Retata antimafia sul Gargano, pusher incastrati da impronte sulla neve. Giannella (DDA): "Ora i cittadini rispondono"

Le dichiarazioni di Francesco Giannella, procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia sull'operazione 'Neve di marzo' che ha portato all'arresto di 15 persone a Vieste e 30 indagati

Vieste e Giallella

"Lo Stato c'è e ora i cittadini rispondono". Così Francesco Giannella, procuratore aggiunto della DDA si è espresso in merito all'operazione 'Neve di Marzo' che questa mattina, a Vieste, ha portato a una serie di arresti nell'ambito della guerra per la supremazia del controllo dello spaccio di droga e del racket delle estorsioni nella città del faro.

Le due operazioni antimafia a Vieste

Associazione per delinquere dedita al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra. Queste le accuse che si leggono sulla ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Foggia su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari. I 15 destinatari, tutti con precedenti penali, farebbero parte di gruppi criminali che hanno riacceso una violenta faida a Vieste, in provincia di Foggia. Scontri a fuoco finalizzati a controllare il traffico di droga e il racket delle estorsioni e per farlo non avrebbero esitato a usare armi, innescando conflitti a fuoco, per "avvantaggiare la compagine mafiosa", spiegano gli inquirenti. Nell'operazione, denominata 'Neve di marzo', sono stati impiegati i reparti speciali dei carabinieri e unita' cinofile. Diverse le perquisizioni compiute. 

Le immagini del blitz 'Neve di Marzo'

Gli inquirenti hanno sottolineato come le indagini sono state complesse e articolate e sono la prosecuzione di quella che, nell'agosto 2018, aveva consentito il fermo di Marco Raduano, Liberantonio Azzarone, Luigi e Gianluigi Troiano. Al gruppo Raduano era stata contestata l'associazione per delinquere dedita al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso e dall'uso di armi.

A tradire gli spacciatori e a determinare il nome dell'operazione il fatto che a marzo, a seguito di una nevicata, uno di loro ha lasciato le impronte sul manto bianco delle campagne di Vieste portando all'attenzione dei carabinieri un muretto dove c'era la droga. Più di duecento i chili di stupefacente sequestrato e diverse armi. 

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