“Paga o le tue foto hard finiscono in mani sbagliate”: arrestati foggiani

Accusati di estorsione sono stati incastrati da una doppia trappola tesa dagli agenti del commissariato sipontino. La vittima una negoziante di Manfredonia

La minaccia era grave, infamante. Vedere la propria reputazione distrutta, esposta a pubblico ludibrio. Tutto per una foto compromettente, quasi certamente – sostengono gli inquirenti – frutto di un fotomontaggio creato ad arte. Sotto lo schiaffo di questa minaccia, due giovani foggiani – T.A. di 19 anni e M.C. di 24 - ricattavano una donna di Manfredonia, titolare di un esercizio commerciale nel centro sipontino.

Le foto finiscono in mani sbagliate": questo il refrain di un incubo che durava già da alcune settimane, mentre le telefonate minatorie si facevano sempre più frequenti, a casa come in negozio, mettendo in difficoltà sia i familiari della donna che le sue dipendenti. Un caso delicato, quindi, condotto e risolto dagli agenti del commissariato di Manfredonia che, per il fatto, hanno arrestato i due giovani foggiani con l’accusa di estorsione.

Una storia che si ripete. Già lo scorso anno la donna fu vittima delle medesime minacce (ma ad opera di altri soggetti) quando nel centro sipontino circolava un dvd con numerosi fotomontaggi che ritraevano alcune persone del posto, tutte in pose e situazioni compromettenti. Tra queste, vi era anche un fotomontaggio che riguardava la signora che, per tale episodio, aveva sporto regolare denuncia agli uffici del Commissariato di Manfredonia per diffamazione.

Nell’ultimo periodo, però, l’incubo era tornato. Non si sa in quale modo (sul fatto sono in corso altre indagini) i due giovani sono entrati in possesso di queste immagini. Ed è così che la malcapitata ha iniziato a ricevere numerose telefonate da anonimi interlocutori che – evidentemente – avevano pensato di ricavare facili guadagni minacciando la signora. Dopo il primo contatto, la vittima ha deciso di denunciare in commissariato quello che stava subendo: ha fissato un primo incontro con i suoi aguzzini, ma questi ultimi non si presentarono all’appuntamento.

Poi, dopo alcuni giorni, un giovane si è presentato in negozio lasciando una pendrive contenente una delle foto “incriminate”: non era una resa, ma la dimostrazione che i due non stavano scherzando. Anzi, chiedevano 2500 euro in contanti per evitare la divulgazione di quelle immagini. La vittima, con il supporto della polizia, ha fissato, quindi, un appuntamento-trappola nel suo negozio. Tutto era organizzato: dal denaro contante (tutte banconote segnate e cosparse di ultra violet dust, una polvere visibile solo ai raggi u.v.) agli agenti di polizia nascosti nel magazzino del negozio e pronti ad intervenire.

La trappola era scattata: con qualche ora di ritardo, uno dei due arrestati si è presentato all’appuntamento. La signora ha consegnato al giovane una busta contenente 650 euro e, avvenuto lo scambio, gli agenti si sono palesati. Il malfattore ha provato a dileguarsi, ma la fuga è durata appena poche centinaia di metri, dopodiché è stato raggiunto, bloccato e accompagnato in commissariato.

Nel tragitto, il ragazzo ha ricevuto dal complice numerose telefonate sul suo cellulare. Ad una di queste ha risposto un agente di polizia che, fingendosi il giovane arrestato, gli dava appuntamento alla stazione di Cerignola Campagna per dividere il guadagno. Ma invece delle banconote ha trovato glia genti pronti ad ammanettarlo. Nel corso dell’operazione, gli agenti hanno recuperato tutti i supporti informatici contenenti i file delle foto incriminate e la somma di euro 650.

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