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Cronaca San Giovanni Rotondo

Fiamme sull'auto di un carabiniere: l'intimidazione all'Arma del gruppo di pusher capeggiato da una donna

Operazione Dea a San Giovanni Rotondo: sette soggetti sono ritenuti presunti responsabili dei reati di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, tentativo di incendio di autovettura in concorso ed anche evasione continuata.

I controlli antidroga dei carabinieri erano diventati sempre più stringenti nel centro storico di San Giovanni Rotondo, dove era stata allestita una ingente attività di spaccio di stupefacenti. Tanto da indurre il gruppo a lanciare un messaggio - una vera e propria intimidazione - ai militari della Compagnia della città di San Pio.

Si inquadra in questo contesto, infatti, il principio di incendio che, nei mesi delle indagini dell’operazione ‘Dea’ (qui i dettagli), ha interessato la vettura privata di un militare operante nella cittadina garganica. 

Gli indagati - 7 soggetti nel complesso, 4 colpiti dalla misura della custodia in carcere e 3 dalla misura dell’obbligo di dimora - sono ritenuti presunti responsabili dei reati di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, tentativo di incendio di autovettura in concorso ed anche evasione continuata.

Le indagini sono state svolte nei mesi tra marzo e luglio 2021 e, grazie ad attività tecniche e convenzionali, hanno permesso di svelare un ingente giro di spaccio di stupefacenti - perlopiù cocaina e hashish - che avveniva “a tempo pieno”, nel centro storico di San Giovanni Rotondo. Accertate dalle 50 alle 80 cessioni al giorni, a tutte le ore del giorno e della notte.

I pusher, o presunti tali, si rifornivano di stupefacente dalle piazze di San Severo e spacciavano in autonomia, nei pressi della propria abitazioni, aiutandosi a vicenda nel caso in cui qualcuno avesse esaurito anzitempo il proprio ‘tesoretto’.

A tirare le fila del gruppo, era una donna (soprannominata la ‘Dea’, che da il nome all’intera operazione) che si occupava di tenere sia i rapporti con i fornitori, che di impostare il ‘taglio’ dello stupefacente e lo spaccio al dettaglio. Gli assuntori - una frangia di utenti molto ampia, che va dallo studente al professionista - si recavano direttamente a casa del pusher di riferimento.

“Conigli” o “birre” il nome in codice con il quale veniva indicato lo stupefacente da acquistare. Nel corso delle indagini, inoltre, è stato effettuato anche il sequestro di 1 kg di cocaina purissima, primo duro colpo inferto dai militari dell’Arma all’organizzazione. Dopo le formalità di rito, quattro degli arrestati sono stati associati al carcere di Foggia, mentre per gli altri tre è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora. Nei prossimi giorni, gli indagati compariranno dinanzi al gip del Tribunale di Foggia per gli interrogatori di garanzia.

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