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Uno degli arrestati

Uno degli arrestati

Arresti Apricena: sventati omicidi, "Taurisano avrebbe dovuto uccidere"

Al candidato sindaco in lizza nella lista civica "Buongiorno Apricena" avrebbero commissionato omicidi per espandere il predominio delle attività illecite nel territorio dell'alto Tavoliere insieme ad altre 7 persone

Non si tratta solo del duplice omicidio in danno di due pregiudicati sanseveresi, tempestivamente sventato dai carabinieri. Secondo gli inquirenti, infatti, era in atto la realizzazione di un vero e proprio “convegno omicidiario” con tanto di simbolici passaggi di armi e consegne, per espandere il predominio delle attività illecite nel territorio dell’alto Tavoliere.

Apricena e San Severo le città finite nel mirino della Procura di Lucera e dei militari della compagnia di San Severo che, questa mattina, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale del centro federiciano nei confronti di otto persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla pianificazione di omicidi, estorsioni e violenza privata in danno di alcuni imprenditori (anch’essi pregiudicati) che operano nell’ambito del servizio di guardiania agli impianti fotovoltaici.

Accuse gravissime che vedono coinvolto anche Michele Taurisano, 36enne incensurato, candidato sindaco della lista civica “Buongiorno Apricena” alle prossime consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio. In manette, insieme a Taurisano, sono finiti anche C.A. di 54 anni, F.L. e F.N. di Apricena, rispettivamente di 31 e 35 anni , M.L. di 32 anni e S.N. 51enne di San Severo (quest’ultimo in regime di semilibertà), mentre altre due persone sono al momento ricercate.

Secondo gli inquirenti, Taurisano - che è autista del 118 e possiede una palestra ad Apricena (è esperto di arti marziali) - era stato individuato dall’organizzazione criminale facente capo ad un noto pregiudicato di San Severo come esecutore materiale dell’omicidio (rimasto solo nei piani) di due sanseveresi già attivi nel “settore guardiania”.

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Obiettivo del gruppo era quello di accaparrarsi il controllo di quel lucroso e remunerativo giro d’affari, stimato intorno ai 300mila euro al mese. E’ proprio allo stesso aspirante sindaco che l’organizzazione fa recapitare un revolver completo di munizioni per commettere il fatto di sangue così pianificato.

Un’arma significativa che, secondo gli inquirenti, sarebbe appartenuta ad Agostino Campanaro, ucciso il 21 maggio del 2004, e che in questo modo sarebbe stato “vendicato” nonostante, per il fatto, vennero già arrestati - come esecutori materiali - i sanseveresi Ciro e Giuliano Iannuzzi, padre e figlio.

Quello odierno è il risultato di una “indagine lampo” nata da una costola delle ricerche messe in campo per l’omicidio dell’apricenese Andrea Niro, avvenuto nel settembre del 2011 a Poggio Imperiale (circostanza, questa, che non è in nessun modo legata agli arresti odierni).

“Le intercettazioni – spiega in conferenza stampa il procuratore di Lucera, Domenico Seccia – rivelano un traffico abnorme, conversazioni di una drammaticità unica, un delirio di onnipotenza che sembra catapultare l’intera vicenda in un mondo passato”.

INTERCETTAZIONI - Alcune dichiarazioni estrapolate dalle registrazioni palesano gli obiettivi dichiarati del gruppo: dalle certezze di Taurisano (“Di me non deve capire niente nessuno. Sto pure candidato, tengo come una maschera”) ai progetti di altri due pregiudicati del posto, non destinatari di misura che, conversando tra loro, tradiscono i disegni dell’organizzazione (“Quello la mafia deve mettere sopra al Comune”. 

E ancora: “La se ci mettiamo sotto a quello, veramente sul comune dobbiamo solo mangiare”. Incalzando anche il discorso: “Qualche truffa la dobbiamo fare, qualche finanziamento falso, che ne so, lo dobbiamo fare”). Di certo, quella che gli investigatori hanno smantellato oggi è una organizzazione ben strutturata e radicata nel territorio, con una ingente disponibilità di armi, accertata attraverso attività info-investigativa messa in campo (nelle intercettazioni si fa più volte riferimento a consegne e passaggi di armi) anche se fattivamente è stato sequestrato solo un silenziatore, trovato in uno dei garage in disponibilità di Taurisano e maldestramente presentato come una marmitta di automobile. Le indagini, infatti, hanno accertato come lo stesso candidato sindaco, benché incensurato, vantasse un’ampia disponibilità di armi che vendeva a pregiudicati locali con i quali era in stretti contatti.

 

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