Furti d'auto e raid notturni: in quattro partivano da Cerignola per fare razzia di veicoli in Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna

Agli arresti domiciliari quattro uomini residenti tra Cerignola e San Ferdinando di Puglia. Agivano nelle città vicine alle uscite autostradali A14. Tra le auto più richieste Volkswagen Golf, Up, Tiguan, Audi A3, Seat Leon e Ibiza

Le attività dei carabinieri

Si erano specializzati nei furti di auto. Ma le attività di quattro soggetti - residenti tra Cerignola e San Ferdinando di Puglia - sono state scoperte e ricostruite dai carabinieri del Comando Provinciale di Macerata, con la collaborazione dei colleghi della Compagnia di Cerignola.

Questa mattina, sono state eseguite quattro ordinanze di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari – con applicazione del braccialetto elettronico – nei confronti di altrettanti pregiudicati (di cui 3 del posto e 1 di origini rumene), residenti tra i comuni di Cerignola e San Ferdinando di Puglia, alcuni dei quali noti alle forze di polizia, per diversi reati ma particolarmente specializzati in furti di auto. I provvedimenti sono stati chiesti  dalla locale  Procura della  Repubblica  ed accolti dal competente giudice del Tribunale.

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L’indagine ha preso le mosse dal mese di maggio di quest’anno, quando nella città di Macerata sono stati denunciati i primi furti di autovetture. Infatti, nell’immediatezza, è stata avviata una consistente attività investigativa, basata in un primo momento su un’ampia attività di analisi del traffico telefonico, per poi procedere con uno studio del “modus operandi” adottato dagli indagati nella commissione dei colpi e all’accurato esame dei numerosi filmati acquisiti dalle videoriprese di sorveglianza sia della città di Macerata che di altri comuni della provincia, nonchè dei relativi passaggi dai caselli autostradali.

Sono così iniziati una serie di articolati accertamenti mirati a risalire alla provenienza dei indagati, alla destinazione finale dei tantissimi veicoli rubati e soprattutto agli spostamenti e movimenti “inequivocabili” del gruppo d’azione che, una volta acclarati, hanno permesso di confermare l’iniziale ipotesi investigativa, e cioè che si trattasse di un altro caso di pendolarismo criminale, nello specifico, di pregiudicati  provenienti dal foggiano. L’attività investigativa, prolungatasi per oltre 5 mesi, veniva altresì supportata da numerosi servizi perlustrativi di prevenzione – posti in essere in tutto il territorio della provincia da tutte le articolazioni del Comando Provinciale, agli ordini del Colonnello Michele Roberti – al fine di arginare il fenomeno predatorio che destava particolare allarme sociale.

Sono stati, quindi, analizzati e sviluppati più di 2 milioni di contatti telefonici dal militare specializzato di questo Nucleo Investigativo, che dopo aver acquisito il traffico telefonico transitato su tutte le celle di copertura dei luoghi dove sono stati consumati i furti, riusciva a localizzare tutte le utenze in uso al gruppo malavitoso mediante una attenta, complessa e scrupolosa analisi di studio e comparazione dei dati tecnici, riuscendo a ricostruire tutti gli spostamenti e i movimenti del gruppo, acclarandone il loro rodato modus operandi, adottato per rubare le autovetture. Innanzitutto gli indagati partivano orientativamente nella tarda serata da Cerignola per raggiungere nel pieno della notte città prossime alle uscite autostradali dell’A14 delle regioni Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna; quindi spegnevano i telefoni che poi accendevano e utilizzavano quasi esclusivamente dopo i raid notturni. Giunti in loco individuavano l’obiettivo (un’auto e a volte anche più macchine nella stessa notte), per lo più Volkswagen Golf, Up, Tiguan, Audi A3, Seat Leon e Ibiza.

A seguire, la banda metteva in atto la tecnica della “centralina modificata”, consistente nella sostituzione della centralina elettronica originale con un’altra contraffatta, che permette di accendere il veicolo con la chiave corrispondente alla centralina modificata ad hoc in loro possesso, dopo aver forzato anche il blocchetto di accensione; dopo la commissione dei furti, i malfattori riaccendevano i loro cellulari e ritornavano alla volta di Cerignola. È stato pertanto possibile appurare che leitmotiv della banda pugliese era quello di muoversi sempre con la stessa macchina “pulita” (costantemente ripresa dalle telecamere della videosorveglianza comunale – di fondamentale importanza), con cui giungevano sui luoghi dei furti e che, una volta rubati i veicoli, utilizzavano come “staffetta”, che precedeva sempre di alcune centinaia di metri l’auto rubata, costantemente in contatto con il complice (da solo) che era alla guida dell’auto rubata, per assicurare che la strada fosse libera da posti di controllo delle Forze dell’Ordine.

In particolare, il ruolo di staffetta è stato possibile disvelarlo proprio attraverso la meticolosa e inconfutabile analisi del traffico telefonico, comparata con quella di numerosissimi filmati e fotogrammi che hanno mostrato in modo chiaro, puntuale e univoco come il citato mezzo pulito precedeva le auto rubate. Poi, una volta rientrati a Cerignola, le autovetture rubate finivano nelle mani di ricettatori, che le smontavano fino a renderle semplici carcasse, prive di ogni componente, così come è stato poi confermato dal massiccio rinvenimento di scocche di autovetture del 30 luglio scorso, sul letto del torrente Carapelle del Comune di Cerignola, ove un quantitativo ingente di mezzi è stato letteralmente cannibalizzato e poi abbandonato.

L’indagine corroborata da attività investigative ad alto contenuto tecnico, ha permesso di dimostrare che i soggetti destinatari delle odierne ordinanze di custodia cautelare, si trovavano nei luoghi dei furti esattamente nel momento in cui venivano perpetrati. Una particolarità riscontrata dai militari nel corso dei vari servizi effettuati nell’ambito dell’indagine, è che nella città di Cerignola, a pochissimi metri di distanza tra loro insistono moltissime attività commerciali connesse al mercato automobilistico quali: concessionarie, autofficine, elettrauto, carrozzerie, autoricambi, gommisti, autolavaggi ed autodemolitori.

L’intera indagine, protrattasi da maggio a settembre 2019, ha consentito di individuare gli autori di 36 furti di auto (il primo furto accertato risale infatti al 27 febbraio a Civitanova Marche), con un guadagno illecito di circa 500.000 euro (considerando anche il successivo riciclaggio dei veicoli), oltre agli inquantificabili danni morali subiti dalle vittime dei furti, molti dei quali hanno dovuto sostenere grandi sacrifici per l’acquisto delle proprie auto, che  nessuno purtroppo potrà restituirgli.

Le articolate investigazioni sono state condotte da militari del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Macerata in sinergia con quelli della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Macerata coadiuvati, per l’esecuzione delle misure restrittive della libertà personale, da personale del Comando Provinciale di Foggia. Durante le diverse perquisizioni domiciliari effettuate, gli operanti rinvenivano e sottoponevano a sequestro n.6 radio portatili ricetrasmittenti e n.9 telefoni cellulari e 1 navigatore tom-tom (dalla cui cronologia sono emersi numerosi passaggi presso le località dei furti).

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