Stornara, "strozzato" dagli interessi usurari denuncia e fa arrestare i suoi aguzzini

Vittima un dipendente amministrativo di un istituto tecnico di Cerignola. In manette è finito Nicola Masciavé, arrestato a luglio in flagranza di reato. Ai domiciliari invece il nipote Riccardo e Francesco Perchinunno

Un prestito di 3000 euro che, nel volgere di pochi mesi, si sarebbe più che raddoppiato raggiungendo la somma complessiva – tra capitale iniziale più interessi – di 7.500 euro. E’ quanto scoperto dai carabinieri della compagnia di Cerignola che, nell’ambito di una operazione antiusura, hanno arrestato - in esecuzione di ordinanza di misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia - tre persone per i reati di usura e tentata estorsione in concorso.

Si tratta di un piccolo nucleo familiare: Nicola Masciavé di 46 anni (già arrestato in flagranza di reato nel luglio di quest’anno), suo nipote Riccardo di 25 anni e il cognato di quest’ultimo, Francesco Perchinunno, di 31 anni, tutti di Stornara, tutti con precedenti di polizia. Secondo quanto successivamente accertato e ricostruito dai militari, tutto è partito lo scorso 28 giugno, con la denuncia sporta ai carabinieri da parte di un dipendente amministrativo di un istituto tecnico di Cerignola.

L’uomo – sposato e con figli – “schiacciato” dal pesante momento di crisi economica aveva necessità di reperire la somma di 3.000 euro per andare avanti e rispondere alle esigenze della sua famiglia. Per questo aveva chiesto aiuto a Nicola Masciavè, che aveva avuto modo di conoscere negli ultimi mesi e con il quale aveva stretto un rapporto di amicizia. Il 46enne ha deciso di andare incontro alla richiesta dell’uomo, ma a condizioni ben precise.

Nelle mani della vittima, è stata consegnata, quindi, una prima tranche di denaro contante di 1.500 euro, facendo sottoscrivere a quest’ultimo un titolo cambiario dell’importo di 3.300 euro con scadenza a settembre 2013; poi – a fronte della seconda tranche da 1.500 euro – un altro titolo cambiario dell’importo di 1500 euro con scadenza a dicembre 2013. Contestualmente, veniva richiesta la corresponsione degli interessi con una rata mensile di 300 euro da consegnare personalmente.

Le condizioni economiche della vittima, però, nel frattempo non sono migliorate. Al contrario. Dinanzi al mancato pagamento delle rate degli interessi sono iniziate le “sollecitazioni di pagamento” da parte del 46enne. Sollecitazioni che in breve tempo sono diventata intimidazioni e poi vere e proprie minacce. Telefonate ed sms che si accompagnavano a veri e propri “blitz” che l’intero nucleo familiare metteva a segno sul posto di lavoro del dipendente, prospettando serie conseguenze per lui e per i suoi cari.

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L’intera vicenda si è avviata verso la risoluzione finale lo scorso 5 luglio quando, all’incontro per la consegna del denaro, la vittima si è presentata in compagnia dei carabinieri che hanno potuto così procedere all’arresto del 46enne, in flagranza di reato, con l’accusa di tentata estorsione. Da qual momento sono proseguite le indagini sul caso per risalire agli altri due componenti del gruppo. Indagini che hanno poi reso necessario il provvedimento restrittivo agli arresti domiciliari a carico dei membri più giovani, riconosciuti quali complici del Masciavè nel porre in essere le intimidazioni e le minacce per indurre l’uomo al pagamento delle rate e degli interessi.

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