Pubblica foto sui social con due buste di marijuana e banconote da 50 e 100 euro: è tra i 13 arrestati di 'Terminal'

Lo spaccio “al dettaglio” avveniva soprattutto nella zona adiacente al capolinea delle corriere di San Marco in Lamis, e quindi da qui la denominazione dell’operazione “Terminal”.  "Ci vediamo dietro la Sita”. Era questa la frase ricorrente, l’accordo ormai codificato, tra assuntori e spacciatori. Qui avveniva lo spaccio della droga e qui, il più delle volte, anche l’effettivo consumo.

In merito ai 13 arresti compiuti questa mattina principalmente a San Marco in Lamis, durante le indagini è emersa la spregiudicatezza e sfrontata superbia di uno degli indagati che sui social aveva postato alcune foto che lo ritraevano con due grosse buste di marijuana e mazzette di banconote da 50 e 100 euro che rappresentavano, verosimilmente, il ricavato dell’attività di spaccio.

L’indagine, svolta in tempi record, era iniziata nel mese di ottobre 2019 e terminata nel febbraio scorso, ed aveva tratto origine da un controllo effettuato da una pattuglia della stazione di San Marco in Lamis nei confronti di un giovane consumatore del luogo che aveva acquistato una dose di marijuana. Gli accertamenti successivi, supportati da approfondimenti informativi, pedinamenti ed appostamenti, affiancati da sofisticate attività tecniche, quali intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali, installazione di telecamere nascoste in vari punti del paese e di foto trappole in aperta campagna avevano permesso di ricostruire ed accertare numerosi episodi di cessione di sostanze stupefacenti, prevalentemente marijuana e cocaina, per quantitativi complessivamente rilevanti. 

Lo spaccio “al dettaglio” avveniva soprattutto nella zona adiacente al capolinea delle corriere di San Marco in Lamis, e quindi da qui la denominazione dell’operazione “Terminal”.  "Ci vediamo dietro la Sita”. Era questa la frase ricorrente, l’accordo ormai codificato, tra assuntori e spacciatori. Qui avveniva lo spaccio della droga e qui, il più delle volte, anche l’effettivo consumo.  

Le telecamere nascoste avevano consentito di accertare che i giovani indagati avevano trasformato la fermata del bus, frequentata da tantissimi studenti, anche minorenni, in un vero e proprio “mercato della droga” dove era sempre possibile procurarsi la “roba”, sia di giorno che la sera.   

L’attività investigativa, oltre allo spaccio al dettaglio, ha anche consentito di far luce sui “canali di produzione”. Nei terreni riconducibili agli indagati, situati nelle campagne di San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico e San Giovanni Rotondo, nel corso dell’indagine erano stati eseguiti svariati sequestri di marijuana e cocaina a scopo di riscontro delle attività tecniche. 

La droga veniva nascosta all’interno di bidoni o di barattoli di dimensioni più ridotte, occultati sotto terra o all’interno di muretti a secco.

L’utilizzo di strumenti investigativi particolari quali le fototrappole, ma soprattutto, sempre gli impegnativi servizi di osservazione, effettuati anche di notte con l’utilizzo di visori notturni, hanno inoltre consentito di riprendere gli indagati che si recavano in aperta campagna, in zone boschive e impervie, per prelevare e/o celare la sostanza stupefacente.

Nel complesso erano stati sequestrati circa dieci chili di marijuana e 50 grammi di cocaina, da cui si sarebbero potuti ricavare complessivamente circa cinquantaseimila dosi, per un valore di mercato stimato, stando alle tabelle ministeriali, in circa trecentomila euro. 

Nel corso dell’attività i carabinieri di San Marco in Lamis avevano anche fermato un soggetto di Vieste, in trasferta per acquistare la sostanza stupefacente.  Quella volta gli era stata sequestrata una busta con 300 grammi circa di marijuana.

Quelli della Compagnia di Lucera, invece, su indicazione dei colleghi di San Giovanni Rotondo avevano proceduto all’arresto di un altro soggetto, della provincia di Campobasso, trovato in possesso di 50 grammi di marijuana che gli era stata ceduta poco prima da uno degli arrestati. 

Numerosi, inoltre, erano stati i sequestri di piccole quantità a carico dei vari assuntori, tutti segnalati alla Prefettura di Foggia.  

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Tali riscontri hanno quindi consentito di redigere un’informativa conclusiva che, elaborata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, è sfociata nella richiesta di misura cautelare poi emessa dal GIP del Tribunale, ed  eseguita nelle prime ore di oggi.

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