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Nella foto Alfredo Fabbrocini

Nella foto Alfredo Fabbrocini

Una faida familiare per un figlio conteso. Tre arresti a Foggia

Violenza privata, lesioni gravissime e tentata sottrazione di minori sono alcuni dei reati contestati a tre componenti di una famiglia foggiana, tutti coalizzati contro la moglie del figlio minore

Una storia tanto grave quanto triste, nella quale non c’è gloria. Stiamo parlando di una diatriba familiare, quasi una faida”. Definisce così Alfredo Fabbrocini, dirigente della squadra mobile di Foggia, gli episodi contestati nel corso delle indagini concluse con l’arresto di tre uomini, componenti di un’unica famiglia foggiana (il padre C. D.A., di 49 anni, ed i figli D. e M., di 27 e 22 anni), accusati di violenza privata, lesioni gravissime, ingiurie, tentata sottrazione di minori, minacce e danneggiamento aggravato. Tutti reati perpetrati nei confronti di una giovane donna, moglie del più giovane dei figli e madre di un bambino di appena 4 mesi che si è trovato – suo malgrado – motivo di contesa e causa di inauditi episodi di violenza.

I fatti contestati fanno riferimento al periodo di tempo che va dal 2010 al 28 ottobre di quest’anno. Uno, in particolare, l’episodio più grave, risalente allo scorso 29 agosto, quando una telefonata al 113 riferiva di una accesa lite in condominio. I componenti della famiglia D.A. avevano forzato la porta d’ingresso dell’abitazione nella quale la giovane donna (ormai di fatto separata dal marito) viveva insieme al suo bambino. All’arrivo degli agenti, la vittima riferiva di essere stata aggredita fisicamente – con l’intenzione di portarle via il bambino -  mostrando alcune ciocche di capelli che le erano state strappate e le evidenti lesioni al volto.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno, la giovane donna accusa un malore, tanto da perdere conoscenza, e per questo viene accompagnata dalla madre al pronto soccorso del nosocomio foggiano. Ma durante il tragitto, le due donne si rendono conto di essere state “intercettate” dal capostipite C., che era a bordo di un mezzo dell’Amica, azienda per la quale presta servizio.

All’interno del pronto soccorso, la donna è stata braccata dai tre uomini: nel varcare la sala del triage è stata afferrata con forza dal marito che, trascinandola per i capelli, l’ha minacciata davanti agli astanti di “massacrarla di botte” se non gli avesse consegnato il bambino.

La madre della vittima, per correre in soccorso della figlia, ha lasciato il nipotino in custodia del personale interno del pronto soccorso. L’unico ad intervenire è stato un infermiere professionale di nazionalità tunisina che, nel tentativo di difendere la donna, ha incassato un pugno in pieno volto. A quel punto, le due donne sono state brutalmente picchiate dai tre. Il marito, in particolare, ha colpito ripetutamente la moglie in viso con un’asta metallica tripode sottratta sul momento ad un anziano paziente, tanto da causarle la fuoriuscita del bulbo oculare destro, e causandole anche fratture ai denti.

La giovane donna è stata sottoposta ad un immediato intervento chirurgico all’occhio e ricoverata nel reparto di Neurochirurgia. In riferimento ai fatti contestati sono indagate a piede libero anche la suocera della vittima, di 46 anni, e la figlia 20enne per i reati di ingiurie, tentata sottrazione di minore e lesioni gravi.

 

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