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Arresti a Pescara: 46enne di San Nicandro coinvolto in traffico di droga

Blitz della Mobile di Pescara. Finiscono in manette otto persone. Trafficavano cocaina ed eroina attraverso un linguaggio in codice. Indagini svolte anche con l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche

Alle prime luci dell’alba gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Pescara, in collaborazione con i colleghi di Foggia e sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, hanno eseguito cinque arresti per traffico di sostanze stupefacenti.

Tra le persone finite in carcere c’è anche un 46enne di San Nicandro Garganico. L’indagine, condotta dalla locale Procura della Repubblica nella persona del sostituto procuratore, il dr. Gennaro Varone, è stata avviata agli inizi del 2011 e ha riguardato complessivamente 11 persone. Grazie al supporto delle intercettazioni telefoniche è stato possibile sequestrare 1 kg di roba, tra eroina e cocaina.

Le indagini hanno evidenziato il ruolo di spicco del M.R. accusato di aver ceduto, unitamente a sua moglie G.D. classe ’83, diversi quantitativi di eroina e cocaina ad un loro conoscente, sulla cui posizione sono tuttora in corso degli approfondimenti. L’uomo è risultato in contatto con D.S.C., soggetto in grado di mettere a disposizione degli indagati sim card intestate a terzi ignari, poi utilizzate per le conversazioni “riservate”.

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Le indagini sono state particolarmente complesse. Il capo, in una comunicazione intercettata dalla p.g. operante, dopo aver chiesto a D.S. di fornirgli quattro schede telefoniche, dileggiava gli investigatori dicendo all’amico “così metto quattro schede, perché siccome gli piace ascoltare li facciamo ascoltare meglio con quattro schede! Gli piace cacciare i soldi allo Stato con quattro schede mi sentono di più”.

Nonostante le accortezze adottate, il capo non riusciva ad evitare che gli investigatori ascoltassero la telefonata con il 46enne di San Nicandro, soggetto gravato da precedenti anche specifici, con il quale, parlando apparentemente di “cocomeri” (effettivamente M.R. ha un negozio di frutta e verdura in questo centro), si accordava per l’acquisto di un chilogrammo di eroina. La consegna, che sarebbe dovuta avvenire per mano di due “insospettabili” non andò a buon fine grazie alla già richiamata operazione di polizia del 26 giugno scorso e all’arresto della coppia.

Avendo perso il “carico”, l’abruzzese, evidentemente preoccupato che gli investigatori potessero risalire a lui, sospettando che le sue conversazioni con il sannicandrese fossero state intercettate, metteva in scena una pantomima che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto convincere gli investigatori che tra lui e il 46enne si parlava proprio in cocomeri.

L’uomo incaricava sua moglie di recarsi in Puglia e di acquistare lì alcuni cocomeri, in modo tale da accreditare, in caso di controllo della vettura da parte delle forze dell’ordine, la versione di un semplice commercio di frutta.

Peccato che, come da verifica effettivamente eseguita dai poliziotti, i cocomeri trasportati dalla donna fossero solo cinque (e non i “quintali” di cui si parlava nelle conversazioni intercettate in tempi non sospetti), numero veramente esiguo e certamente non idoneo a spiegare il perché della necessità di un acquisto a centinaia di chilometri di distanza, palesando viceversa lo sconclusionato tentativo di sottrarsi ad indagini fattesi a quel punto davvero stringenti.

 

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