Vieste: Notarangelo e Raduano arrestati anche per estorsioni mafiose

La denuncia di un imprenditore "strozzato" dalle richieste del "pizzo": 800 euro al mese da pagare in un'unica soluzione semestrale di 4800 euro. Laudati: "La primavera dell'antimafia a Vieste"

Arresto a Vieste

Un altro importante successo conseguito dalla “Squadra Stato”, così come la definisce il Procuratore Antimafia, Antonio Laudati, che si pone in stretta continuità con gli arresti eccellenti e le importanti operazioni che da un anno a questa parte stanno stringendo il cerchio attorno ai principali attori e personalità di spicco della mafia garganica, fornendo ai cittadini le risposte attese da anni.

Con l’accusa di estorsione aggravata dalla modalità mafiosa, i carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Le notifiche in carcere sono state emesse nei confronti di Angelo Notarangelo, 34 anni, ritenuto il boss di Vieste e che dal 13 aprile scorso è rinchiuso a Trapani, a seguito del blitz “Medioevo”, e del suo luogotenente Marco Raduano, 28enne viestano, arrestato nella stessa operazione e nuovamente ammanettato, ieri sera, dopo un breve periodo di libertà.

La pericolosità dell’organizzazione capeggiata da Notarangelo - secondo gli inquirenti affiliato al clan mafioso Li Bergolis di Monte Sant’Angelo - era emersa già dall’operazione Medioevo, che lo scorso aprile portò in carcere sette persone con l’accusa di estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso. Vittime delle richieste estorsive operatori turistici, commercianti ed imprenditori della zona, costretti a subire centinaia di attentati dinamitardi e minacce di morte qualora non avessero pagato il “pizzo”.

Gli arresti odierni partono dall’ultima denuncia, avanzata dall’ennesimo imprenditore “strozzato” e messo economicamente in ginocchio dalle continue ed esose richieste di pagamento cui doveva far fronte. L’incubo dell’uomo  - un imprenditore che si occupa di fornire videopoker e slot machine agli esercizi commerciali – inizia 4 anni fa, quando Notarangelo e Raduano lo misero di fronte ad una scelta: pagare il “pizzo” o subire la loro diretta concorrenza sul mercato, attraverso una analoga attività in zona. La minaccia, inizialmente, non ebbe effetto. Di fronte a tanta resistenza, intesa come un vero e proprio affronto, il boss e il suo braccio destro non si arresero e cominciarono a contattare tutti i clienti in affari con l’imprenditore in questione costringendo loro ad interrompere le trattative con l’inadempiente.

Di fronte all’isolamento lavorativo ed al pericolo concreto del fallimento, l’uomo - nella primavera del 2008 - fu costretto a cedere alla richiesta estorsiva ed accettare il pagamento di una rata mensile di 800 euro, da pagarsi un una soluzione semestrale di 4800 euro. Così per circa due anni. Poi, nel settembre 2010, dopo una stagione estiva difficile, l’uomo chiese al boss di rinegoziare la rata estorsiva, a cui evidentemente non poteva far fronte, ma la risposta di Notarangelo alla richiesta fu eloquente: tre auto bruciate ed il furto del camion – fondamentale per portare avanti le consegne – che gli fu restituito solo dopo il pagamento della rata.

Proprio in quel periodo, però, a Vieste l’attività di sensibilizzazione dell’associazione anti-racket diventava sempre più incisiva, così come la presenza della “Squadra Stato” sul Gargano: un binomio socio-giudiziario più forte della paura, in grado di convincere l’imprenditore ad affrancarsi e denunciare i suoi aguzzini. “Un plauso particolare va al coraggio straordinario degli imprenditori e commercianti del posto – ha spiegato in conferenza stampa il Procuratore Antimafia Antonio Laudati – che hanno dato vita a Vieste, avamposto della mafia garganica, ad una delle più attive associazioni anti-racket presenti in Italia, rendendo tangibile la loro presenza proprio nel momento in cui era più forte l’offensiva sferrata dai criminali. Oggi il Gargano non è più terra di nessuno, preda di clan mafiosi che con la violenza e la paura hanno imposto un clima di omertà per tanti anni. Ed il coraggio dimostrato dai tanti imprenditori che denunciano gli episodi estorsivi ci dimostra che siamo di fronte ad una svolta importante, una “primavera” dell’anti-mafia”. “Si tratta di un importante successo – ha spiegato in conferenza stampa il procuratore di Lucera, Domenico Secciama il cammino da fare è ancora lungo. Non dobbiamo abbassare la guardia e continuare a monitorare le zone in cui i ‘figli dei padri’ potrebbero riorganizzarsi”.
 

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