Prostituzione: arresti a Foggia, cinesi sfruttate in "centri per massaggi"

Nell'ambito dell'operazione "Grande Sorella" la polizia ha scoperto tre "case del piacere" in via Eritrea, via Trani e via Tenente Iorio, dove venivano sfruttate giovanissime ragazze cinesi dai 18 ai 25 anni

La stanza dove si prostituivano

La “maitresse” delle case del piacere gestite nel cuore di Foggia da un’organizzazione blended (cinese e italiana) veniva chiamata in modo reverenziale la “Grande Sorella”. Il vincolo tra sfruttatore e sfruttato, in questo caso, non era costituito da violenze e continue minacce, ma da un assoggettamento psicologico, fatto di rispetto, devozione e complicità perversa tra donne.

“Grande Sorella” è anche il nome dell’operazione di polizia coordinata dal sostituto procuratore Vincenzo Maria Bafundi che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip Elena Carusillo, nei confronti di cittadini italiani e cinesi dediti allo sfruttamento di giovanissime ragazze cinesi, di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, reclutate sulla base di criteri anagrafici ed estetici.

Tre le case di appuntamento scoperte e poste sotto sequestro a Foggia all’esito di un’indagine partita circa 12 mesi fa sulla base delle numerose segnalazioni dei cittadini della zona, esasperati dal continuo via-vai dei clienti che si alternavano negli improvvisati “centri per massaggi” di Via Eritrea, Via Trani e Via Tenente Iorio.

Il provvedimento restrittivo è stato emesso nei confronti di tre cinesi, tra cui una donna, e due foggiani: Marra Vincenzo di 42 anni e N.F. di 60 (quest’ultimo ha attenuto gli arresti domiciliari).

Nel corso delle indagini sono stati individuati due distinti gruppi familiari di origine cinese e italo-cinese dediti al mercato fiorente del meretricio, a Foggia.

Le prestazioni, secondo quanto accertato dalle forze di polizia, oscillavano dalle 20 alle 50 euro permettendo agli sfruttatori di incassare anche più di 700 euro al giorno. A richiedere tali prestazioni una clientela ricca e trasversale: da giovani a stimati e riconosciuti professionisti.

Erano le donne dell’organizzazione a gestire gli appuntamenti, a reclutare le ragazze, a organizzare i turni di lavoro, scupolosamente calendarizzati. Il compito degli uomini, invece, era quello di gestire il denaro che, in parte andava inviato alle famiglie delle ragazze sfruttate, in parte veniva reinvestito.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, infatti, gli indagati sottraevano alle ragazze quanto da loro guadagnato quotidianamente occupandosi personalmente, con l’ausilio di documenti falsi, di inviare una parte del denaro alle rispettive famiglie d’origine.

I versamenti, che non superavano mai i 990 euro, potevano avvenire anche in altre città, per non destare particolari sospetti agli operatori dei vari centri money transfer. Il cambio di valuta avveniva – come appurato in flagranza – tra la folla del locale Mercato Rosati.

I destinatari dei provvedimenti cautelari in carcere sono stati associati alla casa circondariale del capoluogo dauno, ad esclusione della donna arrestata a Milano.

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Al momento uno è ancora irreperibile, destinatario di obbligo di firma. Nel corso delle operazioni di sequestro dei tre immobili, sono state espulse cinque ragazze risultate irregolari sul territorio italiano.

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