Cronaca Cerignola

Ecco come la droga viaggiava sull’asse Cerignola-Potenza: 16 misure di custodia cautelare

In carcere i cerignolani Giovanni Sciusco ('67), Roberto Tarantino ('79) e Raffaele Cassano ('74). Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e dalla GdF di Potenza. Il sodalizio criminale era guidato da Rocco Santarsiero

A seguito di indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Potenza e condotte da personale della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, ieri mattina è stata data esecuzione ad un’ordinanza applicativa di 16 misure cautelari personali disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Potenza nei confronti di tali Rocco Santarsiero (‘83), Claudio Cioffredi (‘84) – attualmente dimorante a Milano –, Giovanni Sciusco (’67), Roberto Tarantino (’79) e Raffaele Cassano (’74) – questi ultimi tre dimoranti a Cerignola (tutti destinatari di misura cautelare in carcere).

E ancora: Alessandro Sambataro (’84), Mirco Nucito (’88), Giovanni Antonio Cerverizzo (’87), Daniele Caporaso (’75), Antonio D’Aversa (’68) e Lucia Barile (‘87), tutti dimoranti a Potenza e destinatari di misura cautelare degli arresti domiciliari). Gabriele Teodoro Barbetta (‘77) di Melfi Maurizio Bochicchio (’90) di Avigliano, Pasuale Antonio Ciciriello (’88) di Potenza, Laviero Salvia (’78), di Tito, Oreste Doria (’80) di Picerno tutti destinatari dell’obbligo quotidiano di presentazione alla p.g.).

I reati rispettivamente contestati sono quelli previsti dagli artt. 73 e 74 D.P.R. n. 309/90 tra il 2012 e il 2015. L’ordinanza cautelare rappresenta l’epilogo di una complessa attività d’indagine condotta dalla Squadra Mobile (Sezione Antidroga) della Questura di Potenza e dal GICO (Sezione GOA) della Guardia di Finanza di Potenza (intercettazioni telefoniche ed ambientali; tabulati telefonici; servizi di pedinamento ed osservazione; sequestri di stupefacente e denaro; analisi chimiche; dichiarazioni di 2 testimoni); attività compendiata nella richiesta di questa D.D.A., che ha consentito di delineare un quadro indiziario di indubbia gravità, preoccupante ed allarmante allo stesso tempo, avendo disvelato l’operatività in questa provincia di un sodalizio criminoso che ha mostrato una significativa capacità organizzativa, con un’attenta distribuzione di compiti ed un'apprezzabile efficienza.

L'avvio dell’indagine si deve ad alcune risultanze investigative evidenziatesi nel corso di altre e precedenti attività svolte sul fronte del contrasto agli stupefacenti, risalenti al 2012 e che davano ragione di ritenere, in particolare, come alcuni soggetti allora indagati fossero ad un livello delinquenziale superiore rispetto ad altri e fossero associati nel commettere delitti della stessa specie, sia per la frenetica attività di spaccio, sia per i personaggi a cui facevano capo.

Si è aperto così uno scenario molto ampio, costituito da ramificati traffici di sostanze stupefacenti riconducibili a due gruppi criminali operanti a Potenza e Cerignola, uniti da intrecciati meccanismi di fornitura e di approvvigionamento. Gli indagati principali hanno dimostrato di essere pienamente consapevoli di operare nell'ambito di un'unica associazione, contribuendo in modo durevole e costante al suo mantenimento, ovvero al raggiungimento del fine comune: mantenere in vita la linea di smercio, attraverso la regolare cadenza degli acquisti di stupefacente da parte del gruppo di potentini, così traendone “tutti” il massimo del profitto.

Le numerose conversazioni captate hanno confermato l’esistenza del comune patto associativo e la cointeressenza nella gestione del traffico illecito di stupefacenti. Le singole iniziative delittuose (le ipotesi di reato contestate risultano in totale 349, per altrettanti episodi di vendita/acquisto/cessione di droghe, cui si aggiungono soltanto pochi episodi legati ad estorsioni finalizzate al recupero dei crediti ed armi ) sono state realizzate di volta in volta attraverso il coinvolgimento di una vasta platea di tre soggetti (in totale gli indagati risultano 54), con una ben precisa ripartizione di compiti e di ruoli.

La base operativa nella quale gli odierni destinatari di misura s’incontravano per discutere e preparare la commissione dei vari reati aveva sede a Potenza, in particolare presso le abitazioni di Rocco Santarsiero e Claudio Cioffredi. Ed è a questi ultimi che è da ricondursi la febbrile attività di acquisto e cessione a terzi degli stupefacenti, attraverso la trasmissione di ordini ed informazioni coperte e garantite dall'utilizzo di un comune linguaggio criptico (riferimenti in codice non solo alla tipologia e quantità della sostanza, ma anche al personale delle FF.OO.), e l’osservanza di precise regole di condotta, che i due suddetti affiliati si impegnavano a far rispettare da coloro che ricoprivano ruoli di sott'ordine, spesso ricorrendo ad atteggiamenti duri.

L’intero gruppo poggiava su un sistema ben congegnato di controllo del territorio. Così nella programmazione dei viaggi verso Cerignola, oltre che porre particolare attenzione e cautela nell'uso e scelta del mezzo di trasporto da impiegare, privilegiando autovetture di soggetti non associati per non destare l'attenzione delle Forze di Polizia, e ricorrendo pure ad un sistema di “staffetta” (attraverso una prima autovettura fatta seguire da una seconda utilizzata per il trasporto della droga), si badava pure ad organizzare un adeguato servizio di “vedette” in occasione del rientro a Potenza, per segnalare subito 1’eventuale arrivo delle forze dell'ordine.

Gli associati curavano pure la fase del taglio della droga, allo scopo di incrementare notevolmente il quantitativo di stupefacente da vendere (il più delle volte nei pressi delle loro abitazioni) ed i relativi guadagni. Anche verso la regione Campania si sono contati numerosi viaggi, effettuati principalmente dai capi dell’associazione, che lì si recavano, e precisamente nel noto "Rione Traiano" di Napoli, quartiere Soccavo, per incontrarsi con alcuni membri di una nota famiglia locale.

E d’altra parte a gravare sul conto del Santarsiero, vi sono anche e le dichiarazioni rese da un quarto collaboratore di giustizia, che ne aveva già in passato descritto lo spessore criminale. Il gruppo di potentini risulta aver fatto molto affidamento su una indagata, che poteva contare ottime referenze presso ii sodalizio criminoso di Cerignola, dal quale sono provenute nel tempo le più significative partite di stupefacente. Tali rapporti hanno garantito all'organizzazione potentina una sicura fonte di approvvigionamento di sostanza stupefacente, al punto da far assumere anche ai rifornitori pugliesi la veste di stabili associati della medesima compagine criminosa.

In alcune occasioni gli stessi pusher residenti a Cerignola si sono recati nel capoluogo potentino per approvvigionare il gruppo di sostanza stupefacente o per recuperare il denaro. A rendersi partecipi al sodalizio criminoso, acquisendo man mano importanza, sono stati pure altri indagati, anche potentini, che hanno assunto svariate mansioni, offrendo un valido contributo sia in occasione dei viaggi verso Cerignola che nelle successive fasi di vendita della sostanza, fino a fungere da "guardaspalle" del Santarsiero nella risoluzione di problematiche affrontate con terzi soggetti.

Ad emergere nel corso delle attività sono state però pure pusher di “piazza” di prima linea, che rifornendosi dal gruppo potentino immetteva la sostanza stupefacente in località Picerno, avvalendosi in ciò anche di altri soggetti, con i quali hanno instaurato un canale di smercio di eroina col capoluogo partenopeo; ancora una figura di spicco del panorama criminoso del melfese, che ha a sua volta rifornito di sostanze stupefacenti Santarsiero – consumando in danno di quest’ultimo pure condotte di estorsione finalizzate al recupero dei crediti.

Da evidenziare infine la circostanza più volte dimostrato della disponibilità di armi, anche clandestine; disponibilità resa manifesta anche da un sequestro operato nei confronti del Santarsiero. Nel corso dell’attività sono stati individuati più di centottanta acquirenti, una buona parte dei quali ha riferito in ordine ad altri numerosi episodi di cessione che hanno così ulteriormente alimentato le ipotesi contestate. La restante parte ha invece deciso di rendere dichiarazioni false e/o reticenti, rendendosi così responsabile di favoreggiamento personale.

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