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Martedì, 28 Marzo 2023
Cronaca

Imprenditore intrappolato nella ragnatela della malavita foggiana: costretto a nascondersi, temeva di essere ucciso

Tra gli arrestati di Pescara c'è anche Anna Rita Moretti, reggente dell'omonimo clan insieme al padre Rocco e al fratello Pasquale. L'usura e le estorsioni all'imprenditore di auto di origini foggiane ma residente in Abruzzo

Con il metodo mafioso erano riusciti ad infiltrarsi nel tessuto produttivo di Pescara per conto di una delle tre consorterie criminali della Società Foggiana, il clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Tra le otto persone arrestate il 14 marzo c’è infatti Anna Rita Moretti, classe 1979, reggente, insieme al fratello Pasquale e al padre Rocco, dell’omonima ‘batteria mafiosa’ del capoluogo dauno.

La 43enne è accusata dell’estorsione del 15 luglio 2021, tentata nei confronti della moglie del proprietario di una rivendita d’auto, in quel momento ristretto in carcere. Le richieste dei malavitosi erano diventate sempre più pressanti.

In quella circostanza la figlia del boss, recatasi a Pescara per risolvere la questione dei mancati pagamenti, via whatsapp aveva esortato la donna a rispettare le pendenze finanziarie del compagno, con messaggi audio dal contenuto intimidatorio registrati dopo il tentativo fallito di impossessarsi di un furgone e successivamente alla richiesta della malcapitata di smetterla di utilizzare modi violenti e di cancellare il suo numero.

“Buongiorno...comunque di serietà zero! Cioè mi avete fatto venire fino a qua a Pescara e lu cristiane nun se fatte truvà! Va bene così...lasciamo il mondo come sta...mò me la sbrigo diversamente! Accuminze ha accucchià i solde pi l’avvucate eh? Che io sfunne u cancelle e trase e mi venghe a piglià ‘u furgone...riferite questo pure a vostro marito! Mò lu rispette e l’amicizia ve lu leve da ‘nanze io. Mò aveme luvate! Ok?

….ma il furgone sta là, ma non ci sta mai nessuno! Hai capito? ...non è che metto l’avvocato, perché io infatti denuncio a tuo marito! Ok io vengo...sfondo ‘u cancill e si mi fanne i denunce mi avite pagà vu l’avvucate a me! Non vi state comportando correttamente nei nostri confronti. Mi hai fatto fare Foggia-Pescara a vuoto...perché è umanamente impossibile che tu non sai un c....

Hai capito o no? Anzi cancellalo tu ‘u numero, hai capito o no? Perché mò mi sti proprie infastidienne...ca ti sinte sta minacce che t’hai minacciate….Che è corretto? So dicinte chilometre...so Di a tuo marito che quando lo vedo gli spacco le corna, hai capito o no? Cancille lu numere mie, ti conviene….cancille proprie lu numere.

Per il Gip è “palese la sussistenza del reato di tentata estorsione, risultato evidente il carattere intimidatorio della minaccia proferita telefonicamente, peraltro rafforzato dalla consapevolezza in capo alla vittima, dell’appartenenza della Moretti alla mafia foggiana e del ruolo di vertice del clan della stessa, circostanza che integra anche la sussistenza dell’aggravante mafioso, tenuto conto anche dell’accerchiamento operato dai diversi creditori foggiani, che determinava nella donna il costante timore per la propria incolumità personale e per quella del figlio minore”.

Anna Rita Moretti è accusata di aver applicato tassi usurari all’imprenditore, in concorso morale e materiale con Angelo Falcone, Luciano Russo, Leonardo Mainiero, Giovanni Marasco, Alessandro Marasco, una 49enne napoletana domiciliata a Foggia e un trentenne di San Severo al quale è stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 

Nello specifico, erano stati erogati prestiti monetari, in parte autonomi e in parte sotto forma di dilazione di pagamento del prezzo d’acquisto di alcune auto fornite alla vittima, per l’ammontare complessivo di 200mila euro, somma rispetto alla quale pretendevano la corresponsione di interessi usurari pari anche al 200% su base mensile, e, da ultimo, la restituzione di somme di denaro pari a circa 1,2 milioni di euro, parte delle quali corrisposte dal rivenditore d’auto in contanti, con assegni, cambiali, bonifici bancari e consegne di autovetture.

L’ordinanza passa in rassegna anche i fatti della tentata estorsione del 28 settembre 2021 di Angelo Falcone nei confronti della compagna e collaboratrice del titolare della concessionaria d’auto. Per costringerla ad effettuare, in suo favore, il passaggio di proprietà di una motocicletta a lei intestata ed in precedenza consegnata in conto vendita dal marito a un soggetto di San Severo, che l’aveva ceduta a Falcone stesso, il 37enne di San Severo l’aveva raggiunta presso la sua abitazione in compagnia di altri due individui.

Al diniego della donna, Falcone reagiva male minacciando di dar fuoco alle macchine parcheggiate nel piazzale, insultando e definendo infame il marito che aveva sporto denuncia; urlava in dialetto sanseverese e le si avvicinava con fare minaccioso, tanto da costringere la vittima, evidentemente spaventata, a sferrargli uno schiaffo, ricevendone però uno che le procurava una confusione della spalla sinistra e della mandibola con prognosi di dieci giorni.

L’episodio si colloca sempre nell’ambito delle insistenti richieste di pagamento avanzate alla moglie dell’imprenditore di origini foggiane, successivamente al suo arresto eseguito il 10 luglio 2021, in occasione del quale denunciava le insistenti richieste di restituzione di denaro, a fronte di prestiti di natura usuraria ricevuti da soggetti mafiosi conosciuti attraverso Falcone.

Racconterà di aver ricevuto, a partire dal 2019, prestiti di natura usuraria in parte mediante corresponsione di denaro contante, in parte mediante dilazioni di pagamento delle vetture acquistate, in ragione dei quali, a fronte di un debito complessivo di circa 200mila euro, pretendevano restituzioni per oltre 1 milione di euro. Temeva di essere ucciso e si era visto costretto a trasferirsi e a nascondersi insieme alla sua famiglia.

Ha raccontato dei prestiti di denaro ricevuti dai singoli soggetti, il primo da Leonardo Mainiero e Anna Rita Moretti dell’importo di 15mila euro, per il quale avrebbe dovuto corrispondere interessi mensili di 5mila euro. Il secondo da 25mila euro da Luciano Russo, per il quale avrebbe dovuto corrispondere interessi per 8mila euro al mese. Il terzo da Alessandro Marasco.

Gli avrebbero proposto anche di trasportare o custodire droga e pressato affinché si affiliasse al gruppo criminale. Alla sua collaboratrice, mentre era ristretto in carcere, avrebbero chiesto anche di cedere l’azienda o il passaggio di proprietà dei veicoli.

Anche l’avvocato dell’imprenditore avrebbe ricevuto una telefonata nel corso della quale gli sarebbe stato chiesto di convincere il suo assistito a fare una permuta tra alcuni veicoli ed un motociclo quale pagamento dei debiti ancora esistenti e in cambio della testimonianza favorevole che avrebbe dovuto rendere in un procedimento in cui Falcone era chiamato come testimone.

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