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Noto imprenditore si ribella alla 'Società Foggiana': arrestati il genero del boss Federico Trisciuoglio e il suo factotum

Il 7 dicembre, all’esito dell’udienza di convalida del decreto di fermo di indiziato di delitto il Gip presso il Tribunale di Foggia ha emesso un’ordinanza impositiva della misura della custodia cautelare in carcere a carico di aldo Checchia e quella dei domiciliari a carico di Domenico La Gatta.

Il 3 dicembre il personale della squadra mobile di Foggia, in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari all’esito di articolate indagine coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari e dalla Procura della Repubblica di Foggia e svolte dagli investigatori della squadra mobile di Foggia e del servizio centrale operativo della polizia, ha tratto in arresto Aldo Checchia, classe 91’ e Domenico La Gatta classe 73, in quanto ritenuti responsabili dei reati di  tentata estorsione ed estorsione ai danni di imprenditori e commercianti foggiani, commesse avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis, c.p. ed in concorso con Federico Trisciuoglio – quest’ultimo tratto in arresto il 16 novembre in esecuzione di ordinanza custodiale emessa dal gip presso il tribunale di Bari all’esito dell’operazione di polizia convenzionalmente denominata 'Decimabis' – col preciso fine di agevolare l’associazione mafiosa convenzionalmente denominata 'Società Foggiana'.

"Non fare l'eroe o andiamo da tua moglie e tua figlia"

L'inchiesta, avviata grazie alla fondamentale collaborazione di alcuni imprenditori che hanno avuto il coraggio e la determinazione di denunciare alla polizia di stato le richieste estorsive e le intimidazioni subite, ha permesso di accertare la piena operatività della “batteria” capeggiata da Federico Trisciuoglio, classe 53’, il quale, malgrado lo stato detentivo in cui si trovava (sino al 16 novembre scorso infatti era ristretto in regime di detenzione domiciliare presso la propria abitazione), continuava ad impartire ordini ai propri affiliati gestendo le attività criminose e indicando gli imprenditori ed i commercianti da colpire con pressanti richieste estorsive.

I numerosi presidi tecnici attivati dagli investigatori della Polizia di Stato hanno quindi permesso di documentare numerosi incontri del boss con il Checchia ed altri sodali, nonché alcuni incontri del medesimo con gli imprenditori estorti, costretti addirittura a recarsi a casa sua per consegnargli il denaro loro estorto.

Questa inchiesta si inserisce nel solco tracciato dalla recente operazione di polizia convenzionalmente denominata “Decimabis” che ha documentato, tra le altre cose, come l’organizzazione mafiosa “società Foggiana” abbia realizzato una generalizzata, pervasiva e sistematica pressione estorsiva nei confronti di imprenditori e commercianti di Foggia, gestita secondo un codice regolativo predefinito e condiviso, significativamente denominato come il 'Sistema'.

Costituito una cassa comune, finalizzata al pagamento degli “stipendi” per i consociati, nonché al mantenimento dei sodali detenuti e dei loro familiari, anche attraverso il sostenimento delle spese legali, così sviluppando collaudati processi di gestione centralizzata nell’acquisizione e nella ripartizione delle risorse economiche;

Gestito il racket delle estorsioni come la riscossione di una vera e propria tassa di sovranità, registrando su un libro mastro la lista delle attività commerciali ed imprenditoriali estorte, nonché gli “stipendi” pagati agli associati;

Regolato le dinamiche interne attraverso il sistematico ricorso alla violenza brutale, quale strumento di definizione degli assetti interni e delle gerarchie associative;

Sviluppato, negli ultimi anni, una significativa vocazione imprenditoriale, ed una parallela opera di infiltrazione nel settore amministrativo, orientando il sodalizio mafioso verso un più evoluto modello di mafia degli affari.

Più nel dettaglio, l’indagine condotta dagli investigatori della Polizia di Stato, coordinata e diretta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, con la collaborazione della Procura della Repubblica di Foggia, ha permesso non soltanto di individuare in Checchia l'autore del tentativo di estorsione denunciato presso quest’ufficio da un noto imprenditore foggiano, acclarando il coinvolgimento in quella attività estorsiva anche del boss Trisciuoglio, ma di accertare altresì le responsabilità dei predetti indagati con riguardo ad ulteriori episodi estorsivi consumati o anche solo tentati ai danni di numerosi commercianti ed imprenditori foggiani che non sarebbero mai stati scoperti senza questa importante attività investigativa.

Inoltre, analoghe contestazioni sono state mosse nei confronti del Domenico La Gatta, responsabile, unitamente ai due, del reato di estorsione ai danni di un trafficante all’ingrosso di stupefacente, costretto a versare una vera e propria “tassa di sovranità” pari ad euro 3000 al mese all’organizzazione mafiosa per poter svolgere la sua illecita attività. 

Tale evidenza testimonia il capillare controllo del territorio praticato dalla “Società Foggiana”, in grado di controllare ed assoggettare qualsiasi attività anche quelle di natura illecita. Del resto, proprio grazie all’importante impiego di invasive e capillari attività tecniche, è stato accertato il coinvolgimento in tale ultima azione criminale anche di soggetti appartenenti alla “batteria” dei Moretti-Pellegrino-Lanza (alcuni tratti in arresto lo scorso 16.11.2020 nell’ambito dell’operazione di Polizia “Decimabis”), certificando l’esistenza di un rapporto di mutua assistenza le due batterie.

Il 7 dicembre, all’esito dell’udienza di convalida del decreto di fermo di indiziato di delitto il Gip presso il Tribunale di Foggia ha emesso un’ordinanza impositiva della misura della custodia cautelare in carcere a carico di aldo Checchia e quella dei domiciliari a carico di Domenico La Gatta.

"Questa ennesima ed importantissima operazione antimafia attesta, ancora una volta, l’impegno e la determinazione della Polizia di Stato, della Direzione Distrettuale Antimafia e della Procura della Repubblica di Foggia nell’attività di contrasto e di repressione della criminalità organizzata foggiana, testimoniando l’attenzione della “Squadra Stato” verso un territorio da troppo tempo vessato da un’asfissiante e tentacolare oppressione mafiosa. Al riguardo appare oltremodo significativa la collaborazione di alcuni imprenditori foggiani che hanno vinto ogni resistenza e denunciato i tentativi di intimidazione di cui erano stati vittime; circostanza che lascia ben sperare per un generale risveglio della coscienza sociale dell’intera comunità foggiana"

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