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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Avvia giro di prostituzione, ma senza il permesso della 'mala' foggiana. I sodali di Moretti: "Dacci 10mila euro al mese"

La squadra mobile di Foggia ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Emilio Ivan D’Amato, Francesco Abruzzese e Fausto Rizzi, tutti esponenti di primo piano della batteria criminale di Rocco Moretti

Racket sul lecito come sull’illecito, la malavita non tralascia nulla. E’ il caso scoperto a Foggia, dove un commerciante foggiano è diventato bersaglio di ingenti richieste estorsive da parte di tre esponenti di primo piano del clan Moretti, una delle batterie della Società Foggiana.

Le immagini video degli arresti

Il motivo? Aveva avviato una attività illecita particolarmente remunerativa (sfruttamento della prostituzione attraverso la gestione di case d’appuntamento) senza l’avallo della criminalità organizzata. “Hai fatto affari, ora devi pagare” il principio dietro la richiesta economica. Per il fatto, lo scorso 31 ottobre, gli agenti della Squadra Mobile di Foggia e del Servizio Centrale Operativo, coordinati dalla Procura di Foggia, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Emilio Ivan D’Amato, Francesco Abruzzese e Fausto Rizzi, tutti esponenti di primo piano della batteria criminale foggiana facente capo al boss Rocco Moretti.

I destinatari della misura restrittiva sono tutti ritenuti responsabili, in concorso, della tentata estorsione ai danni di un commerciante, consumata tra i mesi di luglio e ottobre scorsi. Il primo contatto con la vittima è avvenuto proprio in carcere, dove il destinatario delle richieste estorsive era ristretto per altre cause (lo sfruttamento della prostituzione, appunto), dividendo la cella con D’amato: alla vittima, quindi, veniva imposto - per conto del gruppo criminale - una  “tassa” di diecimila euro da versare mensilmente, perché lo stesso aveva osato avviare un'attività illecita  senza il “permesso” della criminalità organizzata. A tale richiesta, la vittima aveva inizialmente acconsentito, temendo ripercussioni alla propria incolumità all'interno del regime carcerario. Una volta scarcerato, però, sia la vittima che i suoi familiari sono stati più volte avvicinati da Rizzi e Abbruzzese che ribadivano la richiesta estorsiva già fatta in carcere.

Ad avviare le indagini, è stato proprio un messaggio recuperato dalla polizia sul cellulare della vittima, durante un controllo al quale era stato sottoposto. “Che delusione sei stato!", gli scriveva D’Amato. Da qui, il sospetto che dietro quelle parole potesse esserci una richiesta estorsiva.  Alla luce degli elementi acquisiti, la Procura ha chiesto e ottenuto la misura della custodia in carcere nei confronti dei tre indagati. “Le indagini si sono concentrate in due settimane, ed è seguita subito la richiesta al Gip della misura cautelare. Stiamo dando risposte immediate ai cittadini, ma se non denunciate non interveniamo con rapidità”, rimarca il procuratore capo Ludovico Vaccaro, che anticipa: “Nei prossimi mesi ci saranno altre operazioni nate grazie alla collaborazione stretta tra forze dell’ordine e le procure di Foggia e la DDA di Bari. Per questo vi esorto: denunciate!”

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