Cronaca

'Tasse di sovranità' per lo spaccio e racket gestito (anche) ai domiciliari: arresti eccellenti, duro colpo per la 'Società Foggiana'

Colpite le ‘batterie’ Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe e Moretti Pellegrino-Lanza. Indagine scaturita dalle denunce delle vittime: in carcere anche il genero dì Federico Trisciuoglio e Nicola Valletta

Immagine di repertorio

Ulteriore colpo inferto alla Società Foggiana: colpite le ‘batterie’ Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe e Moretti Pellegrino-Lanza, in carcere il genero dì Federico Trisciuoglio e Nicola Valletta.

Nella giornata del 26 dicembre, gli agenti della squadra mobile di Foggia e del Servizio centrale operativo della polizia, in esecuzione di un’ordinanza impositiva della misura della custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Bari all’esito dì articolate indagini coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, con il contributo della Procura di Foggia, ha tratto in arresto Aldo Checchia, classe 91’, Domenico La Gatta, classe 73’, Federico Trisciuoglio, classe 53’, e Nicola Valletta, classe ‘86 (questi ultimi due già tratti in arresto lo scorso novembre, nell’ambito dell’operazione ‘Decima Azione bis’), in quanto ritenuti responsabili dei reati di tentata estorsione ed estorsione consumata ai danni di imprenditori e commercianti foggiani, commessi al fine di agevolare l’organizzazione maliosa nota come 'Società Foggiana'.

L’operazione si inserisce nel solco tracciato dall’ultima indagine convenzionalmente denominata 'Decimazione bis' che ha documentato, tra le altre cose, come la Società Foggiana abbia realizzato una generalizzata, pervasiva e sistematica pressione estorsiva nei confronti di imprenditori e commercianti di Foggia, gestita secondo un codice regolativo predefinito e condiviso, noto come il 'Sistema'. Ancora, abbia costituito una cassa comune, finalizzata al pagamento degli 'stipendi' per i consociati, nonché al mantenimento dei sodali detenuti e dei loro familiari, anche attraverso il sostenimento delle spese legali, cosi sviluppando collaudati processi di gestione centralizzata nell’acquisizione e nella ripartizione delle risorse economiche.

E' emersa inoltre la gestione del racket delle estorsioni, come la riscossione di una vera e propria tassa di sovranità, registrando su un libro mastro la lista delle attività commerciali ed imprenditoriali estorte, nonchè gli stipendi pagati agli associati; regolato le dinamiche interne attraverso il sistematico ricorso alla violenza brutale, quale strumento dì definizione degli assetti interni e delle gerarchie associative; sviluppato, negli ultimi anni, una significativa vocazione imprenditoriale, ed una parallela opera di infiltrazione nel settore amministrativo, orientando il sodalizio mafioso verso un più evoluto modello di mafia degli affari.

Quest’ultima indagine, condotta dagli investigatori del Servizio centrale operativo e della squadra mobile di Foggia, è stata avviata grazie alla fondamentale collaborazione di alcuni imprenditori, che hanno denunciato alla polizia le richieste estorsive e le intimidazioni subite. La stessa indagine aveva già portato all’arresto, lo scorso 3 dicembre, di Checchia Aldo e La Gatta Domenico, nei cui confronti la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari aveva emesso un decreto di fermo (all’esito dell'udienza di convalida, il Gip presso il Tribunale di Foggia aveva poi emesso un’ordinanza impositiva delia misura della custodia cautelare in carcere a carico del Checchia e di quella degli arresti domiciliari a carico di La Gatta).

Con ìl provvedimento cautelare eseguito lo scorso 26 dicembre, il gip di Bari ha contestato al Checchia la partecipazione al sodalizio mafioso 'Società Foggiana' e di essere fautore materiale, unitamente al capo Federico Trisciuoglio, di un tentativo di estorsione (denunciato da un noto imprenditore foggiano) e di altri episodi estorsivi, consumati o anche solo tentati, ai darmi di altri imprenditori foggiani, E stata dimostrata la operatività della “batterìa” capeggiata da Trisciuglio, il quale, malgrado fosse in regime di detenzione domiciliare, continuava a gestire le attività criminose della “batteria”, impartendo agli affiliati precisi ordini sugli obiettivi da taglieggiare. Sono stati provati numerosi incontri tra Trisciuoglio ed i suoi sodali, ma anche incontri con alcuni imprenditori costretti a recarsi a casa sua per consegnargli denaro.

È emerso che i membri della Società Foggiana controllavano anche attività illecite commesse da altri soggetti, da cui riscuotevano quote destinate al sostentamento del capo e di altri associati, È stata contestata, infatti, anche un’estorsione ai danni di un trafficante all’ingrosso di stupefacente, costretto a versare alla organizzazione mafiosa una vera e propria 'tassa di sovranità' - pari a 3.000 euro al mese - perché gli fosse permesso di svolgere la sua illecita attività. L’inchiesta ha anche certificato l’esistenza di un rapporto di alleanza e mutua assistenza tra la “batteria” dei Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe e quella dei Moretti Pellegrino-Lanza. Sono stati infatti documentati, tra Checchia e Valletta Nicola, elemento apìcale della “batteria” dei Moretti-Pellegrinolanza, numerosi incontri finalizzati alla spartizione degli utili, accertando altresì il coinvolgimento del Valletta in un ulteriore episodio estorsivo, commesso ai danni di un commerciante foggiano, costretto a versare all’organizzazione mafiosa una tangente periodica mensile tra i 500 e i 1000 euro al mese.

“Il successo dell’indagine è il frutto dell’impegno della Polizia di Stato e della magistratura antimafia – rimarca in una nota la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari - ma anche della collaborazione di alcuni imprenditori foggiani, che hanno finalmente deciso di non sottomettersi più alle prepotenze dell’organizzazione e di affidarsi allo Stato, dando così un chiaro segnale di discontinuità rispetto alia abituale condizione dì omertà delle vittime”.

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