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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca

Lo "scenario desolante" di come volevano pilotare gli appalti: "Dal direttore all'ultimo stronzo stiamo lavorando per lui"

Le motivazioni delle esigenze cautelari nelle carte del giudice per le indagini preliminari, Armando Dello Iacovo. Gli indagati non potranno comunicare con persone diverse con quelle che con loro coabitano

Ci sono anche le motivazioni delle esigenze cautelari nelle carte dell'inchiesta dell'operazione Icaro eseguita ieri mattina dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, con il supporto di militari del comando provinciale di Foggia, emessa dal gip del tribunale del capoluogo dauno su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti del direttore del policlinico Riuniti di Foggia, Vitangelo Dattoli, dell'amministratore unico di Alidaunia Roberto Pucillo e della figlia, nonché procuratrice della società, Roberta Valentina Pucillo, della dirigente della Asl di Foggia, Rita Acquaviva, del dirigente del Riuniti Costantino Quartucci e del medico in pensione e cognato di Pucillo, Antonio Apicella.

Le "incursioni" di Dattoli per favorire Alidaunia

Il giudice per le indagini preliminari, Armando Dello Iacovo, ha motivato così le esigenze cautelari. Gli indagati, peraltro, non potranno comunicare con persone diverse con quelle che con loro coabitano. "Gli elementi sono tanti e tali da far ritenere che vertici e rappresentanti ufficiali degli enti committenti pubblici abbiano, all'insaputa dei futuri e attuali concorrenti privati, dei Pucillo, creato con questi ultimi una corsia parallela riservata costellata di discovery indebite, di raccolta e recepimento di bozze di capitolati o di controdeduzioni agli argomenti degli ignari competitor, di suggerimenti per condizionare i commissari, e di tutto il resto di un repertorio che ha suggellato un'alleanza "contro natura", la quale, pur non sfociando in una decisione favorevole ai "predestinati", ha comunque minato le fondamenta e alterato l'intero corso delle due gare "attenzionate".

Come "soci in affari" per pilotare l'appalto

E ancora, "da questo desolante scenario è logico dedurre un concreto rischio di recidiva specifica a carico di tutti e sei gli indagati, vuoi per le modalità dei fatti, vuoi per l'abilità e la spregiudicatezza che ognuno di loro ha evidenziato nella gestione delle due gare, coi fatti ma anche con le parole (intercettate).

Spiccano - secondo il gip - frasi sfuggite a Pucillo e Quartucci "a riprova di una convinta preordinazione delle operazioni di manipolazioni delle gare". "se avesse minimamente fatto come dicevo non c'era storia, mò invece dobbiamo stare a incontrarci come i carbonari la notte", "non devi dire tutto ok, devi dire 'senti poi quando ci dobbiamo fare la pizza stasera?", "io non penso niente, bado ai risultati, chi se ne frega" (Pucillo) "Mica pensate che uno non vi vuole favorire, con tutto quello che stiamo facen?", "tutti, dal direttore e fino a quest'ultimo stronzo stanno lavorando per lui".

Il pm, inoltre, ha indicato quattro gare immanenti o imminenti, dove la committenza è in capo agli Ospedali Riuniti di Foggia, e dove risultano specifici coinvolgimenti/interessamenti di ognuno degli indiziati.

Secondo Dello Iacovo "la compagine dei privati (Antonio Apicella e i Pucillo), può essere messa in condizioni di non nuocere soltanto con misure detentive. "In altri termini, se è vero che nella scelta delle misure cautelari il giudice deve tener conto "della specifica idoneità" della misura "in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto", è fuor di dubbio che non avrebbe alcuna efficacia imporre limitazioni di orario, dimora et similia, ad uomini e donne dimostratisi esperti informatici e assidui interlocutori telefonici e/o commensali dei funzionari pubblici sollecitati a soddisfare i loro desiderata. Per gli indagati, dunque, si impone la misura di cui all'art. 284 comma 1 c.p.p."

Una valutazione che "vale anche per Roberto Pucillo", benché il Pm, a dispetto del dato anagrafico dell'indagato, classe '44, abbia chiesto per lui l'applicazione della custodia in carcere sulla base delle "esigenze cautelari di eccezionale rilevanza". "Non si vede, infatti, come Pucillo, confinato al pari della figlia e del cognato tra le mura domestiche, possa permettersi incontri e gli appuntamenti al di fuori di quelle mura che hanno costantemente accompagnato le sue manovre illecite" evidenzia il gip.

Per quanto riguarda invece la compagine rappresentativa della committenza pubblica - Dattoli, Quartucci e Acquaviva - "teoricamente, anche una misura meramente interdittiva, congelando tutti i poteri da loro spendibili nelle procedure di gara di evidenza pubblica, li renderebbe "innocui" e quindi non "appetibili" per i Pucillo o per qualunque altro concorrente munito della stessa spudorata spregiudicatezza. Si deve, però, tener conto che la legge impone al giudice della cautela un ulteriore parametro in sede di scelta della misura: quello della "proporzione all'entità del fatto". Ebbene, l'entità delle condotte accertate in questa sede a carico degli indagati è elevatissima, nella misura in cui essi, nelle rispettive qualità e nei diversi ambiti operativi, sono arrivati (pur di favorire il concorrente privato da loro sponsorizzato) a offrirgli in anteprima le note riservate della "concorrenza", a recepire i suoi rilievi tecnici per predisporre i capitolati o pronunciarsi sulle predette note, a rassicurarlo, a imbeccarlo per procacciarsi voti in commissione, in una escalation di "strupri" alla funzione pubblica da loro rivestita, che non lascia alternative alla massima compressione della libertà di circolazione invocata dal pm nelle stesse forme anzidette (quelle domiciliari).

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