Lunedì, 20 Settembre 2021

Arrestati imprenditori e 'caporali' di 8 aziende agricole: fatturavano milioni ma sfruttavano i lavoratori fino a 16 ore al giorno

I migranti erano pagati 4 euro all'ora, costretti a turni di lavoro estenuanti e sottoposto ad un rigido controllo sanzionatorio. Venivano reclutati sulla pista di Borgo Mezzanone. A Stornara, in provincia di Foggia, dieci le persone destinatarie di misure, scatta il sequestro dei beni per 8 aziende ora sottoposte al controllo giudiziario

La baraccopoli che sorge sulla ‘ex pista’ di Borgo Mezzanone era il centro di reclutamento per forza lavoro a basso costo, da impiegare nelle grandi aziende agricole del Foggiano.

I braccianti reclutati potevano lavorare fino a 16 ore al giorno, ed erano sottoposti ad un arbitrario ‘sistema sanzionatorio’ che decurtava dalle loro già povere paghe somme di denaro variabili per ogni ‘errore’ o comportamento non gradito.

L’operazione ‘Principi e Caporali’, messa a segno all’alba di oggi dai carabinieri, ha fatto luce sulle condotte di 8 aziende attive nel territorio di Stornara che, nel complesso, fatturano 6 milioni di euro all’anno.

I beni aziendali - capannoni e mezzi agricoli per un valore stimato di 10milioni di euro - sono stati sequestrati, mentre le aziende sono state sottoposte al controllo giudiziario. Eseguite 10 misure cautelari personali (due arresti in carcere, altrettanti ai domiciliari e sei soggetti sottoposti all’obbligo di firma).

Nel dettaglio, l’attività - coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia e condottadai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Manfredonia e da quelli del Nucleo Ispettorato di Foggia – permesso di accertare e documentare le condizioni di sfruttamento cui erano sottoposti numerosi braccianti extracomunitari, per lo più provenienti dall’Africa. Le indagini, avviate nel giugno scorso, hanno preso le mosse dalla diffusa situazione di illegalità radicata nelle campagne del foggiano, non indifferente ai carabinieri che quotidianamente svolgono servizi di controllo del territorio in quell’area.

Numerosi furgoni, quasi sempre privi di assicurazione e modificati nelle caratteristiche costruttive per consentirne il trasporto anche di 20/25 persone in luogo delle 9 previste per quel tipo di mezzi, è la situazione che giornalmente ci si trova a vedere passando per le campagne. A bordo di furgoni e autovetture vetuste si vedono giovani braccianti che per guadagnare qualche soldo si prestano a lavorare anche in condizioni di evidente sfruttamento. Servizi di osservazione e pedinamento sono bastati ai carabinieri per comprendere le dinamiche: i braccianti, quasi tutti africani, venivano prelevati dalla baraccopoli di Borgo Mezzanone e da li, a bordo di precari automezzi, venivano trasportati nelle vicine campagne di Stornara, per poi essere impiegati a lavoro nei campi a ritmi estenuanti, spesso senza i previsti dispositivi di protezione individuale e soggetti a controlli serrati da parte dei caporali.

La chiara fotografia della situazione rappresentata alla Procura della Repubblica di Foggia, ha permesso di avviare l’indagine denominata ‘Principi e Caporali’ attiva da luglio a ottobre 2020, condotta oltre che attraverso numerosissimi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, anche con il fondamentale ausilio delle attività tecniche di intercettazioni telefoniche, grazie alle quali è stato possibile cristallizzare il sistema di selezione e reclutamento della manodopera messo in piedi dai proprietari delle aziende incriminate, padre e due figli, che avvalendosi di stretti e fidati collaboratori, italiani e non, avevano messo in piedi un apparato ‘quasi perfetto’, che andava dall’individuazione della forza lavoro necessaria per la lavorazione dei campi, al reclutamento della stessa, fino al sistema di pagamento, risultato palesemente difforme rispetto alla retribuzione stabilita dal CCNL, nonché dalla tabella paga per gli operai agricoli a tempo determinato della provincia di Foggia.

Le buste paga, infatti, sono risultate non veritiere, poiché nelle stesse venivano indicate un numero di giornate lavorative inferiori a quelle realmente prestate dai lavoratori, senza tener conto dei riposi e delle altre giornate di ferie spettanti. I lavoratori, tra l’altro, non venivano neanche sottoposti alla prevista visita medica. Agli indagati viene contestato - a vario titolo - l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. Tra questi vi sono tre intermediatori illeciti e reclutatori della forza lavoro provenienti da Costa d’Avorio, Senegal e Guinea, i titolari delle attività - padre 66enne e i due figli di 40 e 31 anni - quali utilizzatori della manodopera,  i gestori delle assunzioni e dei pagamenti dei lavoratori nonché gli addetti al controllo sui campi dei braccianti che in concorso, assumevano, utilizzavano o comunque impiegavano manodopera costituita da decine di lavoratori africani, sottoponendo gli stessi lavoratori a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno.

In particolare, gli indagati, in concorso hanno reclutato e impiegato a vario titolo manodopera a basso costo, per destinarla alla coltivazione di terreni agricoli in violazione, in violazione dei contratti collettivi nazionali, pagando i braccianti circa 4 euro anziché 7; della normativa di settore relativa all’orario di lavoro e ai periodi di riposo; della materia di sicurezza e igiene sul luogo di lavoro, in quanto impiegavano i suddetti lavoratori senza fornire loro dispositivi per la prevenzione degli infortuni (guanti, scarpe, abbigliamento ecc.), necessari allo svolgimento delle mansioni cui venivano adibiti e, anzi, li costringevano, ove necessari, ad acquistarli a loro spese o gli venivano decurtati dalla paga mensile.

Aspetto non meno rilevante, è il controllo serrato cui i braccianti erano sottoposti, attuato dai caporali su istigazioni degli indagati, che altresì comminavano loro anche delle arbitrarie sanzioni disciplinari, prive di ogni garanzia di legge come, ad esempio, sottraendo € 1 di paga dalla retribuzione in quanto risultava errato il conteggio dei cassoni di pomodori raccolti o minacciando il licenziamento salvo riparo del danno che involontariamente avevano creato, come ad esempio quando durante i lavori venne danneggiato il lucchetto di una saracinesca per il quale pretesero il pagamento di una somma, o ancora il pagamento di una somma per poter essere inseriti nella lista dei braccianti da assumere e tenere in considerazione per lavori futuri.

Le complesse ed articolate indagini svolte dai militari del NOR della Compagnia di Manfredonia e da quelli del Nucleo Ispettorato del Lavoro sono state effettuate con il prezioso supporto di personale del progetto SU.PRE.ME. - che mira a realizzare un’azione di sistema interregionale, con misure indirizzate all'integrazione socio-lavorativa dei migranti come prevenzione e contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura - che ha messo a disposizione delle indagini un mediatore culturale, impiegato dai carabinieri nelle attività tecniche di intercettazioni telefoniche quale valido e fondamentale interprete, il cui contributo ha avuto un peso considerevole per il buon esito dell’indagine.

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