Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca Apricena

Cocaina dall’Olanda per rifornire le piazze foggiane: blitz ad Apricena e Poggio Imperiale, 6 arresti

In manette esponenti dei presunti clan Di Summa e Ferrelli. 500 gli episodi di spaccio accertati tra Torremaggiore, Apricena e San Nicandro Garganico per un giro d'affari di 20mila euro al mese

Blitz antidroga alle prime luci dell’alba ad Apricena e Poggio Imperiale, dove 80 carabinieri del comando provinciale di Foggia, con l’ausilio di unità cinofile e di un elicottero dell’Arma, hanno dato  esecuzione a sei ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti dei presunti clan Di Summa e Ferrelli.

GLI ARRESTATI | Con l’accusa di importazione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, nonché estorsione, detenzione e porto illegale di armi da sparo, in merito ai provvedimenti emessi dal GIP del Tribunale di Lucera e su richiesta della locale procura federiciana, sono scattate le manette sei persone. Contestualmente sono stati notificati 26 avvisi di garanzia ad altrettanti indagati nei confronti dei quali sono stati eseguiti decreti di perquisizione ordinati dalla Procura della Repubblica di Lucera.

Le indagini si sono basate su una complessa attività di intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che su numerosi servizi di riscontro. Allarmanti i bilanci dell’inchiesta che ha avuto come epicentro Apricena e Poggio Imperiale: più di 500 gli episodi totali di spaccio accertati dagli investigatori per un giro d’affari stimato intorno ai 20mila euro settimanali. L’inchiesta ha colpito in particolare i presunti clan “Di Summa – Ferrelli” che gli inquirenti hanno definito “una radicata ed aggressiva organizzazione criminale con base operativa che importava ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana  dall’Olanda e dalla Germania”

LE CONVERSAZIONI | Dato di estremo interesse è quello costituito dall’uso, per così dire, in comproprietà di utenze telefoniche destinate all’attività delittuosa. Sofisticato il sistema di comunicazione tra gli indagati. Quasi tutti utilizzavano pressoché costantemente un linguaggio criptico in grado di non rivelare l’identità delle persone che dialogavano e l’oggetto reale delle conversazioni: venivano utilizzati un vero e proprio codice convenzionale ed espressioni gergali, che gli interlocutori utilizzavano per far intendere a chi ascoltava quale fosse l’oggetto delle richieste rivoltegli. Per indicare lo stupefacente, si utilizzavano le parole “orologi Cartier” , “pietre”, “stella” o “cuore”. 

I NOMI DEGLI ARRESTATI

I VIAGGI DALL’OLANDA E LO SPACCIO | Per effettuare i frequenti viaggi dall’Olanda, dove si trovavano Di Summa Salvatore e Ferrelli Vincenzo, e per non dare nell’occhio, l’organizzazione criminale aveva ingaggiato corrieri “insospettabili”. Ogni spostamento era caratterizzato da continui contatti telefonici tra gli indagati, finalizzati a rassicurarsi della buona riuscita della consegna.  Viaggi che talvolta riservavano delle inaspettate complicazioni.

In una circostanza Ferrelli Leonardo era partito con un complice per raggiungere in Olanda i sodali Di Summa Salvatore e Ferrelli Vincenzo che avevano contrattato l’acquisto di una rilevante partita di cocaina. Giunti all’altezza di Trento, l’auto su cui viaggiavano, acquistata per l’occasione, aveva avuto grossi problemi meccanici. Il guasto aveva costretto i due corrieri ad un inglorioso rientro in treno ad Apricena, provocando l’indignazione dei sodali in Olanda che avevano perso la possibilità di spedire il carico di cocaina in Italia.

I “viaggi” fruttavano ai corrieri diverse migliaia di euro. Significative le parole proferite da Ferrelli Leonardo nel corso di una telefonata intercettata, quando cioè ipotizzava di comprarsi un appartamento con i soldi ricavati dalla vendita della cocaina importata in Italia: «adesso mi devo riprendere un’altra volta… adesso come mi riprendo… mi compro pure la casa…». Arrivata in Italia, la cocaina veniva smistata nelle piazze di Torremaggiore, Apricena e San Nicandro Garganico.

In particolare, Martello Luigi  era stato delegato per gestire i vari spacciatori. Era lui, infatti, che forniva loro le dosi di cocaina e hashish da spacciare al minuto ed a lui veniva consegnato il corrispettivo dell’attività di spaccio compiuta con un comune metodo operativo conosciuto anche dagli acquirenti, i quali adeguavano le proprie condotte e gli strumenti di comunicazione a tale metodo.

BLITZ ANTIDROGA: IL VIDEO

NON SOLO SPACCIO | Non sempre però le cose sono andate nel verso giusto. Lo spaccio ha subito un duro colpo per l’arresto al casello di Poggio Imperiale di un corriere proveniente dall’Olanda con un carico di oltre 1 kg di cocaina rinvenuta all’interno della sua Fiat Marea. Successivamente, sono stati sequestrati all’interno dell’autovettura di uno degli indagati, nipote dei fratelli Di summa, dove erano occultati, 263mila euro in contanti. L’indagine ha, altresì, documentato che alcuni degli indagati potevano vantare la disponibilità di armi da fuoco che spesso venivano utilizzate per intimidire pusher “infedeli” o acquirenti in ritardo coi pagamenti, o per risolvere controversie con altri pregiudicati. In alcuni casi sono state accertate vere e proprie estorsioni, come quelle contestate a Di Summa Massimo, che in un’occasione aveva picchiato e minacciato di morte un tossicodipendente per costringerlo ad acquistare l’hashish da lui anziché da altri spacciatori a San Severo.

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