozzata" da tassi usurari denuncia la sua aguzzina: arrestata 40enne

E’ una storia di donne che odiano le donne, quella scoperta dalla squadra mobile di Foggia, che hanno arrestato Anna Ciuffreda, pregiudicata foggiana, ritenuta responsabile dei reati di estorsione, ma anche di rapina aggravata ed usura

“Strozzata” dagli interessi usurari sempre più alti, minacciata e aggredita dalla sua aguzzina. E’ una storia di donne che odiano le donne, quella scoperta dagli agenti della squadra mobile di Foggia, le cui indagini hanno portato all’arresto di una 40enne foggiana. Si tratta di Anna Ciuffreda, pregiudicata foggiana, ritenuta responsabile in flagranza del reato di estorsione, ma anche di rapina aggravata ed usura.

Un’indagine portata a termine anche grazie all’importante collaborazione fornita dalla “Fondazione Buon Samaritano” — Fondo di solidarietà antiusura di Foggia. Le indagini sono partite dalla denuncia di una vedova cinquantenne, che vive con l’anziana madre, gravemente malata ed un figlio minorenne; una famigliola le  cui uniche fonti di sostentamento sono la pensione di reversibilità del coniuge defunto e quella di invalidità della madre malata, perlopiù utilizzata per le cure ed i farmaci continui di cui l’anziana ha bisogno.

La vittima, non senza difficoltà e timori di possibili ritorsioni, ha confessato che verso la fine del 2014, per far fronte a spese da lei considerate “straordinarie” per le proprie possibilità economiche (l’acquisto di una utilitaria usata), si era rivolta alla donna, alla quale chiesto in prestito una somma pari ad 3.800 euro. Nel corso del tempo la somma, già gravata da tassi di interesse elevatissimi, è diventata oggetto di continue lievitazioni applicate dalla usuraia ogni qual volta la vittima ritardava, anche di pochi giorni, i ratei mensili da lei imposti.

Per i primi nove mesi, la vittima è riuscita - con enormi sacrifici - a far fronte agli obblighi economici stabiliti dalla Ciuffreda; un periodo di tempo durante il quale - a conti fatti - aveva già ampiamente saldato il debito e pagato di gran lunga gli elevati interessi. Tuttavia il suo incubo non era terminato: anzi la donna si è vista raddoppiare la somma da elargire alla usuraia proprio a causa di quei piccoli ritardi rispetto dei ratei mensili, sui quali la Ciuffreda contava per imporre alla sua vittima ulteriori somme mensili aggiuntive da pagare.

Una sera, nel novembre scorso - considerato che da un paio di mesi le date di pagamento non potevano più essere onorate poiché i ratei imposti erano ormai diventati insostenibili - la vittima è stata raggiunta, nei pressi della sua abitazione e la donna, dopo averle intimato di pagarle quanto da lei imposto, ha iniziato a colpirla violentemente con calci e pugni sferrati al corpo ed al viso senza  alcuna pietà, anche dopo che la stessa è caduta sull’asfalto quasi priva di sensi. A quel punto, la 40enne le ha strappato di mano la borsa appropriandosi del poco denaro custodito, del telefono cellulare e della chiave di accensione della utilitaria di proprietà della sua vittima, di cui si impossessò poco dopo.

La vittima non fece mai denuncia né per la brutale aggressione, tantomeno per la rapina della propria autovettura e degli altri beni poiché fortemente intimorita dalla personalità della sua aguzzina, che con lei spesso si vantava dei propri precedenti penali, proprio per intimorirla ed indurla a pagare, nonché per paura di ulteriori ritorsioni fisiche nei suoi confronti ed in quelli dei suoi familiari. In sede di denuncia, la vittima ha riferito che proprio il 27 febbraio scorso era previsto l’ennesimo rateo di pagamento: 2000 euro, somma che era assolutamente fuori dalla portata della pensionata, ormai strozzata dalle infinite richieste della usuraia.

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La collaborazione fornita dalla vittima ha permesso di sorprendere Anna Ciuffreda subito dopo aver ritirato la quota parte della somma pretesa (200 euro) da lei estorta nella circostanza, come nelle altre, con minacce e pressioni di ogni genere. L’irruzione degli agenti della squadra mobile ha consentito di bloccare la donna immediatamente dopo aver incassato quel denaro. A seguito di perquisizione domiciliare, la polizia ha recuperato il telefono cellulare e le chiavi dell’auto della vittima e una serie di appunti che consentivano di comprovare l’attività di usura posta in essere nei confronti della denunciante.

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