False fatture per spazi pubblicitari: quattro arresti tra Foggia e Cerignola

Scoperta la frode fiscale. Tra gli arrestati c'è il colosso pugliese nella vendita di elettrodomestici e articoli informatici

La conferenza stampa

Un raffinato sistema di “scatole vuote”, un giro di fatture false per un importo imponibile di circa 35 milioni di euro. Fatture emesse da broker e intermediari per spazi pubblicitari su emittenti televisive e radiofoniche, anche nazionali, mai procacciate.

Per smascherare tale raggiro - una frode fiscale di rilevante importo - i militari della Guardia di Finanza di Foggia hanno dovuto scartabellare e analizzare oltre 4500 documenti, tra contratti e fatture. Molte delle quali sono risultate false. Una mole di documenti prodotta nel triennio 2007-2010 passata sotto la lente d’ingrandimento degli uomini delle fiamme gialle e gli inquirenti della Procura della Repubblica di Foggia, che hanno coordinato le indagini.

Per il fatto, sono state eseguite quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro imprenditori, oltre al sequestro preventivo per equivalente di beni mobili ed immobili personali e quote societarie. Dovranno rispondere, a vario titolo, di emissioni ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e presentazione di dichiarazioni fraudolente ai fini fiscali,  Ernesto Lo Muzio, foggiano di 60 anni, ex editore di una nota radio foggiana, Alberto Di Lauro, cerignolano di 49 anni e Matteo La Torre, foggiano di 65 anni, titolare della S.i.e.m. (Società Ingrosso Elettrodomestici Meridionale), importante socio del gruppo Euronics, il colosso della commercializzazione di elettrodomestici e prodotti informatici e tecnologici, proprietario di numerosi megastore in Puglia e, più in generale, nel centro sud Italia.

LA REPLICA DEI LEGALI DI MATTEO LA TORRE

Una quarta persona, di Cerignola, sta raggiungendo in queste ore la città di Foggia per rispondere alla accuse che lo riguardano. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Foggia, Antonio Buccaro su richiesta dei pubblici ministeri Enrico Infante e Giuseppina Gravina, titolari delle indagini.

Secondo quanto scoperto dagli inquirenti e accertato dalle indagini del nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle è emerso che tre dei quattro arrestati, attraverso sette diverse società, dal 2007 al 2011, avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti relative a fittizie prestazioni pubblicitarie, utilizzate da 13 aziende riconducibili al colosso pugliese.

Quindi, mentre La Torre investiva in pubblicità su emittenti locali e nazionali i gruppi Di Lauro e Lo Muzio ne risultavano intermediari e/o procacciatori. Tale sistema ha consentito un’evasione di circa 7,7 milioni di euro, tra imposte sui redditi (4,6 milioni) e Iva (3 milioni). I reati contestati sono quelli di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e presentazione di dichiarazioni fraudolente ai fini fiscali.

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