Affari criminali, camion a gogò e l'ok per 'tombare' gli scarti edili: "Qui stiamo pieni pieni, scarichiamo dall'altro lato?”

L'indagine ha ricostruito un'attività di trasporto illecito e scarico di rifiuti che si è protratta dal novembre 2017 al giugno 2018, sostenuta da intercettazioni telefoniche e videoriprese

Il nome del manfredoniano Giuseppe Bergantino - tra i sei arrestati per il traffico di rifiuti speciali nella città sipontina - era ‘spuntato’ nelle indagini su Giovanni Caterino, presunto basista della strage di mafia del 9 agosto del 2017, attualmente sotto processo in Corte d'Appello a Foggia.

Proprio dalle pieghe di quell’inchiesta, infatti, i carabinieri hanno saputo cogliere (e raccogliere) gli elementi per ricostruire un rodato traffico di rifiuti speciali (ingenti quantitativi di scarti di lavorazioni edili) che venivano tombati in alcuni terreni ricadenti nell’area del Parco Nazionale del Gargano. L’operazione è stata messa a segno ieri mattina, a Manfredonia, dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bar e del R.O.N.I. del Comando Provinciale di Foggia, a termine di complesse e articolate indagini in materia di illeciti ambientali.

L’attività ha portato all’arresto, su ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della DDA dello stesso capoluogo, di alcuni imprenditori del settore edilizio (Antonio Mastromattei, Angelo Pio Francesco Rinaldi, Lorenzo e Michele Silvestri), i cui nomi si aggiungono a quello di Bergantino, ritenuto dadi magistrati il gestore di fatto dei terreni adibiti a discarica abusiva nelle campagne di Manfredonia, in località Conte di Troia”.

VIDEO - Telecamere riprendono il malvezzo criminale: ecco come scaricavano i rifiuti in un'area del Parco del Gargano

L’inchiesta partì nel novembre del 2017, seguendo gli spostamenti di Giovanni Caterino, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari un affiliato al clan Libergolis-Miucci. Durante le indagini, emerse - in modo del tutto casuale - il nome di Giuseppe Bergantino, titolare di una ditta che si occupava della compravendita di automobili; ditta per la quale lavorava anche Giovanni Caterino, arrestato pochi mesi dopo per la mattanza di mafia.

Seguendo, quindi, i movimenti di Caterino, i militari sono riusciti a scoprire il traffico di rifiuti, che avveniva in una zona tutelata da rigorosi vincoli ambientali. Aperto, quindi, un altro filone di indagine, sfociato negli arresti di ieri. Ad incastrare Bergantino & Co numerose intercettazioni ambientali e video-riprese che testimoniano il traffico e l’interramento di rifiuti speciali. “L’attività di indagine - consistita prevalentemente in attività intercettiva e di videoriprese - ha consentito di appurare che l'attività di trasporto illecito e scarico di rifiuti si è protratta dai novembre 2017 al giugno 2018”, si legge nelle pagine dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Francesco Agnino.

Sgominata organizzazione criminale: arrestati imprenditori del settore edilizio, rifiuti trafficati e scaricati in zona Parco 

“In particolare, è emerso che Bergantino ha autorizzato la società cooperativa di trasporto merci ‘Daunia Trasporti’, la società individuale di lavori edili e movimento terra Silvestri Lorenzo Rocco e la società individuale di lavori edili e movimento terra Silvestri Michele, di scaricare inerti nell’area sita in Manfredonia in località Colle Troia”. Circostanza confermata dalle intercettazioni. Come emerge sempre dalle carte, Bergantino contatta Angelo Rinaldi chiedendogli: “Quando ti  capita materiale di riempimento… devo alzare un po' di livello”. In un’altra intercettazione, invece, è Rinaldi che informa Bergantino che sta per fare un viaggio per portargli del materiale di risulta, chiedendo informazioni in merito ai confinanti: “Oh Peppino poi quello...quello .a fianco a te...sono tranquilli? Non è che vedono e cos'”. Poi, venendo rassicurato dal Bergantino: “Non ti preoccupare... dobbiamo entrare dentro, dobbiamo chiudere il portone e dobbiamo scaricare... non ti preoccupare”.

Lo sversamento di rifiuti, si rileva ancora dall’ordinanza, “è continuo e per ingenti quantitativi”, come risulta da un’altra intercettazione, nella quale Rinaldi informa Bergantino che ha “un bel poco...va bene?”, venendo autorizzato allo scaricato i rifiuti. O ancora, quando Rinaldi informa Bergantino che “domani mattina dovrei portare un altro carico”. Anche Francesco Rinaldi prende accordi con Bergantino per scaricare rifiuti nell'area gestita dal secondo: “ohh Giuseppe vedi che è terre e pietre... non fa niente...va bone lo stesso?”, oppure un altro progressivo, ripreso sempre nelle carte, dove Bergantino chiede a Rinaldi (Francesco) se fosse possibile “scaricare dall’altro lato che dici? Che qui stiamo pieni pieni” e di rimando il Rinaldi lo informa che “un'altra metà di camioncino... un'altra metà”, circostanza che non preoccupa il mafredoniano perché “dai tanto sto spianando...sto sistemando”.

“Lo sversamento dei rifiuti, per come riferito, era quotidiano e costante, ma gli stessi indagati, al fine di evitare possibili controlli da parte della polizia giudiziaria, si premurano anche di comunicare tra di loro di eventuali controlli, al fine di evitare momentaneamente gli sversamenti: “La non ci devi andare più che sono venuti i cosi!”. Superato questo iniziale momento, gli indagati riprendono a pieno ritmo l'attività delinquenziale. In uno dei progressivi tra Rinaldi (Francesco) e Bergantino, riportato nell’ordinanza: “Io mo sono riuscito a buttarla... hai visto bello l’ho spianata pure... mo se riesco a buttare quest’altra dentro…”.

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Tale condotta, hanno quantizzato gli uomini dell'Arma dei Carabinieri, ha comportato lo smaltimento illecito di circa 70 tonnellate di rifiuti speciali anche pericolosi su un’area di circa 11.000 mq, e con un risparmio di spesa pari a circa 50mila euro. Nel corso delle operazioni i militari del NOE di Bari hanno anche sottoposto a sequestro l’intera area adibita a discarica abusiva e i tre automezzi utilizzati per gli illeciti conferimenti, per un valore di circa 300mila euro. Le prime valutazioni effettuate sull’area di discarica e sulla tipologia di rifiuti hanno consentito di quantificare in 118.000 € circa il danno arrecato in termine di spesa da sostenere per il ripristino dello stato dei luoghi.

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