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Vacanze, tatuaggi e nessun pentimento per la morte di Traiano: "Ridevano della possibilità di andare in carcere"

Questa mattina l'arresto dei cinque soggetti accusati a vario titolo della violenta rapina al bar 'Gocce di Caffè', che ha causato la morte del proprietario Francesco Traiano. Individuati 5 giovanissimi: hanno da 17 a 23 anni

Nessun segno di pentimento mostrato. Interrogati sia dalla polizia, che dal pubblico ministero i cinque giovanissimi (uno ancora minorenne) accusati della rapina al bar ‘Gocce di caffè’ e del concorso in omicidio di Francesco Traiano, “ridevano della possibilità di finire in carcere. La loro unica preoccupazione era come spendere i soldi”, spiega il capo della squadra mobile di Foggia, Mario Grassia.

“Chi pensava ad un nuovo tatuaggio, chi ad una vacanza”. Le conversazioni sono venute fuori delle intercettazioni ambientali e dalle chat recuperate dai telefoni dei cinque giovanissimi (uno ancora minorenne) ritenuti responsabili della violenta rapina che è costata la vita al proprietario, ferito con numerose coltellate e morto dopo settimane di agonia in ospedale.

A sferrare i fendenti, uno dei quali - fatale - ad un occhio, è stato proprio il minore. Diciassette anni compiuti da poco, il più piccolo del gruppo. Eppure è stato lui che, più spavaldo tra i tre in azione, nel primo pomeriggio dello scorso 17 settembre, è entrato nel bar-tabacchi con l’arma in pugno, già pronta all’uso. Al primo accenno di reazione del titolare, è scattata la violenza. “Si è accanito con ferocia. E’ stata una rapina davvero cruenta”, spiega il questore di Foggia, Paolo Sirna. “Numerose le coltellate inferte. E nonostante la vittima fosse ormai esanime, a terra, il minore si è accanito sul corpo del povero Traiano colpendolo con numerosi calci e pugni” (le immagini della rapina).

“E’ stata una indagine complessa, costruita a partire da scarsissimi elementi”, continua il questore che accusa: “In questi mesi, ne abbiamo contezza, i nomi dei ragazzi coinvolti circolavano in alcune cerchie. Qualcuno quindi sapeva, anche qualche adulto. Ma nessuno, ripeto nessuno, ha fatto qualcosa o ha collaborato”.

Ma le indagini sono andate avanti ugualmente, a partire dai pochi elementi ricavati dalle telecamere installate nel bar di Traiano. “Come un mosaico abbiamo ricostruito la vicenda pezzo per pezzo”, spiega il procuratore Ludovico Vaccaro, che torna sulla necessità di un più capillare sistema di videosorveglianza in città: “Sono tre anni che lo ripeto, ma nessuno mi ascolta. E’ un elemento fondamentale, non solo per le indagini, ma per la sicurezza di tutti. Addirittura, è emerso da alcune intercettazioni, c’è qualcuno nelle amministrazioni che rema contro”, accusa (e chi ha orecchi, intenda).

I nomi degli arrestati

Gli investigatori della mobile e gli inquirenti della procura hanno dovuto ricostruire, con metodi tradizionali e con espedienti tecnologici, l’intera giornata della rapina vissuta dai cinque: dal furto dell’auto utilizzata per il colpo all’incendio della stessa, per cancellare eventuali tracce. Grazie a sofisticati presidi tecnologici di tipo ambientale, è stato possibile individuare i responsabili e ricostruire gli specifici ruoli assunti dagli stessi tanto nelle fasi antecedenti e preparatorie la rapina quanto nelle fasi successive.

Tale meticolosità ha permesso anche di individuare un quinto complice, che sebbene non presente sul luogo teatro dei fatti, ha fornito un apporto significativo nella realizzazione dell’intero programma criminoso. In questo modo, è stato possibile ricostruire la via di fuga dei rapinatori, consentendo di accertare che, negli istanti successivi alla rapina, due dei quattro appartenenti al gruppo d’azione avessero abbandonato l’auto, mentre i restanti due, giunti nelle campagne limitrofe questo centro cittadino, avessero abbandonato l’autovettura, per poi essere recuperati da un quinto soggetto.

L’acquisizione delle fonti di prova è culminata in una serie di perquisizioni effettuate il 17 dicembre a carico degli odierni destinatari dei provvedimenti restrittivi emessi dall’autorità giudiziaria. In tale contesto operativo sono stati sequestrati i cellulari in uso agli indagati, dalla cui analisi forense sono stati estrapolati ulteriori file e conversazioni che hanno permesso di ricostruire le fasi preparatorie dell’azione criminosa, il successivo incendio dell’autovettura, nonché i futili motivi che hanno spinto il gruppo criminale a compiere l’azione delittuosa.

“Non è stata una indagine come le altre, per il profilo umano sotteso”, spiega la pm Rosa Pensa. “Abbiamo dovuto lottare non solo contro i pochi elementi e la scarsa collaborazione dei cittadini. Ma anche contro il Covid19, che ha falcidiato proprio nei mesi cruciali la squadra mobile di Foggia”. Ma l’indagine non si è mai fermata: la prima a passare di mano da Antonio Tafaro al nuovo dirigente Mario Grassia; la continuità è stata sempre garantita dal vice Fabio Russo. “E’ una vicenda che mi ha colpito profondamente”, continua il procuratore Vaccaro: “La vittima era il fratello di Giovanna Traiano, vittima di femminicidio. Fui io il gup che, all’epoca dei fatti, condannò l’ex marito all’ergastolo (condanna poi tramutata in 30 anni). Una coincidenza dolorosa, un destino assurdo ha colpito quella famiglia”.

L’arresto è stato eseguito questa mattina, al termine delle serrate indagini svolte dalla squadra mobile di Foggia, nell’ambito di procedimenti penali coordinati e diretti dalla Procura di Foggia e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Bari. Dei cinque soggetti arrestati, quattro sono in carcere e uno ai domiciliari. Il più grande ha 23 anni, il più giovane non ha ancora raggiunto la maggiore età e sono tutti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di omicidio, rapina, furto, ricettazione, incendio e favoreggiamento personale, per la rapina sfociata nel sangue in via Guido Dorso. Applausi e commozione, oggi, dinanzi al bar di Francesco Traiano. Doppio l’appello di questore e procuratore: il primo si rivolge alla città, i suo invito è a collaborare per “dare a questa terra le opportunità che merita”; il secondo si rivolge ai giovani: “Questa tragedia ha segnato profondamente la famiglia Traiano, ma ha bruciato le vite di chi si è macchiato di questo crimine. Non lasciatevi tentare da queste strade. Riflettete”.

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