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Cronaca

Malavita foggiana sotto scacco: colpite giovani leve. Drago: "Progetto pulizia va avanti"

Operazione 'Malavita 2': Polizia, Carabinieri, Procura di Foggia e DDA di Bari insieme "per liberare il territorio da quei gruppi che da troppo tempo tengono la città sotto lo schiaffo criminale"

Singoli episodi, solo apparentemente slegati tra loro, che hanno trovato e forma e coerenza criminale nella cosiddetta “modalità mafiosa” che nel lungo filone di indagine dell’operazione “Malavita” – oggi al suo secondo atto – lega insieme i reati più disparati: dallo spaccio di stupefacente alla pratica delle estorsioni, passando per furti e rapine, particolarmente sfrontate e violente, quasi sempre a mano armata.

E’ questo lo scenario che continua a delinearsi agli occhi degli inquirenti della Procura di Foggia (che hanno preso in carico i singoli episodi) e della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari (che leggono invece il fenomeno nella sua interezza) che quest’oggi hanno illustrato i dettagli dell’operazione “Malavita 2”, messa a segno all’alba di oggi dai Carabinieri del Reparto Operativo e dagli uomini della Squadra Mobile di Foggia.

“Abbiamo promesso che non avremmo più lasciato sola la città di Foggia nell’affrontare i suoi problemi – ha spiegato il procuratore aggiunto della DDA di Bari, Pasquale Drago – e i fatti dimostrano il nostro impegno strategico sul territorio. E’ in atto un ‘Progetto di Pulizia’ del territorio per liberarlo da quei gruppi criminali che da troppo tempo tengono la città sotto schiaffo”.

Quattordici i destinatari delle tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della DDA; alcuni di loro erano già stati colpiti da provvedimenti restrittivi nella prima operazione “Malavita” che portò a 6 “arresti illustri”, tra i quali anche il presunto assassino di Claudio Soccio, il 27enne Leonardo Gesualdo. Sette, invece, gli arresti eseguiti questa mattina, a carico di Antonio Salvatore e Guido Siani, entrambi di 23 anni e di Francesco Pesante di 25. Ancora, risultano coinvolti nel blitz odierno, i fratelli Giuseppe e Raffaele Perdonò di 25 e 23 anni e la madre Maria Annunziata Pollidoro di 47 anni. Ai domiciliari, invece, Giovanni Perdonò di 48.

Singoli episodi che marchiano il territorio e segnano una continuità nella gestione delle attività criminali ed predominio di intere “fette” della città. Tale operazione, infatti, vede la sua genesi nelle indagini relative ai gravi fatti di sangue del 2011, anno in cui Foggia ha registrato un numero spaventoso (in rapporto alla cittadinanza) di morti ammazzati a causa della storica contrapposizione tra i clan Moretti/Pellegrino e Sinesi/Francavilla, culminata negli omicidi di Giuseppe Genzani (5 gennaio 2011) e di Claudio Soccio (13 aprile 2011).

Nel solco di queste indagini è stato possibile ricostruire i percorsi criminali attraverso i quali i vari gruppi acquisivano potere economico o guadagnavano (e contendevano) spazi di controllo territoriale. “Era in atto, in quegli anni, una nuova guerra di mafia, nella quale lo Stato – con gli arresti operati nei mesi a seguire, ha firmato la pace”, ha spiegato il capo della mobile Fabbrocini.

“Il sospetto è che si stessero rimpolpando le fila dei clan”, ha puntualizzato ancora Drago, con giovani leve impegnate nelle più disparte attività, come il traffico di droga (“almeno 78 gli episodi di spaccio accertati – ha specificato il colonnello Antonio Basilicata – per un’attività fiorente e redditizia, stimata sui 20mila euro al mese”), e poi ancora estorsioni, rapine, porto e detenzione di arma da fuoco. A preoccupare gli inquirenti, soprattutto la facilità di alcuni di indagati nel reperire ed utilizzare armi da fuoco, sempre più potenti e pericolose.

Esemplificativo di ciò è l’episodio che ha visto protagonisti, lo scorso mese di febbraio, Valentino Placentino e Francesco Lo Spoto, di 27 e 29 anni (entrambi destinatari delle misure odierne), affrontarsi a colpi di revolver in strada per regolare – come ricostruito dalla mobile - un banale litigio avvenuto precedentemente all’interno di un locale. Per il fatto, venne arrestato Lo Spoto, trovato in possesso di una delle due armi utilizzate nella sparatoria al Candelaro.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Tra gli arrestati, inoltre, spicca la figura di Antonio Salvatore (“caratterizzato da una ‘bulimia criminale’”, precisa Fabbrocini), ora a capo di un’associazione armata dedita al traffico di droga, nonché responsabile di gravi rapine. Assoldati, a vario titolo, nella gestione della ‘rete dello spaccio’, non solo soggetti a lui contigui (come Siani, Aprile e Pesante), ma anche un intero nucleo familiare che vede la partecipazione attiva dei fratelli Perdonò e dei loro genitori. Lo spaccio avveniva in piazza Padre Pio, esattamente sotto la statua del frate delle stimmate, grazie ad una vera e propria batteria di spacciatori al dettaglio sguinzagliata nel centro cittadino.

AL CANDELARO LA 'CENTRALE DELLO SPACCIO'

Lo stesso Salvatore risulterebbe indagato anche per la rapina messa a segno il 3 ottobre 2011, in piazza Pavoncelli a Foggia, quando un imprenditore, fratello del titolare di una catena di supermercati in città, fu rapinato allo sportello cassa continua della Banca Sella e rapinato della somma di 25mila euro. Ancora, gli inquirenti stanno facendo luce su un caso di estorsione registrato a Manfredonia, nei confronti di un tossicodipendente moroso, cui era stata presa in ostaggio una vettura – una Smart, nel caso specifico – e restituita solo dopo il pagamento del debito (circa 2mila euro). “Dobbiamo combattere la mafiosità come metodo – conclude Drago – combattere l’intimidazione come regola, l’omertà come costante e distruggere quella sfera grigia di connivenze create negli anni che non costituiscono ancora complicità nel reato, giuridicamente intesa, ma rappresentano un punto di debolezza, un’apertura mentale verso attività e atteggiamenti illeciti o tolleranza degli stessi”.

FOTO | Operazione 'Malavita 2': blitz a Foggia, 14 arrestati

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