Estorsioni e percosse a commercianti, arrestati gli eredi del “Papa di Foggia”

Dopo l'uscita dal carcere, con il nipote e con un gruppo di fedelissimi, il "Papa di Foggia" gestiva il racket delle estorsioni. Arrestati anche tre esponenti dei Trisciuoglio, tra cui la figlia del noto Federico

E’ terminata questa mattina l’operazione della Squadra Mobile di Foggia denominata “Habemus Papam”. In due distinte operazioni, sette persone sono state arrestate per il reato di estorsione aggravata in concorso. Il provvedimento riguarda infatti due distinti gruppi criminali: uno riconducibile a Giosuè Rizzi,  denominato il “Papa di Foggia” e ucciso il 10 gennaio scorso, l’altro agli esponenti principali del clan Trisciuoglio.

Il “Papa di Foggia”, così com’era stato definito dal collaboratore di giustizia Salvatore Anacondia, è stato l’indiscusso capo della mafia foggiana sin dagli anni 80. Tornato in libertà nel novembre 2010, era finito in carcere per la strage del Bacardi. Riacquistata la libertà, l’inossidabile boss aveva immediatamente chiamato al suo fianco i suoi fedelissimi, oggetto questa mattina dei provvedimenti di custodia cautelare, tra cui il nipote Fausto.

IL VIDEO DELL'ESTORSIONE

A loro Rizzi aveva chiesto di gestire in autonomia il racket delle estorsioni. Tra il 2010 e la sua uccisione, il “Papa di Foggia” si è reso autore di numerosi episodi estorsivi in danno di esercizi commerciali, non esitando ad agire in prima persona in caso di reticenza da parte delle vittime. L’indagine è scaturita da un episodio in cui è stato protagonista, con l’acquisizione di immagini video riprese all’esterno di un noto negozio di abbigliamento del centro di Foggia, in cui sono state registrate le percosse inferte dal boss al titolare dell’attività commerciale, spalleggiato dai suoi fiancheggiatori.

Lo stesso reato è stato contestato a tre esponenti del clan Trisciuoglio, tra cui Rossana, figlia del più noto Federico, alla quale bastava minacciare le vittime di effettuare delazioni ad altro capomafia.

Singolare è il caso dei titolari di un negozio di abbigliamento che le hanno versato denaro perché minacciati di riferire ad altro notissimo boss locale che queste (le vittime stesse) erano solite riferirsi a lui chiamandolo “cornuto”, con ovvio riferimento alla sedicente relazione extra coniugale della moglie del boss. Ad una delle vittime, inoltre, era stato quasi completamente devastato il locale, si ritiene da persone vicine ai Trisciuoglio, con alcuni ordigni esplosivi.

 

 

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