Hashish dal Marocco alle piazze di Foggia: scacco ai Sinesi-Francavilla, 5 arresti

Sei gli indagati, cinque le persone arrestate e coinvolte a vario titolo in un fiorente traffico internazionale per l'importazione di sostanze stupefacenti. Basilicata: "Colpita al cuore la batteria Sinesi-Francavilla"

Gli arresti: foto di Roberto D'Agostino

“Abbiamo colpito al cuore il sistema Sinesi-Francavilla, una delle storiche batterie della Società Foggiana”. Così il colonnello Antonio Basilicata, che questa mattina ha illustrato i dettagli dell’operazione “Gotha” che all’alba di oggi ha sgominato un’organizzazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti importate dal Marocco e destinate alla 'piazza' foggiana.

Sei gli indagati, cinque le persone arrestate (una è ancora ricercata). Si tratta d Francesco Sinesi di 28 anni, Marco Lombardi di 37 e Svetla Slavchova Georgieva di 42 (in carcere). Insieme a loro, risultano destinatari della misura richiesta dalla Procura Distrettuale Antimafia anche Francesco De Tinno di 72 anni e Marco Brigido di 31. Per loro due la misura è degli arresti domiciliari. Dovranno rispondere, a vario titolo, di acquisto, importazione, trasporto e detenzione di sostanze stupefacenti ed i connessi reati di spaccio di droga, detenzione e porto illegale di esplosivo, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Il sesto indagato, Antonello Francavilla, è al momento irreperibile.

Allarmanti i bilanci dell’inchiesta: oltre 300 kg di hashish importati per un giro di affari stimato intorno ai 400mila euro. La complessa attiva, coordinata dalla Procura distrettuale di Bari e dalla Procura di Foggia, ha preso le mosse dall’arresto, nel dicembre 2012, di una 32enne foggiana, incensurata, che custodiva – parte nella propria autovettura, parte nella propria abitazione – circa 13 kg di sostanza stupefacente, tra cocaina e marijuana, e 2 kg di tritolo grezzo, classificato come “esplosivo da cava”.

Da quell’episodio, i militari dell’Arma hanno ricostruito, procedendo a ritroso, la “tratta dello stupefacente” individuando i possibili ruoli ricoperti nell’organizzazione, le zone di approvvigionamento e le presunte responsabilità di ogni indagato. Le immediate indagini, infatti, hanno permesso di accertare che sia lo stupefacente che l’esplosivo erano stati consegnati alla donna da Marco Lombardi (presentatosi con il nome di copertura “Giorgio”), ritenuto vicino al clan Sinesi-Francavilla. La donna, designata dall’organizzazione proprio perché “insospettabile”, veniva ricompensata per la sua opera con un obolo di  500 euro mensili.

Risalendo ancora verso il vertice, nella piramide dell’organizzazione, i militari hanno potuto accertare che i due indagati Francesco Sinesi e Antonello Francavilla avevano avviato, con la partecipazione dello stesso Marco “Giorgio” Lombardi (intermediario per conto dei due), una trattativa con trafficanti di marocchini per importare ingenti quantitativi di hashish nel Foggiano. Un’operazione ingente finanziata dagli stessi Sinesi e Francavilla e che vedeva come "inviati esteri" Francesco De Tinno e Svetla Slavchova Georgieva che, più volte si sono recati in Marocco per acquistare lo stupefacente. De Tinno, l’artista foggiano che realizza mosaici con i fiammiferi, fu già arrestato – lo si ricorderà – lo scorso mese di settembre per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il pensionato, con un passato da cantante, è stato sorpreso all'interno dei suoi box situati nei pressi di un’area di sosta in via Lucera. “Un ulteriore episodio a riscontro di tutta l’attività”, precisa Basilicata.

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Per portare a compimento ogni viaggio, il gruppo utilizzava utenze telefoniche straniere, come la Maroc Telecom. Per portare a compimento l’operazione - quella più corposa, 300 kg di hashish - Francavilla aveva anticipato – a titolo di garanzia – 135mila euro, ma a causa del maltempo e di alcuni sequestri di stupefacente operati sulle coste spagnole, la conclusione dell’affare subiva notevoli ritardi e un considerevole aumento del prezzo. Un ritardo – da aprile a luglio - che in breve tempo aveva rimescolato le carte nella piazza dello spaccio foggiana: da una parte il clan aveva difficoltà a giustificare tali ritardi con i sodali che avevano investito nella partita di hashish marocchino e che non riuscivano a soddisfare le richieste del mercato, dall’altra si temeva la perdita di grosse fette di mercato a causa di altro gruppo emergente che aveva introdotto nuove qualità di hashish (“Scorpione” e “Gold”).

Un rallentamento nella conclusione delle operazioni che, secondo i militari, avrebbe indotto Sinesi e Francavilla ad inviare sul posto il loro tramite – De Tinno – a garanzia del buon esito dell’operazione: una sorta di “ostaggio umano” che sarebbe potuto rientrare in Italia dopo l'arrivo a destinazione del carico e l'avvenuto saldo della partita, con l’invio di ulteriori 180mila euro. L’hashish importato, inoltre, doveva essere marchiato con la sigla “Fran” (Fran-cesco, come l’ostaggio De Tinno e Fran-cavilla come uno dei presunti committenti) e si caratterizzava per una maggiore percentuale di THC (la cosiddetta ”amnesia”, come spiegano gli indagati) e per un elevato principio attivo (21% rispetto al 12% standard).

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A corollario di tutta l’inchiesta, sono state documentate almeno 30 cessioni di hashish (in questo contesto figura anche l’indagato Marco Brigido) e sono stati sequestrati ingenti quantitativi di stupefacente, tutti marchiati “Fran”: un panetto da 100 grammi sequestrato il 5 settembre, a Foggia, otto panetti di hashish Lemon e Verde lo scorso 8 settembre, 1 kg di hashish suddiviso in 10 blocchi il 18 ottobre a Campomarino e altri due panetti, sempre a Foggia , lo scorso 2 ottobre. Sulla vicenda sono in corso ulteriori indagini dei carabinieri.

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