"50mila euro o ci prendiamo il bar", ma vittima denuncia: arrestati Francavilla&Co

Dovranno rispondere di tentata estorsione in concorso i foggiani Giuseppe e Ciro Francavilla, Ciro Caione e Giuseppe Scarpiello detto "Bruno". Sono tutti volti noti, alcuni anche sorvegliato speciali, con procedimenti penali pendenti

Immagine di repertorio

Avevano puntato il titolare di un nuovo bar, a Foggia. Un’attività aperta ad inizio anno da un 35enne del posto tutto “buoni propositi e belle speranze” per il suo nuovo progetto imprenditoriale. Fino a quando non ha ricevuto una visita in grado di incrinare i suoi programmi e una pesante richiesta estorsiva.

Cinquantamila euro in contanti, da versare in tre tranche. Questa la richiesta avanzata, a muso duro, dall’altra parte del bancone. Tutto senza tentennamenti e senza fare scherzi perché “il fatto è grosso e ci sono tante persone nella tua stessa situazione”, gli sarebbe stato riferito. Ma il titolare del bar - nonostante un primo momento di sbandamento, durante il quale sarebbe stato anche disposto a cedere la sua attività pur di essere lasciato in pace - non si è lasciato intimidire né dalla richiesta, né dalle minacce subite negli ultimi mesi.

Da marzo - ovvero da quando è avvenuto il primo contatto - fino a ieri quando gli agenti della squadra mobile di Foggia hanno eseguito una misura cautelare a carico di quattro soggetti del posto - “tutti criminali di notevole spessore”, puntualizza il dirigente della mobile Giuseppe Annicchiarico, “alcuni sorvegliati speciali” - che dovranno rispondere di tentata estorsione in concorso.

Si tratta di Giuseppe e Ciro Francavilla, di 36 e 40 anni, di Ciro Caione di 34 e Giuseppe Scarpiello, detto “Bruno”, di 57. Tutti volti noti: hanno precedenti che variano dall’associazione a delinquere ordinaria a quella di stampo mafioso e vari procedimenti penali pendenti. Secondo quanto ricostruito dagli agenti della mobile di Foggia a turno si sarebbero presentati dalla vittima della tentata estorsione per rinnovare la richiesta di denaro.

Dazione che non sarebbe mai avvenuta, nemmeno in parte. Già alla prima avvisaglia, infatti, il gestore avrebbe fatto ricorso alla polizia che ha avviato le indagini del caso. “La vittima ha dimostrato grande coraggio - spiegano gli investigatori - rimanendo salda nel suo proposito anche dopo le minacce e le offese subite. Il suo atteggiamento ha segnato uno spartiacque importante rispetto al passato”.

In un caso - riferiscono - la vittima avrebbe incontrato due dei suoi aguzzini in centro e lo avrebbe schiaffeggiato. Un gesto che doveva segnare il rapporto di sudditanza della vittima rispetto al presunto estorsore, un “atto di forza”, per convincere la vittima a cedere al loro ricatto per evitare ritorsioni sulla attività da poco avviata. "Altrimenti ci prendiamo l’attività": questa, infatti, la minaccia ricorrente. Intimidazione che però non è passata dalle parole ai fatti, grazie alle indagini di polizia.

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