“Un’assunzione al 118 o 15mila euro”: arrestati cognati. Fine di un incubo per due dipendenti del 118

Matteo Clemente e Francesco Riganti, cognati residenti a Manfredonia, dovranno rispondere del reato di estorsione nei confronti di due fratelli dipendenti del 118 di Mattinata

La polizia di Manfredonia

Una assunzione al 118 o il pagamento di 15mila euro. Dovranno rispondere del reato di estorsione in confronto, nei confronti di due fratelli dipendenti del 118. Si tratta di Matteo Clemente, 36enne nato a San Giovanni Rotondo e Francesco Riganti, 29enne nato sempre a San Giovanni Rotondo, cognati tra loro ed entrambi residenti a Manfredonia.

Tutto è partito da una denuncia: nella mattinata del 16 settembre, una delle vittime è stata notata dal Clemente uscire da una attività commerciale e avvicinatosi alla stessa le rivolgeva le seguenti parole di minaccia: “…Voi andate camminando ancora per Manfredonia? … voi non avete capito niente … se non ve ne andate io vi devo sparare uno a uno, infami e schifosi di merda”.

L’episodio è successivo ad una denuncia di circa un anno fa presentata al commissariato da parte delle vittime nei confronti di Clemente e Riganti, i quali in diversi episodi con i loro comportamenti hanno estorto denaro ai due fratelli colpevoli - a dire degli indagati - di non voler assumere il Riganti al 118 di Mattinata.

Il primo episodio risale ai primi giorni del mese di novembre 2015 quando i due indagati avrebbero avvicinato, notandolo in strada, uno dei due fratelli il quale venne aggredito fisicamente con una mano alla gola e apertamente minacciato (“Riferisci ai tuoi fratelli che se mio cognato non riesce ad andare a lavorare nel 118 come voi a Mattinata mi dovete dare 15.000 euro e fino a quando non li racimolate mi dovete portare 100.00 euro ciascuno al mese al mio negozio”).

La vittima, succube della minaccia dei due estorsori, riferì che sicuramente avrebbe provveduto al pagamento della somma richiesta e che avrebbe avvisato gli altri fratelli delle richieste avanzate. Le cose però si aggravarono qualche mese dopo quando le vittime decisero di non pagare più la dazione imposta, cosa che coincise “stranamente” con l’incendio dell’autovettura di proprietà di una delle vittime, una Volkswagen New Beetle lo scorso 8 marzo, sotto l’abitazione della vittima.

L’attività ha fatto emergere che uno degli estorsori, insieme ad un’altra persone, la sera prima dell’incendio era stato visto entrare a bordo di una autovettura, nella strada “chiusa” prospiciente l’abitazione di uno dei fratelli sotto estorsione. I due vennero chiaramente notati dalla vittima mentre si guardavano intorno come a verificare la presenza di telecamere nella zona, mentre individuavano l’autovettura che qualche ora dopo prese fuoco.

La non facile attività di indagine, resa difficoltosa non solo dal clima omertoso di cui il territorio garganico è vittima ma anche dai chiari e inequivocabili episodi di terrore psicologico esercitato sulle vittime, indotte con gli atti criminosi al pagamento di una somma di denaro di 15.000 euro in parte versata e richiesta in sostituzione della pretesa assunzione al 118, ha consentito di individuare ed identificare gli autori dei reati per i quali il Gip del Tribunale di Foggia, ha ravvisato gravi indizi di responsabilità, applicando nei confronti dei due indagati gli arresti domiciliari.

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