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Quella di Apricena "era una macchina criminale": così "gli amici imprenditori" facevano affari grazie al sistema 'Potenza-Augelli'

Agli arresti domiciliari il sindaco Antonio Potenza, l'attuale assessore alla sostenibilità ma all'epoca dei fatti consigliere comunale, Ivan Augelli, l'imprenditore edile Matteo Bianchi

 

Per Enrico Infante "era una macchina criminale attiva da tempo che strumentalizzava gli uffici pubblici" e "se non ci fosse stata la collaborazione di chi ha denunciato e la solerzia della Guardia di Finanza, avrebbe continuato per lungo tempo ancora". Così il sostituto procuratore del Tribunale di Foggia, descrive il 'Sistema Appalti' di Apricena che questa mattina, nell'ambito della operazione 'Madrepietra', ha portato all'arresto del sindaco della Lega Antonio Potenza, dell'assessore Ivan Augelli (all'epoca dei fatti consigliere comunale) e dell'imprenditore edile Matteo Bianchi.

Venti i reati "di entità davvero seria" che la Procura ha accertato in un arco temporale limitato, di sei o sette mesi. "La struttura politico-amministrativa del Comune di Apricena era dedita a trovare le occasioni d'oro per intercettare denaro legalmente e illegalmente. Ogni occasione era buona per conseguire un utile a qualsiasi prezzo, lecito ed illecito" ha spiegato questa mattina Infante, precisando che il consigliere comunale di maggioranza e leader politico, Ivan Augelli  "avvisava mesi prima il suo amico imprenditore". 

E ancora, ha aggiunto il sostituto procuratore, "bisognava scegliere qualcuno per il concorso a tempo indeterminato? Potenza andava da colei che risultava la seconda, perché il primo aveva rinunciato, e le diceva: guarda se vuoi continuare a lavorare con noi, devi rinunciare perché il posto deve andare ad un altro"

Non ci sarebbero state nemmeno forti forme di opposizione da parte dei funzionari, veniva eseguito quello che veniva chiesto: "Chiaro segno che era una cosa rodata, consolidata, che da tempo agiva così, non abbiamo registrato alcuno scrupolo da parte di nessuno". Nel mirino della GdF anche i lavori per la caserma dei carabinieri: "Si attestavano dei falsi, che davano atto che i lavori erano già iniziati o che c'era la prima tranche".

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