Sgominata banda criminale: hanno fatto saltare in aria l'abitazione di un imprenditore. Il capo di Cerignola tra i cinque arrestati

A eseguire gli arresti sono stati i carabinieri della Compagnia di Montesilvano, in Abruzzo, nel corso di una complessa attività di indagine. Denunciate in stato di libertà anche altre 20 persone e sequestrati beni per un valore di diverse centinaia di migliaia di euro provento di illecita attività

Estorsione, riciclaggio, truffa e altri reati: sgominata all'alba di oggi la banda abruzzese 'diretta' e coordinata dalla Puglia, con tanto di disponibilità di armi e munizioni sequestrate dai carabinieri nel dicembre 2018 a Cerignola.

Sono in totale cinque le persone tratte in arresto dai carabinieri della compagnia di Montesilvano nel corso di una complessa attività di indagine. Denunciate in stato di libertà anche altre 20 persone e sequestro di beni per un valore di diverse centinaia di migliaia di euro provento di illecita attività.

L’attività investigativa trae origine da due gravi eventi delittuosi di matrice estorsiva registrati la notte del 14 agosto 2018 e alle prime ore del 18 novembre  2018 a Città Sant’Angelo in provincia di Pescara, ai danni di un imprenditore del luogo.

Il primo afferente l’incendio di un autocarro e il danneggiamento di un’autovettura attinta da colpo di pistola ad un pneumatico, mezzi entrambi in uso alla vittima; il successivo, più rilevante, riguarda l’esplosione di un potente ordigno rudimentale collocato davanti all’abitazione dell’imprenditore che danneggiava irrimediabilmente l’immobile della vittima, nonchè i muri esterni e interni di un appartamento in ristrutturazione di un prossimo congiunto.  

In conseguenza di quest’ultimo evento il personale del nucleo operativo procedeva al sequestro dell’area interessata dall’esplosione, effettuava i rilievi tecnici fotografici che consentivano di rinvenire i frammenti dell’ordigno esploso ed acquisiva le prime immagini registrate dal sistema di videosorveglianza fatto appositamente installare nei pressi dell’abitazione dell’imprenditore subito dopo il primo episodio del 14 agosto  2018.

L’analisi delle stesse permetteva di ricostruire le fasi dell’evento delittuoso. Poco prima della mezzanotte un uomo sopraggiunto a bordo di un’autovettura, dopo averla parcheggiata nei pressi dell’abitazione interessata, collocava l’ordigno in corrispondenza del muro perimetrale si allontanava verso un vicino canneto, prima che si verificasse la violenta esplosione.  

Le risultanze acquisite dai sopralluoghi effettuati presso l’abitazione, le immagini acquisite, e la denuncia formalizzata dalla stessa vittima facevano emergere i primi sospetti su un ragazzo di Cerignola.

L’attività d’indagine proseguiva quindi con le operazioni di intercettazione telefonica  sulle utenze in uso alle persone coinvolte, al fine di verificare la genuinità delle  dichiarazioni rese dal denunciante, accertare il vero movente ed apprendere i fatti che  avevano originato i primi due gravi episodi criminosi collegati fra loro. 

La prolungata e complessa attività investigativa, non solo permetteva di accertare i contatti fra il soggetto cerignolano ed un altro di origine albanese, entrambi  con precedenti di polizia, ma di rilevare le certe responsabilità de due nell’ennesimo tentativo incendiario avvenuto il successivo 19 dicembre 2018, ancora  una volta ai danni del medesimo imprenditore, e di individuare il vero movente che si celava dietro la reiterata sequela di attentati intimidatori, rispettivamente i primi due avvenuti il 14 agosto 2018 e del 18 novembre 2018, e gli ultimi e più recenti del 19 dicembre 2018 e del 24 maggio 2019. 

Per quanto riguarda gli ultimi due, determinante e tempestivo è risultato l’intervento del personale del nucleo operativo di Montesilvano che monitorava l’abitazione della vittima sin dal 19 novembre 2018. In entrambi i casi venivano resi inermi due ordigni che avrebbero potuto creare seri pericoli per l’incolumità dell’imprenditore vittima di estorsione, della sua famiglia e di tutto il vicinato.

Il prosieguo dell’attività info-investigativa permetteva di accertare che all’origine degli attentati intimidatori a danno dell’imprenditore vi erano in verità i numerosi e più concreti interessi economici da parte di una vera e propria organizzazione criminale con a capo il cerignola, quale “dominus”, volta ad acquisire - mediante plurime e reiterate condotte estorsive - il controllo di varie attività commerciali (ndr. piccole aziende, night, supermercati, società ed altro) scelte ad hoc per “riciclare” e gestire i profitti illeciti, proventi di reiterate negoziazioni fraudolente poste in essere dal sodalizio in danno di molteplici attività commerciali, società finanziarie e di leasing sotto le mentite spoglie di società gestite da prestanomi come, attraverso la quale venivano portate a compimento circa 50 truffe a carico di medi e grandi imprenditori in campo nazionale.

In particolare si ricostruivano i livelli organizzativi dell’associazione per delinquere  finalizzata alla consumazione di plurime truffe mirate all’acquisizione fraudolenta di beni di elevato valore commerciale, reimpiegati in favore di terzi acquirenti o destinati all’espatrio, avvalendosi di soggetti “deboli” quali “prestanome”, principali interlocutori con le medie imprese e le grandi società commerciali, e quindi alla commissione di plurimi delitti quali estorsioni, ricettazione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, con  la certa individuazione del promotore e coordinatore del vincolo associativo nel cerignolano.

I gravi e numerosi elementi indiziari raccolti nel corso delle complesse indagini  effettuate fra l’agosto 2018 ed l’aprile 2021, attraverso le numerose conversazioni  intercettate, i contestuali servizi dinamici eseguiti anche fuori territorio di giurisdizione con elevati rischi per il personale operante a causa della disponibilità di armi ed esplosivi dei membri del sodalizio, utilizzate in alcuni casi9 per intimidire gli imprenditori e le altre parti offese, le perquisizioni ed i numerosi sequestri di documentazione finanziaria, fiscale e bancaria, hanno perfettamente dimostrato la  sussistenza del vincolo associativo fra 13 (tredici) delle 20 persone indagate.  

L’attività laboriosa e complessa, per lo più svolta nel delicato periodo epidemiologico, ha in sostanza permesso di accertare la perpetrazione di ben 70 reati complessivi in tema di associazione per delinquere finalizzata alla acquisizione diretta ed indiretta della gestione e del controllo di attività economiche, soprattutto nel campo commerciale, rivolta al conseguimento di plurimi ed ingenti vantaggi ingiusti, provento di delitti contro il patrimonio, quali intestazione fittizie di beni, riciclaggio, truffe, appropriazione indebita, ricettazione, nonché di delitti contro la persona, quali estorsioni e danneggiamenti, nonché di detenzione e porto di armi ed esplosivi. 

Gli esiti delle indagini, riepilogati in tre voluminose informative depositate nel periodo compreso fra l’aprile 2019 ed il settembre 2019 alla Procura della Repubblica di Pescara, avevano subito un lungo periodo di “stasi” sia a causa dell’emergenza pandemica, che dei procedimenti di impugnazione delle misure cautelari richieste a carico di tutti gli indagati dal P.M. dott. Andrea Di Giovanni che ha diretto tutte le  attività investigative – e quelle di opposizione promosse dai rispettivi legali, nonché dai successivi ricorsi per Cassazione.  

Nel frattempo il cerignola colpito dalla misura cautelare, a partire dal 30 marzo 2020 veniva dichiarato “latitante”. Le successive e mai interrotte attività di ricerca dell’indagato consentivano nel pomeriggio di catturarlo a Pescara. Il soggetto aveva cercato rifugio a Milano.

L'8 settembre 2020, in esecuzione all’ordinanza di misura cautelare divenuta “irrevocabile” l'11 luglio, personale del Nucleo Operativo della  Compagnia Carabinieri di Montesilvano riusciva a localizzare in Bollate, dove aveva tentato di sfuggire alla cattura, un altro indagato, che veniva tratto in arresto.

Il 9 giugno a Cerignola i carabinieri del Noe, in esecuzione all’ordinanza emessa in data 18 febbraio 2021 dal tribunale per il Riesame di L’Aquila divenuta irrevocabile il 27 maggio 2021, dopo la certa localizzazione in detta località, traeva in arresto due soggetti nei confronti dei  quali era stata disposta la custodia cautelare in carcere, associandoli alla casa circondariale di Foggia. Il giorno dopo, in Ascoli Piceno, lo stesso personale notificava la medesima ordinanza a un albanese sottoponendolo agli arresti domiciliari.

Il complesso dell’operazione ha consentito, quindi, di denunciare in stato di libertà venti persone per i reati di associazione per delinquere operante in campo nazionale10 e transnazionale11 finalizzata alla acquisizione diretta  ed indiretta della gestione e del controllo di attività economiche soprattutto nel campo commerciale rivolta al conseguimento di plurimi ed ingenti vantaggi ingiusti  (un giro di affari con profitti illeciti valutabili in circa 1 milione di euro), provento di  delitti contro il patrimonio, in species intestazioni fittizie di beni, riciclaggio, truffe, appropriazione indebita, ricettazioni, e delitti contro la persona, quali estorsioni,  sequestri di persona e danneggiamenti, delitti in materia di armi, in species  detenzione e porto di armi ed esplosivi.

Le vittime di tali attività illecite sono circa 40, medi e grandi imprenditori dimoranti nelle zone del pescarese, del teramano,  nelle Marche, in Umbria, in Emilia Romagna, in Lombardia.  Su ordinanza di custodia cautelare personale complessivamente sono state arrestate cinque persone, di cui tre in carcere e due ai domiciliari.

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