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La strategia del terrore dietro le estorsioni agli agricoltori sul grano: arrestati il sammarchese Ferro e il sodale imprenditore. "Nessuna denuncia"

E’ quanto scoperto dai carabinieri. Due le misure cautelari eseguite, una a carico di un pregiudicato della zona (Luigi Ferro, destinatario di misura in carcere), l’altra a carico di un imprenditore 50enne della zona, ai domiciliari, titolare della ditta che aveva preso il monopolio in zona

Grazie ad una strategia di terrore, basata sul ‘peso’ criminale di uno dei due arrestati, erano riusciti a guadagnarsi il monopolio del servizio di mietitura del grano, nella vasta area agricola che va da San Marco in Lamis a San Severo.

E’ quanto scoperto dai carabinieri della Compagnia di San Giovanni Rotondo che, coadiuvati dai ‘Cacciatori di Puglia’, hanno arrestato due persone con l’accusa di estorsione ambientale aggravata, in concorso.

Nel dettaglio, sono state eseguite due misure cautelari personali: una a carico di un pregiudicato della zona - Luigi Ferro destinatario di misura in carcere - l’altra a carico di un imprenditore 50enne titolare della ditta che aveva preso il monopolio in zona, sottoposto agli arresti domiciliari.

I due, in concorso tra loro, con minaccia di danneggiamenti e violenza, costringevano di fatto gli imprenditori agricoli a servirsi della ditta da loro controllata per la mietitura, e a cedere anche parte del guadagno allo stesso Ferro.

In caso di ingaggio di ditta diversa da quella da loro controllata, gli imprenditori agricoli subivano pressioni e successivi danneggiamenti. Gli agricoltori, inoltre, erano obbligati a ricoverare i loro mezzi in un deposito controllato dagli indagati dietro pagamento di cifre variabili - dai 1000 ai 4000 euro all’anno - per evitare problemi e danneggiamenti di sorta.

Si tratta, spiegano i militari, di un’attività molto complessa e ricostruita a ritroso nel tempo, scaturita dal ritrovamento occasionale di due block notes, sui quali erano annotate cifre e numeri.

I dati coprivano un arco temporale molto ampio (dal 2015 ad oggi) e - è stato appurato - facevano riferimento alle pesature quotidiane del raccolto dei cereali gestite dall’organizzazione. 

I blocchi sono stati recuperati dai militari nel 2017, nell’ambito delle perquisizioni a tappeto eseguite a carico di pregiudicati della zona, eseguite a seguito del quadruplice omicidio avvenuto a  San Marco in Lamis, dove - nell'agguato al boss Romito e al cognato Matteo De Palma - persero la vita anche i fratelli Luciani, due onesti agricoltori trovati a passare per caso sul luogo dei fatti.

L’attività ha quindi permesso di accertare, attraverso le testimonianze di numerosi soggetti - circa una ventina di agricoltori, quasi tutti ultrasessantacinquenni e molti dei quali reticenti -  il quadro di una costante e ben organizzata attività criminale, la quale si è avvalsa della forza intimidatrice e coercitiva al fine di privare gli agricoltori di zona della capacità di autodeterminarsi nella scelta delle ditte di cui servirsi per la mietitura di orzo e grano, pena danneggiamento dei mezzi di lavoro o altre forme di violenza.

I due, infatti, costringevano gli imprenditori agricoli di zona ad ingaggiare, per la mietitura, la ditta da loro controllata cedendone parte del guadagno; qualora qualcuno avesse deciso autonomamente di rivolgersi ad altre ditte per la mietitura, queste sarebbero state costrette a ‘fuggire’, come infatti accaduto, senza nemmeno intascare il guadagno per il lavoro svolto.

Gli agricoltori di zona, la gran parte dei quali di San Marco in Lamis, sono stati inoltre costretti ad accettare di far pascolare, nei propri terreni, gli animali di proprietà di uno degli indagati a titolo gratuito, oltre ad essere obbligato a consegnare parte del raccolto senza alcuna altra lecita motivazione, nonché cedere gratuitamente la paglia che rimaneva sul terreno al termine della mietitura.

“E’ chiaro come uno dei due indagati abbia spadroneggiato e dettato legge, indisturbato nel piegare gli agricoltori alla sua volontà, avvalendosi della loro fama criminale”, spiegano i militari. Sulla vicenda sono in corso ulteriori accertamenti, finalizzati anche a collegare eventuali episodi di danneggiamenti o incendi di campi alla vicenda.

Una ventina i nomi ricorrenti appuntanti nei brogliacci recuperati dai militari: nessuno di questi, nei sei anni presi in esame dall’indagine, trova riscontro in segnalazioni o denunce presentate per minacce, intimidazioni, estorsione o danneggiamento.

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