Usura ed estorsioni a Foggia: imprenditore tentò suicidio, quattro arresti

Un imprenditore all'ultimo stadio della disperazione denuncia: tassi di interesse usurari dal 250% al 700%. Fabbrocini: "Usura, il primo istituto di credito a Foggia". Il blitz è stato denominato "Settimo Papiro"

L'Operazione 'Settimo Papiro'

I tassi d’interesse annui praticati oscillavano dal 250% al 700%. Percentuali che – paradossalmente - appaiono esorbitanti anche per dei tassi usurari; interessi in grado di trasformare debiti di media entità (dai 20mila agli 80mila euro, ma reiterati nel tempo) in cifre spropositate e impossibili da sostenere: nel caso specifico, ad esempio, nel giro di 4 anni (dal 2006 al 2010) i debiti hanno superato il milione e mezzo di euro, complice il fatto che, per onorare il debito, la vittima si sarebbe affidata nelle mani di più taglieggiatori.

“E’ il sistema delle scatole cinesi”, prova a semplificare il capo della Mobile, Alfredo Fabbrocini; “quando ci si lascia avvolgere dalla spirale usuraria è facile per l’imprenditore usurato perdere il conto, il senso delle quantità”, stigmatizza invece il procuratore antimafia Pasquale Drago. Quello a cui si fa riferimento è l’odissea vissuta da un imprenditore foggiano che, strozzato dalla morsa dei debiti, ha anche tentato il suicidio ingerendo barbiturici. Poi, miracolosamente salvato dall’avvelenamento, ha deciso di denunciare i suoi aguzzini e di lasciare la città, spalancando un varco importantissimo per le indagini degli inquirenti della squadra mobile di Foggia e della Guardia di Finanza di Bari, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.

E’ il blitz “Settimo Papiro” che, all’alba di oggi, ha portato all’arresto di quattro foggiani, per gli inquirenti quattro volti noti dediti alla perpetrazione del reato di usura, con i conseguenti atti estorsivi, ritenuti vicini alla 'Società', la mafia foggiana. “Elementi di prim’ordine, alcuni, – spiega ancora Fabbrocini – che nonostante già in passato siano stati indagati, arrestati e condannati per reati analoghi continuano imperterriti a costituire l’istituto di credito più cercato a Foggia”.

Si tratta dei cugini Luigi e Michele Carella, di 52 e 71 anni, di Massimiliano Cassitti e di Cesare Antoniello, rispettivamente di 38 e 53 anni, tutti pluripregiudicati (Antoniello e Michele Carella risultano coinvolti anche nella recente operazione “Baccus” per la quale erano detenuti agli arresti domiciliari, mentre Cassitti era ai domiciliari a seguito dell’operazione “Filigrana”, entrambe coordinate dalla DDA di Bari): dovranno rispondere, autonomamente e a vario titolo, dei reati di estorsione, tentata estorsione ed usura, ma con la comune aggravante della modalità mafiosa nel metodo.

Come l’intimidazione subita e poi denunciata dall’imprenditore taglieggiato, che è stato “sequestrato” e portato in campagna dove è stato minacciato e poi raggiunto da alcuni colpi di pistola indirizzati ai piedi, per intimorirlo ma non ferirlo (l’episodio è contestato a Luigi Carella). “La paura agevola il pagamento, la morte decisamente no”, spiega al riguardo il sostituto procuratore antimafia Giuseppe Gatti che, con Alessandra Fini della Procura di Foggia, ha richiesto i provvedimenti eseguiti. A corollario dell’operazione, la Guardia di Finanza di Bari ha indagato sul tenore di vita degli arrestati sequestrando beni immobili (appartamenti e box) e piccole attività commerciali e quote societarie per un valore di 700mila euro.

OPERAZIONE 'SETTIMO PAPIRO': IL VIDEO

Si tratta, con questa, della settima operazione condotta a contrasto dei reati di usura ed estorsione, a Foggia, nel giro di un anno e mezzo. “L’attenzione sul fenomeno dell’usura e delle estorsione ai danni di imprenditori e commercianti è massima, perché si tratta di una forma, organizzata o no, di crimine che incide in modo pesante e determinante sull’economia locale”, spiega Drago. “La DDA è impegnata in prima linea nei confronti di questo fenomeno pericolosissimo: Foggia ha risorse ed aspirazioni imprenditoriali ed economiche importanti e legittime, che devono essere incoraggiate. In questo momento, però, risulta una città a rischio. Compito della magistratura e delle forze dell’ordine è evitare che questo rischio diventi concreto, altrimenti qui finiamo come la Campania - conclude - preda di organizzazioni di tipo camorristico. Ecco il nostro impegno”.

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