Troia: 14 arresti per droga, usura e abusi sessuali su figlia 15enne

L'inchiesta, avviata per debellare il traffico di stupefacenti, ha portato alla luce anche alcuni episodi di usura ed uno gravissimo di violenza sessuale in famiglia, dove il padre abusava della figlia minorenne

Gli arresti compiuti dai carabinieri

“E’ un disastro sociale”. Ha definito così il procuratore capo Domenico Seccia l’indagine coordinata dalla Procura di Lucera e portata a termine all’alba di oggi, a Troia, dove i carabinieri di Foggia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 14 soggetti che da tempo avevano costituito una banda dedita allo spaccio di cocaina, che operava indisturbata con la forza della violenza e dell’intimidazione. Poche parole, incisive e lapidarie, per stigmatizzare una situazione di profondo degrado che affonda le sue radici in ambito familiare e che vede proprio nella famiglia lo zoccolo duro dell’intera organizzazione.

 Quella di oggi è senza dubbio “una indagine multireato”, che è partita con l’obiettivo di debellare il fenomeno – evidentemente galoppante - dello spaccio di stupefacenti nel piccolo centro del Rosone, e che invece si è trovato di fronte ad una realtà più complessa e “mortificata”, minata nel profondo delle sue principali agenzie formative, nella quale sono emersi altri reati quale l’usura (“che non manca mai”, puntualizza tra il sarcastico e lo sfiduciato Seccia) e un episodio gravissimo di violenza sessuale in famiglia.

Una indagine complessa, avviata nell’aprile del 2011 a partire da un esposto anonimo, nel quale venivano indicate le condotte di spaccio di due fratelli che, secondo gli inquirenti svolgevano un ruolo predominante nella banda criminale dedita allo smercio di stupefacenti. L’attività si concentrava nel centro storico cittadino, ma in realtà coinvolgeva l’intero centro abitato. Un’organizzazione ormai rodata che, però, non si limitava solo allo smercio di droga.

Gli inquirenti hanno infatti accertato che in un’occasione due degli indagati, insieme ad un altro soggetto arrestato sempre questa mattina, avevano prestato denaro ad un operaio foggiano di 30 anni, rimasto improvvisamente disoccupato, ad un tasso d’interesse variabile dal 15 al 30% mensile. Una percentuale insostenibile che nel giro di 6 mesi aveva trasformato un prestito di 30.000 euro in un debito da 60.000 euro.

Tre le occasioni accertate dai militari, in danno della stessa persona. E quando la vittima non riusciva a saldare immediatamente le varie tranche del debito, veniva intimidita con continue minacce, percosse e danneggiamenti (il più grave, l’incendio della propria autovettura). Vessazioni psicologiche talmente gravi e pesanti da indurre l’operaio a “fuggire” (letteralmente) dal proprio paese e ad abbandonare la propria famiglia.

Tra le figure di spicco della banda, i militari hanno identificato un uomo di 42 anni che abusava della figlia quindicenne fuori dalle mura domestiche. Un risvolto inquietante dell’inchiesta che è emerso proprio durante i mesi di indagine e che ha portato all’arresto su ordinanza di custodia cautelare in carcere dell’uomo: il fatto avvenne nelle prime ore della notte nelle campagne limitrofe all’abitato di Troia, dove l’uomo aveva accompagnato la figlia e, a bordo della sua auto, l’aveva costretta a subire un rapporto carnale.

Il quarantaduenne, immediatamente identificato e catturato, è stato arrestato nel gennaio scorso su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Lucera con l’accusa di violenza sessuale su minore, e da allora si trova ristretto in carcere, dove gli è stato notificato l’attuale ordine di cattura. In seguito si è accertato che gli episodi di violenza sulla figlia continuavano da oltre un anno, all’insaputa degli altri familiari.

BLITZ A TROIA: VIDEO DEI 14 ARRESTI

La banda annoverava tra i suoi membri anche due gruppi familiari, tra fratelli, conviventi, padre e figli e addentellati. Nel nucleo familiare più grande (in nessun modo legato all’episodio di violenza) i carabinieri ne hanno identificato e tratto in arresto il figlio “piromane”, che negli ultimi mesi del 2011 aveva terrorizzato i cittadini del centro alle pendici del Subappenino.

Il giovane, ventitreenne, infatti, era solito uscire di casa nel cuore della notte, quando poteva agire indisturbato e, dopo aver scelto a caso alcune autovetture parcheggiate in strada, le incendiava al solo scopo di distruggerle utilizzando diavolina e liquido infiammabile.

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P.S. In segno di rispetto per la 15enne, abbiamo deciso di non pubblicare i nomi degli arrestati e di non mettere le loro foto. Confidiamo nel buon senso dei nostri lettori e anche dei nostri colleghi.

 

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