Cronaca Cerignola

Riducono lavoratori in schiavitù: arrestati. Sotto caporale 12enne e donne incinte

Il blitz in via don Minzoni a Cerignola, dove i carabinieri hanno fermato un pullman con a bordo 14 persone. Lavoravano in nero per 2 euro all'ora e, sotto la minaccia del caporale, vivevano tutti in un appartamento

Due braccianti agricoli romeni domiciliati a Cerignola, sono stati arrestati dai carabinieri del posto per i reati di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro in concorso, riduzione in schiavitù e sequestro di persona. L'episodio fa il paio con quello dei lavoratori che in agro di Apricena, in piena notte, sono riusciti a fuggire dal casolare in cui erano stati rinchiusi e a far arrestare i loro sfruttatori.

I FATTI. Dopo un servizio mirato di osservazione, di controllo e pedinamento durato alcuni giorni, i militari dell’Arma della città ofantina hanno, in via don Minzoni, pieno centro cittadino, i militari dell’Arma hanno bloccato un furgone con targhe bulgare e con a bordo 14 persone, autista compreso, tutte di nazionalità romena, in condizioni igienico-sanitarie davvero precarie e molti dei quali viaggiavano in piedi o distesi a terra.

Sul mezzo c’era un 12enne e due donne gravide, diretti presso dei terreni agricoli adibiti alla raccolta di pomodori. Qui, avrebbero lavorato 10 ore in nero per 20 euro sotto la stretta sorveglianza di Cristinel Stoican, autista e sfruttatore.

L’indagine ha permesso di dimostrare altresì che al termine della giornata lavorativa, così come accadeva da circa 10 giorni, tutti i lavoratori venivano riaccompagnati presso l’abitazione di Irinel Stoican, fratello di Cristinel, dove in pochissimi metri quadrati e in condizioni igieniche altrettanto precarie, dimoravano tutti i lavoratori pagando 30 euro al mese per le spese d’affitto.

Lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù era tale che ai lavoratori era vietato, sotto continue minacce e perdurante stato di assoggettamento completo agli aguzzini, di trovare un altro lavoro, un’altra abitazione e, persino, un altro caporale. Lo stato di bisogno, le continue minacce e la strettissima sorveglianza, non permetteva quindi agli sfruttati di vivere nemmeno una normale vita da bracciante agricolo.

Il veicolo è stato sottoposto a sequestro e sono ancora in corso le indagini per risalire ad ulteriori responsabili. Gli arrestati, di 31 e 36 anni, ora si trovano nel carcere di Foggia. Sul caso si è espresso anche il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Antonio Basilicata: “In questi giorni siamo  costantemente impegnati anche nel settore del lavoro nero per la tutele dei diritti umani e per far in modo che questo fenomeno particolarmente sentito in Capitanata possa essere fermato o meglio ancora debellato”.

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