Cronaca

Dalla Turchia al Gargano chiusi nella stiva di una barca: 8 giorni in mare senza viveri, arrestati scafisti

Brillante operazione della Guardia di Finanza e della Procura di Foggia, che a 24 ore dall'ultimo sbarco di migranti sul Gargano ha assicurato i presunti scafisti alla giustizia: risponderanno di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

La conferenza stampa

Non una ‘carretta del mare’, ma una lussuosa imbarcazione da diporto battente bandiera americana, scelta con l’obiettivo di eludere i controlli in mare. Tutt’altro che lussuose, invece, erano le condizioni dei 38 migranti - 10 uomini, 11 donne 17 minori, tutti di etnia curda - che a bordo di essa, dalla Turchia, hanno raggiunto le coste del Gargano, sbarcando clandestinamente nella notte tra il 7 e l’8 giugno scorsi.

Nella stiva dell’imbarcazione a vela, per 8 giorni e 8 notti, i migranti hanno viaggiato stipati nell’angusto spazio sottocoperta, con un solo bagno a disposizione, senza né cibo né acqua ad eccetto di quanto erano riusciti ad imbarcare con sé. Il ‘viaggio della speranza’ – il terzo in due mesi registrato sulle coste del Gargano – era costato loro dai 7mila agli 11mila euro, in base al porto d’imbarco di ognuno.

LE IMMAGINI DEL BLITZ

Le immediate indagini avviate dalla Guardia di Finanza, con il coordinamento della Procura di Foggia, hanno permesso di individuare nel giro di 24 ore non solo l’imbarcazione a bordo della quale era stata appena conclusa la traversata, ma anche i tre presunti scafisti, tutti destinatari di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta di tre cittadini ucraini, sorpresi a bordo dell’imbarcazione già ripulita di ogni traccia di bivacco, pronta a confondersi con le altre imbarcazioni turistiche che in questo periodo veleggiano in Adriatico.

In manette sono finiti Nikolaiev Serhii, 44enne individuato come il capitano dell’imbarcazione, Khmelyk Vitalii di 30 anni, meccanico, e Yarush Volodymyr di 43 anni, marinario. I tre uomini sono stati riconosciuti dai migranti, cui sono state mostrate le immagini dei loro passaporti durante le operazioni di soccorso. L’imbarcazione, invece, è stata riconosciuta anche grazie ad alcuni brevi video girati con i telefoni cellulari al momento dell’imbarco dai migranti stessi.

INDAGINE DA MANUALE

Si è trattato, come ha sottolineato il procuratore reggente, Francesca Romana Pirrelli, di una operazione ‘da manuale’, che nel giro di 24 ore è riuscita a ricostruire tratte, intercettare imbarcazioni, raggiungere ed identificare persone in alto mare, tutto sull’onda del pathos (da qui il nome dell’operazione) che una vicenda di questo tipo genera e porta con sé. “Ci siamo trovati faccia a faccia con una umanità derelitta e con chi deliberatamente sfrutta questa condizione”, ha spiegato.

Le indagini, immediate, smart, sono partite subito aver intercettato i migranti sbarcati lungo la SP 53, tra Vieste e Mattinata. Mentre a terra erano partite le operazioni di identificazione degli stessi, in collaborazione con militari dell’Arma dei carabinieri e di mediatori culturali della Prefettura di Foggia, è stato attivato il Reparto Operativo Aeronavale di Bari che ha provveduto, nell’ambito del dispositivo aeronavale di contrasto ai traffici illeciti via mare, integrato anche da assetti aerei ‘Frontex’, ad inviare in zona diverse unità navali per pattugliare il tratto di mare interessato all’evento.

Nel corso delle attività, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno acquisito rilevanti informazioni, condivise con personale del Roan di Bari, finalizzate ad individuare l’imbarcazione interessata all’illecito traffico. Poche ore dopo, l’imbarcazione è stata individuata a largo: la componente specialistica navale del Corpo ha intercettato un'imbarcazione sospetta denominata "Kala", battente bandiera del Delaware (U.S.A.), con a bordo tre soggetti di nazionalità ucraina e che a dispetto della bandiera, non parlavano e non comprendevano la lingua inglese. Il natante è stato quindi trasportato presso gli ormeggi della Stazione Navale di Bari per gli accertamenti del caso.

I tre presunti scafisti sono in carcere: risponderanno del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I migranti rintracciati, invece, a conclusione delle operazioni di riconoscimento condotte da personale della questura di Foggia, sono stati accompagnati presso un centro di accoglienza di Crotone. “Il contrasto ai flussi migratori irregolari via mare - spiegano dalle Fiamme Gialle - mira ad assicurare alla giustizia criminali senza scrupoli ed alla salvaguardia della vita umana per scongiurare ulteriori tragedie, come recenti naufragi testimoniano.

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