Omicidio: uccidono 34enne con un 'batticarne' perché non volevano essere sottomessi

Due braccianti agricoli polacchi, Damian Pawel Wasik Dariusz Kazimierz Hodorowics, sono accusati di aver ucciso Artur Dawid Prefeta, loro connazionale, in un'azienda agricola di San Giovanni Rotondo

Si era sistemato con una branda nella stanza adibita a dispensa dell’azienda agricola ‘Losito Pietro’ in contrada Fazioli a San Giovanni Rotondo, ma la notte tra il 6 e il 7 marzo è morto in circostanze misteriose, almeno fino a quando  in quel capannone adibito ad alloggio di fortuna per alcuni braccianti stranieri, non sono intervenuti i carabinieri del comando locale, al quale i connazionali del 34enne polacco deceduto, avevano riferito di aver trovato il corpo di Artur Dawid Prefeta, bracciante agricolo 34enne con svariati precedenti penali, senza vita.

Le immagini video sul luogo del delitto

L’intervento del medico legale non aveva però consentito di escludere alcuna ipotesi sulle cause della morte. Per tale ragione, in attesa di responsi di più approfonditi esami autoptici, i militari dell'Arma intervenuti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, avevano avviato le indagini partendo dalle peggiore delle ipotesi, e cioè che si fosse trattato da un omicidio. Da qui sono scattate le indagini tese ad identificarne autori e movente, ad iniziare il sopralluogo e alla ricerca e repertamento di ogni elemento potenzialmente utile (affidato alla sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale).

E’ così iniziata un’autentica ‘maratona investigativa’, che insieme ha impegnato per tre giorni consecutivi, senza tregua, magistrato e carabinieri, in interrogatori, perquisizioni, riscontri e verifiche delle dichiarazioni ricevute da tutte le numerose persone ascoltate, direttamente o indirettamente coinvolte nella misteriosa vicenda. La tempestività dell’azione e l’impetuoso impegno di tutti gli investigatori già nelle prime fasi dell’indagine, che di fatto hanno evitato che i responsabili si accordassero su cosa dire e trovassero alibi più o meno credibili per allontanare i sospetti su di loro, si sono rivelati importanti ai fini dell’individuazione degli autori dell’omicidio.

Ancor prima che gli esami clinici sul cadavere confermassero tracce di violenze letali, Pm e Carabinieri avevano infatti già individuato una serie di incongruenze nel racconto di un primo sospettato, nei confronti del quale, già l’8 marzo la Procura aveva emesso un decreto di fermo convalidato dal Gip del Tribunale. Il primo a finire in manette con l’accusa di omicidio è stato Damian Pawel Wasik, connazionale, collega e coetaneo della vittima con diversi precedenti penali.  Nonostante ciò, c’era ancora qualcosa che non tornava.

Poi si è arriati a Dariusz Kazimierz Hodorowics, 31enne polacco anch’egli già noto alle forze dell’ordine. Anche nei suoi confronti, la notte del 10 marzo, il sostituto procuratore ha emesso un decreto di fermo già convalidato dal gip. I due, tuttora detenuti, sono quindi ritenuti responsabili di concorso nell’omicidio di Prefeta ed avrebbero, secondo le risultanze investigative,agito per futili motivi scatenati dal carattere duro della vittima, definito addirittura come ‘dispotico’, che voleva creare, e sarebbe riuscito nell’interno, un “assoggettamento” di tutti gli operai a sé.

Le indagini, condotte con l’ausilio del personale S.I.S. del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri del capoluogo dauno, nonché, durante le numerose perquisizioni eseguite, dai carabinieri dello squadrone eliportato ‘Cacciatori’ di Sardegna, hanno consentito di rinvenire, a poca distanza dal luogo del delitto, almeno una di quelle che gli investigatori ritengono siano le “armi” utilizzate per l’omicidio: un martello ‘batticarne’ con le facce in metallo. Il personale specializzato ha poi rinvenuto nella roulotte in uso ai due arrestati, sempre all’interno del capannone, un paio di pantaloni con evidenti tracce ematiche, probabilmente appartenenti al defunto.

martello batticarne-2

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Reperti che sono stati inviati ai R.I.S. di Roma. Oggi I Carabinieri del Nucleo Sommozzatori di Pescara, intervenuti questa mattina su disposizione della Procura della Repubblica di Foggia, per ispezionare il fondale della vasca irrigua presente nell'azienda agricola, hanno trovato un'altra probabile arma del delitto (Notizia e Foto)

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