Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Cerignola

Commando di cerignolani rapinò portavalori e mise a ferro e fuoco la A14: nove arresti

Armati e con volto travisato rapinarono furgone portavalori della Aquila di Ortona fra i caselli di Vasto Nord e Vasto Sud. Le indagini condotte dai carabinieri della cittadina abruzzese

GLI AVVENIMENTI | Alle ore 08:10 circa, del 14.12.2012, sull’autostrada A/14 fra i caselli di Vasto Nord e Vasto Sud, un commando composto da una decina di individui ben organizzati ed armati di fucili a pompa e kalashnikov, perpetravano una spietata rapina ai danni di un furgone portavalori della società “Aquila” Srl di Ortona. Il gruppo d’assalto bloccava l’autostrada in entrambi i sensi di marcia spargendo sull’asfalto chiodi a tre punte ed esplodendo, contestualmente, numerose raffiche di mitra. 

Le cruenti fasi duravano circa 20 minuti; il tempo necessario per far arrestare a colpi di mitra la marcia del portavalori, disarmare e immobilizzare a terra le tre guardie giurate, tagliare la cappotta del mezzo e impossessarsi della considerevole somma di 600mila euro. Subito dopo, i rapinatori, scavalcando la recinzione autostradale, fuggivano a bordo di due autovetture sottratte, con le armi, ad alcuni passanti in transito.

Dopo alcuni minuti, nel trambusto creatosi nell’area interessata, il personale dell’Aliquota Operativa di della compagnia di Vasto recuperava e repertava un primo passamontagna utilizzato e perso dai malavitosi durante la fuga. Nel frattempo si allertavano le centrali operative dei comandi limitrofi e venivano svolti gli accertamenti urgenti sulla scena del crimine che permettevano di repertare ed acquisire bossoli, armi, chiodi ed altro, che si riveleranno utile alle successive investigazioni.

Alle 09:10 circa, l’Arma di Montefalcone nel Sannio intercettava nel proprio territorio un furgone che, alla vista dei militari, effettuava una manovra repentina imboccando una strada sterrata in aperta campagna. Ne scaturiva un breve inseguimento che terminava l’uscita fuori strada del veicolo, dal quale scendevano almeno sette soggetti che si dileguavano a piedi nella folta vegetazione del territorio circostante, compreso fra i comuni di Trivento e Montefalcone del Sannio.

All’interno dell’abitacolo venivano recuperati alcuni passamontagna, due fucili a pompa, un kalashnikov e due “bussolotti” contenenti parte del denaro provento della rapina per complessivi 220mila euro, mentre tra la vegetazione venivano recuperati altri passamontagna. La procura della Repubblica di Vasto assumeva la direzione delle indagini, e il pool di magistrati - dott. Giancarlo Ciani e dott.ssa Enrica Medori - delegavano esclusivamente i carabinieri del Nucleo Operativo di Vasto, sotto la direzione del maggiore Giancarlo Vitiello e del tenente Domenico Fiorini, il proseguo delle investigazioni.

LE INDAGINI | I primi accertamenti furono eseguiti sul mezzo (il furgone recuperato a Montefalcone del Sannio), che dagli accertamenti risultava provenire dal cerignolano. Infatti il mezzo era intestato ad un soggetto pregiudicato della città ofantina e ceduto in conto vendita ad altro pregiudicato non risultava provento di “furto”.

Le informazioni acquisite dal personale della Compagnia conducevano gli investigatori nel centro storico di San Salvo dove il gruppo armato si era ricompattato dopo la rapina per sostituire le autovetture rubate. Li venivano acquisiti filmati estrapolati dalle immagini della videosorveglianza di immobili privati riuscendo così a ricostruire le fasi della fuga dei rapinatori, individuando il percorso fatto dagli stessi, il locale utilizzato come base ed il furgone “pulito” intercettato e fermato a Montefalcone del Sannio a bordo del quale erano saliti i malviventi per darsi alla fuga.

In tale contesto, operando una perquisizione mirata compiuta d’iniziativa, si procedeva al primo arresto di un componente della “banda”: Di Gregorio Simone di San Salvo. Alle 20, senza mai interrompere le ricerche dei fuggitivi, il personale dell’Arma di Bojano riusciva ad individuare nelle campagne di Trivento un secondo componente del gruppo criminale, uno degli esecutori materiali: Costantino Vincenzo.

Il Nucleo Operativo di Vasto redigeva un’informativa preliminare nella quale si evidenziavano già precisi “indizi” nei confronti di numerosi soggetti per la maggior parte provenienti da Cerignola legati, a vario titolo, al furgone abbandonato. Nel frattempo, presso la Procura della Repubblica di Vasto gli arrestati venivano iscritti al procedimento penale numero 1450/12 R.G.N.R. mod. 21 per i seguenti reati: tentato omicidio, rapina aggravata, incendio doloso, ricettazione, detenzione di armi da guerra ed altro.

Dopo circa un mese d’investigazioni, il comando di Vasto trasmetteva una seconda informativa di reato che metteva in evidenza il ruolo di altri individui tutti provenienti da Cerignola (supportati da dati ricavati dalle intercettazioni telefoniche, tabulati telefonici, controllo del territorio, assunzioni di sommarie informazioni rese da persone informate sui fatti e attività di O.C.P.). I neo indagati venivano sottoposti a perquisizione personale e locale nonché veniva richiesto ed ottenuto dall’A.G. competente di procedere, a loro carico, a prelievo salivare per accertamenti biologici.

Le indagini continuavano incessantemente senza tralasciare nulla tanto che venivano analizzate migliaia di dati scaturiti dal traffico di “celle” telefoniche, su schede italiane e greche (in quanto i rapinatori avevano in uso anche utenze mobili greche), che il giorno della rapina avevano attivato i ponti ripetitori ubicati nel territorio interessato dalla vicenda.. Quest’ultima attività di polizia giudiziaria permetteva di deferire alla Procura della Repubblica di Vasto un’altro individuo, Morra Matteo, proprietario di un’autodemolizione a Cerignola, ritenuto componente del commando.

Successivamente venivano svolti accertamenti presso l’ospedale civile della città foggiana al fine di verificare se la sera della rapina, il 14 dicembre 2012 o il giorno successivo, vi fossero stati soggetti che avevano ricevuto cure al pronto soccorso. L’ipotesi che i malviventi, fuggendo nella fitta vegetazione, si fossero procurati delle gravi lesioni risultò proficua infatti, risultò che due pregiudicati locali e precisamente Patruno Antonio (il quale al momento era sottoposto alla misura della semi libertà con obbligo fare rientro ogni sera in Carcere alle ore 23:00) e Cirulli Emilio erano stati visitati presso il pronto soccorso il 15 dicembre,.

Nel frattempo arrivavano i risultati delle comparazioni, effettuate dal R.I.S. di Roma, dei profili estrapolati dai reperti con quelli dei soggetti indagati; attività tecnica che permetteva di stabilire l’esatta corrispondenza con altri soggetti. Veniva redatta una terza informativa nella quale, in sostanza, indicate le risultanze ottenute, dai sequestri degli indumenti, dalle intercettazioni fatte sui telefonini cellulari, in uso a Cerignola, dall’escussione delle persone informate sui fatti e dalle risultanze del R.I.S. di Roma.

Informativa che permetteva all’A.G. competente di emettere decreto di fermo di Indiziato di delitto a carico di Surace Cono, Patruno Antonio e Morra Matteo (il primo di origine siciliana e i restanti di Cerignola ritenuti sicuramente appartenenti al gruppo di fuoco) successivamente convertite in misure cautelari da parte del G.I.P. di Vasto.

Con l’ultima informativa del dicembre 2013, nella quale si sottolineavano ulteriori elementi investigativi acquisiti a carico di altri due indagati nonché i risultati di altri accertamenti di “compatibilità” del loro DNA con i reperti analizzati dal R.I.S., si richiedeva e otteneva dalla Procura della Repubblica di Vasto l’emissione di altre due misure cautelari in carcere a carico di Cirulli Emilio e Losurdo Francesco, ritenuti anche quest’ultimi parte del gruppo di fuoco.

Dopo gli ultimi arresti, le indagini continuavano con la collaborazione dei carabinieri della compagnia di Cerignola, che portava all’identificazione e al successivo arresto degli ultimi due componenti del commando, Sciusco Vincenzo e Caputo Leonardo, che venivano ritenuti responsabili materiali, in concorso, della rapina, mediante la comparazione dei profili biologici prelevati sui passamontagna rinvenuti nel Fiat Scudo utilizzato per la fuga e dal traffico telefonico degli apparecchi cellulari da loro utilizzati.

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