Fermati con maschere di gomma e armi pronte a sparare: così i carabinieri sventano omicidio

Si tratta del 39enne Giovanni Putignano, di Torremaggiore, del 28enne Angelo Bonsanto, di Lesina, di Nicola Paradiso 37enne di Torremaggiore e di Tommaso Alessandro D’Angelo, 32enne foggiano vicino alla batteria dei Moretti-Pellegrino-Lanza

La “staffetta” scooter-auto era appena partita da un garage in via Trieste, a Torremaggiore. A bordo dei due mezzi, quattro persone tutte pregiudicate, tutte travisate e armate fino ai denti. Per i carabinieri del nucleo investigativo giunti in rinforzo in Capitanata per i gravi fatti di sangue degli ultimi giorni, il commando era pronto per commettere un omicidio.

E’ questa l’ipotesi che si fa strada tra i militari, che nel pomeriggio di ieri hanno arrestato in flagranza di reato quattro persone, accusate di detenzione e porto abusivo di armi alterate e ricettazione. Si tratta del 39enne Giovanni Putignano, imprenditore di Torremaggiore, del 28enne Angelo Bonsanto, ristoratore di Lesina, di Nicola Paradiso 37enne di Torremaggiore e di Tommaso Alessandro D’Angelo, 32enne di Foggia, ritenuto dagli inquirenti vicino alla batteria dei Moretti-Pellegrino-Lanza. 

Già da tempo, i carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Foggia stavano monitorando alcuni movimenti sospetti attorno al garage in questione, di proprietà di un uomo di Torremaggiore incensurato, ma dato in affitto ad uno dei quattro indagati. L’intuizione dei militari si è rivelata fondata ieri pomeriggio, quando i quattro sono stati bloccati armati - in auto sono state trovate tre pistole con matricola abrasa, una calibro 9x21 e due revolver, tutte con colpo in canna - e pronti a travisarsi con maschera di gomma, cappellini e berretti, oltre a guanti in lattice.

I mezzi a bordo dei quali viaggiavano i quattro sono risultati entrambi rubati - si tratta di uno scooter Yamaha TMax, rubato a Pescara e di una Fiat 500L asportata nel Barese - e con targhe contraffatte. Sulle armi sequestrate, verranno effettuati al più presto accertamenti tecnici ad opera del Ris di Roma per individuare eventuali tracce di dna e per comprendere, attraverso comparazioni balistiche, se le stesse armi siano state utilizzate in recenti agguati o fatti di sangue. 

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Una operazione importante sul campo della prevenzione dei reati, che solo per la freddezza e la lucidità dei carabinieri intervenuti non è sfociata in un conflitto a fuoco con i quattro indagati. Al momento, sono in corso indagini per capire chi fosse il potenziale obiettivo della presunta “spedizione punitiva”, e se questa fosse da inserirsi nella guerra di mafia in atto nei principali “feudi” del Foggiano.

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