De Raho: "Mafia foggiana primo nemico dello Stato". Morra chiede una "commissione d'accesso al Comune di Foggia"

Il presidente della commissione antimafia Nicola Morra ha chiesto al ministro Lamorgese una commissione d'accesso al Comune di Foggia. Il procuratore De Raho: "La mafia foggiana è divenuta il primo nemico dello Stato"

De Raho e Morra foto Ansa

"La mafia foggiana è divenuta il primo nemico dello Stato". Parole forti quelle pronunciate dal procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho nel corso della conferenza stampa dell'inchiesta bis di Decima Azione, ribattezzata, appunto 'Decima bis'.

40 gli arresti, tra questi tutti elementi di spicco e di vertice delle tre batterie criminali del capoluogo dauno, e un dipendente dell'ufficio Anagrafe del Comune, accusato di concorso in esterno per associazione mafiosa.

Una dichiarazione forte che sottintende l'impegno prioritario dello Stato nella lotta alla mafie, ma a partire da quella della Società, "primo nemico dello Stato" appunto. 

Quello Stato che dal 9 agosto 2017, giorno del quadruplice omicidio di San Marco in Lamis in cui furono assassinati due vittime innocenti, gli agricoltori Luigi e Aurelio Luciani, ha portato a termine ben 60 operazioni antimafia con 400 misure cautelari, 67 interdittive, oltre 30 milioni di euro e decine di chili di droga sequestrati.

Quello Stato che ha dato una risposta via via sempre crescente con l'istituzione del reparto Cacciatori, del reparto prevenzione crimine a san Severo, dei Ros e della Dia a Foggia. Una presenza maggiore e costante che ha trovato riscontro nel coraggio dei collaboratori di giustizia e delle vittime delle estorsioni e atti intimidatori, di raccontare o denunciare la quarta mafia.

Non si è fatto attendere il commento del presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, che ha chiesto una commissione d'accesso a palazzo di città: "Per dissipare qualcsiasi ombra chiedo che la ministra Lamorgese si attivi immediatamente così da poter dare risposte concrete ai cittadini foggiani che devono potersi fidare dallo Stato cominciando dal proprio organo di amministrazione comunale".

Questa mattina era stato lo scrittore di Bari Leonardo Palmisano a sottolineare il colpo inferto dallo Stato alla Società Foggiana - "tra gli arrestati colletti bianchi dell'apparato amministrativo cittadino" - sollecitando "un intervento governativo che verifichi se ci sono gli estremi per scioglimento per mafia del Comune" a aggiungendo, "a questo punto, ci sono tutti".

Le dichiarazioni di Palmisano non sono passate inosservate, tant'è che il sindaco Franco Landella ha anticipato nei suoi confronti "l'ennesima querela per diffamazione per aver espresso in maniera pregiudiziale pesanti insinuazioni nei confronti dell’Amministrazione comunale di Foggia, ignorando i dettagli di un'importante operazione di contrasto alla criminalità organizzata, per il quale il Comune di Foggia è pronto nuovamente a costituirsi parte civile in un eventuale processo".

"Scopro, ancora una volta, di essere io il 'problema' di Foggia, non la mafia. Non pensavo di essere così egemonico e potente" la controreplica di Palmisano su Facebook.

Contro Palmisano e al fianco dell'iniziativa legale del sindaco Landella si schiera la Lega del capoluogo dauno: "Non si tratta della prima volta che Palmisano si lascia andare ad affermazioni di tale fatta e di eccezionale gravità nei confronti dell'amministrazione comunale foggiana. Delle due l'una: o da quel di Bari sa cose che noi non sappiamo o, dopo aver calcato inutilmente lo scenario politico di casa sua, ha sviluppato una particolare predilezione per la provincia di Foggia"

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