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L'incendio del capannone in via Castelluccio

L'incendio del capannone in via Castelluccio

Tre arresti per la nube che "avvelenò" Foggia

Per il fatto, i carabinieri del NOE di Bari hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti già pluripregiudicati. L'attività rientra nell'ambito dell'inchiesta "Black Fire" dello scorso anno

Un anno fa, una nube nera avvolse l’intera città di Foggia. Erano i fumi, densi e pungenti, sprigionati dall’incendio di rifiuti - per lo più plastica, stoffe, calcinacci ed elettrodomestici, classificati come “rifiuti speciali non pericolosi” in pallet-bancali di grosse dimensioni - stoccati in un capannone in via Castelluccio, alla periferia della città.

Dodici mesi dopo, i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari, del Comando Tutela per l'Ambiente e del Comando provinciale di Foggia hanno eseguito, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti già pluripregiudicati per reati inerenti sostanze stupefacenti, reati contro il patrimonio e truffa, oltre che ai danni di persone come lesioni e minacce, nonchè reati ambientali specifici come gestione illecita di rifiuti speciali. Si tratta di Angelo Barbera, bracciante agricolo nullafacente  di 48 anni, Celestino Magnatta di 68, anch’egli bracciante nullafacente e Roberto Marino, di 42, imprenditore di San Severo, destinatario di due ordinanze.

Risponderanno tutti, a vario titolo, di traffico illecito e combustione dei rifiuti, e truffa per aver simulato o provocato incendi dei rifiuti al fine di evitare il pagamento dell’ecotassa prevista per il corretto smaltimento. L’attività rientra nell’ambito dell’inchiesta “Black fire” connessa all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’amministratore di due società di gestione di rifiuti speciali di Foggia e provincia per traffico e combustione di rifiuti. L’organizzazione infatti, al fine di conseguire un ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione del rifiuti prescritte dalla legge (ecotassa), con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, hanno gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali conferiti dalla società "Marino Srl" di San Severo, trasportandoli e incendiandoli illecitamente in agro di San Severo, Apricena, Torremaggiore e Foggia.

Gli arrestati sono stati tradotti presso le loro abitazioni perché responsabili di traffico ed incendio di rifiuti, nonché di realizzazione e gestione di discariche abusive. Più precisamente, i rifiuti speciali in balle, per lo più composti da materiale plastico ed indifferenziato, provenienti dalla raccolta differenziata effettuata nei comuni del capoluogo dauno (soprattutto quelli dell'Alto Tavoliere), dopo essere stati raccolti e trasportati dalla società “Autotrasporti Marino Roberto” presso il sito di stoccaggio della società per recupero rifiuti “Marino Srl”, invece di essere conferiti presso le discariche autorizzate, venivano trasportati ed abbandonati su terreni coltivati e dati alle fiamme, oppure sono stati trasportati e stoccati per qualche settimana presso capannoni abbandonati occupati abusivamente per poi essere completamente incendiati. Nella stessa operazione sono stati posti i sigilli ad una intera azienda per la gestione rifiuti, conti correnti bancari ed automezzi pesanti per un valore totale di 1.500.000 euro, i cui proventi verranno utilizzati per riparare il danno ambientale.  Incalcolabile rimane il danno alla salute per tutti quei cittadini costretti a respirare residui di combustione incontrollata di rifiuti.

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